2012.04.01 – Ingenui
Ieri riflettevo sulla straordinaria capacità con cui questo paese riesce a passare dal male al peggio.
Che
Berlusconi fosse e sia un individuo politicamente disprezzabile è noto e
arcinoto, ma non si capisce per quale motivo Monti e i suoi sodali debbano
essere considerati migliori di lui, se non per il fatto di non andare a puttane
un giorno sì e l’altro pure (beninteso, non scrivo questo per disprezzare le
puttane, ma per solidarizzare con quella parte di loro che ha compiuto e temo
ancora compia il non invidiabile sforzo di andare a letto con certi individui).
Il Governo Monti sta portando avanti la politica che Berlusconi non ha avuto il
coraggio di realizzare per motivi di consenso. Detti motivi, piaccia o meno,
sono nobili e sono riassumibili nel concetto di democrazia. Visto che l’impasse
non si superava, il pensiero unico liberista ha deciso che, assieme allo stolto
che si trastullava con le escort, occorreva liberarsi della democrazia. Per
fare ciò, ha trovato un complice inaspettato, Giorgio Napolitano. Quello
relativo al Presidente della Repubblica è un punto delicato. Ammetto che fino a
oggi ho cercato di capirne le ragioni e ne ho quasi sempre scritto bene, ma non
nego che certi giudizi positivi sull’inquilino del Quirinale oggi non li
riscriverei. Come può un uomo con la storia di Napolitano avallare le politiche
classiste del governo Monti? Come può Napolitano appoggiare l’abrogazione
dell’articolo 18 dopo aver caldeggiato l’allungamento dell’età pensionabile e
gli ennesimi colpi di scure allo stato sociale? Ma non si rende conto, egli, di
essere a tutti gli effetti l’utile idiota delle scelte prese dai banchieri?
Si obietterà: un progressista deve sempre difendere le istituzioni
repubblicane, altrimenti le sue riflessioni finiscono con l’assumere
connotazioni anti-stataliste, anti-unitarie e, in estrema analisi,
simil-leghiste. La risposta a questa osservazione è concisa e – credo –
efficace: manco per niente! Bisogna finirla con l’autocensura e con l’idea che
ogni critica mossa al Quirinale sia sbagliata a prescindere. Ciò per un paio di
motivi.
1. Intellettualmente, noi di sinistra non abbiamo nulla da
spartire con Bossi e i suoi amici di canottiera (il fatto che Massimo D’Alema
anni fa affermò il contrario deve convincerci in questa elementare
convinzione). Noi siamo l’antitesi della Lega a prescindere da quel che
diciamo. Il solo fatto che esistiamo significa che a noi certe posizioni
politiche fanno ribrezzo.
2. Le istituzioni si rispettano di più criticandole in modo
argomentato che non genuflettendosi ad esse anche quando commettono minchiate
immani. In uno stato di diritto – e quello in cui viviamo dovrebbe essere tale
– la discussione e la contestazione sono elementi irrinunciabili e il delitto
di lesa maestà non esiste. Del resto, sempre per rimanere agli inquilini del
Quirinale, la sinistra ha sonoramente spernacchiato prima Giovanni Leone (e ha
fatto bene), poi Francesco Cossiga (e ha fatto meglio). Non mi pare che per
queste critiche ci sia stato un golpe o che siano arrivati i lanzichenecchi a
mettere a ferro e fuoco Roma. Anzi, forse qualche tentazione golpista è sfumata
proprio perché si è alzata la voce…
Ora, Napolitano non è Leone e non è Cossiga, tuttavia il suo comportamento è
disprezzabile e credo occorra dirlo ad alta voce. Un Presidente della
Repubblica non sfratta il Presidente del Consiglio, nemmeno se questo si chiama
Berlusconi (anche se qui il discorso è complesso: Berlusconi è stato ben
contento di essere sfrattato). Non solo: un Presidente della Repubblica non
svolge il ruolo di tutore del capo dell’esecutivo, nemmeno se questo si chiama
Mario Monti e di un tutore ha un disperato bisogno. Un Presidente della
Repubblica ha il dovere primario di difendere la Costituzione e di far sì che
l’azione politica si uniformi al suo dettato. Chi scrive non è un
costituzionalista e quindi non si ammanta di competenze che sa bene di non
possedere, tuttavia qualche libro l’ha letto (e, si spera, anche compreso), per
cui sente il diritto di dire la sua. Mi risulta, e non credo di sbagliarmi, che
la legge fondamentale dello Stato dica che:
- l’imposizione fiscale deve essere basata su principi di
progressività;
- lo Stato ha come compito essenziale quello di limare fino
all’annullamento le disparità sociali;
- la nostra Repubblica è basata sul lavoro e non sul censo,
- i senatori a vita devono essere nominati per grandi meriti
politici e/o culturali e/o artistici, non per consentirgli di andare a fare i
Presidenti del Consiglio, e meno che mai perché è la Bce a volerli come capi
dell’esecutivo.
