2012.04.05 - Brancolano nel buio
Quelli che votano Lega Nord si sono sempre sbagliati. Ovviamente si sono sbagliati sulla Lega, ma soprattutto si sono sbagliati su loro stessi. Probabilmente hanno pensato che loro erano la parte migliore dell’Italia, la percentuale sana, tanto onesta e proba da non essere Italia, ma altro.
L’autorappresentazione,
si sa, quasi sempre è illusoria. Gli elettori della Lega non sono solo la parte
peggiore del paese, quella priva di solidarietà e senso dell’onestà. Quando il
potere della Balena bianca stava crollando, essi hanno pensato bene di fare una
non-rivoluzione votando un partito a tutti gli effetti neo-democristiano, la
Lega, appunto. Un partito intercetuale, capace di chiudere gli occhi quando
qualcuno non rispettava la legge, abile nel dare al potente quel che voleva e
al meno potente la stessa cosa, facendogliela però passare per utile. Un
partito che non aveva alcun progetto politico che non fosse l’alimentazione
della paura dell’altro e l’amministrazione dell’esistente al fine della
perpetuazione del comando. La differenza sostanziale tra Dc e Lega sta forse
nel fatto che quest’ultima ha dato lo sfogo all’indicibile – il razzismo tra
italiani – mentre la prima lo ha solo silenziato (di certo non lo ha sradicato,
lo confermano i fatti). Una Dc spostata più a destra, insomma, perché il mondo
si spostava in quella direzione. Un tuffo nell’ovattato clima del localismo, la
definitiva rinuncia a ogni progettualità politica (sostanziale o anche solo
formale), la morte per tutti i Filistei assieme a Sansone.
In Italia non è mai nata la seconda Repubblica. Dopo Tangentopoli, non solo la
prima non è scomparsa, ma si è radicata e imbarbarita diventando ancor più ridicola
e ferina. A Craxi è succeduto Berlusconi, a Forlani è succeduto Bossi, ad
Andreotti il patto diretto Stato-mafia firmato con il sangue di Paolo
Borsellino. Per completare il quadro aggiungendo gli insignificanti, ai
socialdemocratici è succeduto Gianfranco Fini. Ciò spiega la corruzione,
l’immobilismo e tutti i mali di questo paese.
La Lega voleva innalzare un muro al di sotto di Bologna, con lo stesso spirito
fraterno con cui gli israeliani si rapportano ai loro vicini. Tuttavia, fermo
restando che lo scrivente si vanta di non aver mai sentito il bisogno di
mettere blocchi di cemento armato tra sé ed altri, se proprio di muro si deve
parlare, ad essere legittimati a chiederlo – ma solo per amor di provocazione –
sono coloro i quali vengono chiamati terroni dai leghisti. C’è infatti di che
schifarsi a rapportarsi con questa gente.
Prendete Francesco Belsito e – se ce la fate – evitate di fare commenti sulla
straordinaria somiglianza tra il suo volto e un pomodoro San Marzano di dubbia
qualità. Ebbene, Belsito, nato a Genova nel 1971, è un uomo che vanta due
lauree, una in un’Università di Malta e l’altra in un ateneo londinese. Ambedue
le lauree sono false, non fosse altro perché pare che sia falso pure il suo
diploma di perito navale conseguito a Napoli (1). Curioso che un uomo così nel
2010 sia stato nominato da Giulio Tremonti in persona vicepresidente di
Fincantieri. O meglio, sarebbe curioso se non sapessimo di che pasta morale e
intellettuale sia l’ex ministro dell’Economia. Un po’ più doloroso è che
nessuno, nemmeno Giorgio Napolitano, abbia avuto nulla da ridire quando Belsito
è stato nominato sottosegretario alla semplificazione (era il 14 febbraio
2010). È vero che i sottosegretari non giurano al Quirinale, ma questo non
autorizza il Presidente della Repubblica a non sapere chi viene nominato
nell’esecutivo.
Belsito ha indirizzato i soldi della Lega in Tanzania e in altre operazioni
finanziarie di dubbia eticità, ivi compresi investimenti con ‘ndranghetisti di
chiara fama. Per fortuna che il malaffare sta solo al Sud, come ci insegnano i
leghisti, gente tutta d’un pezzo che contro la disonestà e la corruzione tuona
un’ora sì e l’altra pure. Fosse stato corrotto pure il Nord, chissà cosa
sarebbe successo?
A parte ciò, i soldi gestiti da Belsito finivano anche in casa di Bossi
(capofamiglia, moglie e figli) dove venivano usati per scopi pubblici quali la
ristrutturazione dell’abitazione del leader invalido, i vizi del primogenito
(una Porsche), i punti di forza dell’altro pargolo Renzo (si parla di acquisto
di lauree, la famiglia Bossi e i leghisti in genere hanno un rapporto con la
scuola che Freud non esiterebbe a definire conflittuale), il lavoro della
consorte (gestisce un istituto elementare privato, e ciò forse spiega la
conflittualità dei pargoli sopra accennata). C’erano soldi anche per Rosi Mauro
e altri protetti (2). È evidente che non tutti i porci disprezzano le perle.
Stasera Umberto Bossi si è dimesso. Solo ieri aveva osato l’inosabile,
spingendosi a sostenere tesi talmente ardite che solo uomini del nitore morale
e dello spessore intellettuale di Claudio Scajola avevano avuto la forza di
portare avanti. Diceva l’invalido nella giornata di ieri: “Denuncerò chi ha
utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa” (3), poi oggi ha abbandonato
ogni incarico. Forse ha avuto paura che lo spaventoso sforzo intellettuale
sopportato per la gestazione e il parto di tale concetto gli provocasse un
altro coccolone.
Nella Lega adesso brancolano nel buio. Un uomo con il carisma e l’intelligenza di
Bossi non sanno dove trovarlo. Gasparri infatti è romano, già impegnato altrove
e comunque troppo beota anche per loro.
NOTE
(1): Cfr. http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-e-la-laurea-fantasma/2136848
(2): Cfr. http://www.corriere.it/politica/12_aprile_05/case-porsche-diplomi-soldi-bossi_b8da2344-7edf-11e1-a959-e67ffe640cb1.shtml
(3): Cfr. http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_aprile_3/bossi-lega-belsito-2003946026811.shtml