2012.04.25 - 25 aprile 2012
È il 25 aprile. Dovrebbe essere la festa di tutti, ma non lo è. La Liberazione è degli antifascisti, non degli altri.
Chi fa dei distinguo, chi dice “Sì, però…”, chi tenta di coniugare l’inconiugabile non ha il diritto di festeggiare. L’antifascismo non prevede né se, né ma, l’antifascismo non si discute. Punto.
Non mi interessano le conciliazioni, le memorie condivise e queste invenzioni dei vari scribacchini prezzolati e ignoranti. Terrei a ribadire che c’erano e permangono delle ragioni e dei torti. C’è chi ha combattuto per il bene e chi per il male, chi per la dignità e chi per la servitù, chi per la libertà e chi per il giogo. Le idee non sono tutte uguali, è bene ricordarlo.
Nemmeno tutti i morti sono uguali, per cui non meritano il medesimo rispetto. Le idee non sono astrazioni, ma trovano una conseguenza immediata nelle azioni. Chi impugnava la pistola per sparare contro i partigiani puntava l’arma contro la libertà, la dignità, il bene e la fratellanza. Se qualcuno ne ha anticipato le intenzioni e lo ha freddato non ha fatto che bene e va ringraziato.
Non darei troppo spazio ai gruppuscoli di neofascisti che provocano con slogan e manifesti. Essi devono far dimenticare l’inconsistenza delle loro idee, si sa. Trovo non meno ributtanti i corsivisti dei grandi quotidiani, uomini che si divertono a fare equiparazioni improbabili, a parlare di morte della patria, di ferocia rossa e di crudeltà gratuite. In fondo il pericolo vero viene dai terzisti e dal loro gracchiare.
Una cosa a proposito dei manifesti raffiguranti i repubblichini contornati da una frase di una canzone di Francesco Guccini, mi sento però di aggiungerla. Noi, uomini e donne di sinistra, abbiamo delle parti intime troppo nobili per pulirci il culo con i vostri manifesti. Usateli voi, dunque.
Buona Liberazione!