Non mi sembra che l’operato del governo Monti risponda a questi requisiti.
Nulla di contestabile a livello di Corte Costituzionale, per carità, ma è la
sostanza politica dell’esecutivo in carica che svuota di senso il contenuto
della Costituzione, e questo non dovrebbe essere consentito.
Mi dà molto fastidio questa volontà di cancellare l’articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori: la proposta di Elsa Fornero non è infatti una modifica, ma una
cancellazione di fatto. Consentire al datore di lavoro di licenziare per
difficoltà economiche (concetto peraltro di difficile definizione), concedendo
al licenziato solo un modesto indennizzo economico, toglie ogni minima garanzia
al lavoratore riducendolo a merce. Quando un imprenditore deve cambiare un
macchinario, lo getta in discarica pagando le spese di smaltimento, e Fornero vuole
far valere lo stesso principio: “smaltisco” un dipendente e gli do un
contentino. Solo che, se l’imprenditore adduce difficoltà economiche, a occhio
e croce non è in grado di versare nemmeno l’indennizzo al suo ex dipendente, e
quest’ultimo – senza stipendio – non avrà un centesimo nemmeno per pagarsi un
avvocato decente che gli consenta di avere quel che la legge stabilisce.
Non condivido nemmeno nulla del modo di fare di Fornero e Monti. L’idea che gli
imprenditori non investano in Italia poiché c’è l’articolo 18 esiste solo nelle
menti degli stupidi. Gli imprenditori esteri non vengono da noi perché
l’economia non tira, perché ci sono tre organizzazioni mafiose che dominano la
quasi totalità del territorio nazionale (vero Formigoni?), perché l’amministrazione
statale è corrotta all’inverosimile. Non certo per colpa dei lavoratori,
insomma. Piuttosto, perché Fornero e Monti non prendono atto dell’assoluta
cialtronaggine dell’imprenditore medio italiano, il quale non solo non investe
nella ricerca, ma anche la faccia tosta di denunciare guadagni inferiori a
quelli del suo dipendente.
Fornero, Monti e compagnia non sono tecnici. Sono dei fanatici invasati presi
dal bar sotto casa e messi al governo. Il loro fanatismo ideologico è pari solo
alla loro inettitudine (mi pare clamoroso il caso dei cosiddetti esodati: la
ministra Fornero è talmente incapace da aver lasciato senza stipendio e senza
pensione centinaia di migliaia di italiani e ora non sa come rimediare).
I grandi giornali sono dalla parte del governo. De Bortoli va a cena con Monti
(speriamo gli insegni almeno come usare le posate), il monarchico Scalfari
sbava e Calabresi applaude. De Bortoli ha perfino offerto la prima pagina del
“Corriere della Sera” a Monti per consentirgli di scusarsi dalla farneticazioni
da dittatorello di serie C espresse il giorno prima in una conferenza stampa a
Tokyo (“Noi abbiamo il consenso, i partiti no”). Il Presidente del Consiglio ha
parlato come Berlusconi: “sono molto rammaricato, tanto più che quelle considerazioni,
espresse nel corso di un lungo intervento in inglese, avevano l'obiettivo
opposto a quello che, fuori dal contesto, è stato loro attribuito” (1). La
colpa è dei giornalisti che hanno capito male, insomma.
Niente di nuovo, dunque. Ingenui quelli che pensavano il contrario.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/12_marzo_30/monti-lettera-meriti-partiti_8d600a74-7a27-11e1-aa2f-fa6a0a9a2b72.shtml