2012.02.28 - Nel nome del padre, del figlio e del denaro santo
Ripartirei da Adriano Celentano. Durante la prima serata del Festival di Sanremo, Celentano non ha detto che ci vorrebbe una legge la quale faccia chiudere “Avvenire” e “Famiglia cristiana”.
Il suo è stato lo sfogo di un
credente che vede tradito il messaggio di fede da chi, invece, dovrebbe
diffonderlo e difenderlo. Una critica morale, dunque, non una richiesta di
censura legislativa. Chi afferma il contrario è in malafede.
Il povero Celentano è stato fatto vittima di attacchi convulsi e biliosi da
parte dei media, della politica e perfino – lo ha detto Gianni Morandi – di una
claque organizzata che durante l’ultima serata di Sanremo lo ha fischiato e
insultato (ma forse abbiamo scoperto uno degli usi “sociali” dell’otto per
mille).
Perché ho così preso a cuore le sorti di Celentano?
Semplice: perché Celentano è stato uno dei pochissimi italiani a scagliarsi
contro il potere subdolo che oggi comanda questo paese, quest’odiosa alleanza
tra banche e chiesa che sta ricostruendo, mattone su mattone, le peggiori
diseguaglianze di classe.
Se Celentano, durante la prima serata del Festival di Sanremo, avesse detto che
“il manifesto” e “Liberazione” gli fanno schifo e che dovrebbero chiudere, i
fanatici del liberismo (quelli in buona fede e quelli prezzolati, quelli che ci
sono e quelli che ci fanno) avrebbero applaudito, magari citando alla cazzo di
cane (ci si perdoni il francesismo) qualche frasetta di Adam Smith copiata da
Wikipedia. E i prelati – come sempre a pancia piena – avrebbero taciuto.
A me non importa che Celentano abbia avuto ragione o torto nel dire quel che ha
detto sul palco dell’Ariston, a me interessa che in questo paese venga
rispettato il diritto di critica e non si invii un commissario (manco fossimo
ai tempi del Minculpop) se un uomo di spettacolo dice la sua opinione sui fatti
che accadono nel nostro paese. A me poi interessa sottolineare che in Italia
regna una cappa di conformismo della quale faremmo bene a vergognarci, e che
Celentano ha tentato di scalfirla, per cui merita rispetto.
Cosa è più facile trovare nella chiesa di oggi? Sono più gli uomini come don
Ciotti o i preti pedofili? Sono più i don Gallo o i don Alberto Bastoni (1)?
Più quelli che si occupano degli ultimi o quelli che si leccano le dita per
l’otto per mille?
Perché nessuno si permette una seria e articolata critica sulla drammatica
questione morale interna alla chiesa?
Perché solo “Il fatto quotidiano” ha segnalato che fino all’altro giorno i
super-pacifisti della Comunità di Sant’Egidio (guidati dall’attuale ministro
Andrea Riccardi) si facevano finanziare dal più grande produttore italiano di
armi e tecnologie belliche, vale a dire Finmeccanica (2)?
Perché, ancora, la chiesa e i suoi corifei si permettono attacchi così miseri e
oscurantisti contro la scienza come quello denunciato da Telmo Plevani su
“Micromega” (3)? Si rendono conto che il Medioevo è finito più di qualche
giorno fa o dobbiamo inviargli un disegnino per spiegarglielo?
E infine: ma se la Cei è miliardaria, per quale motivo “Avvenire” è finanziato
con i soldi del contribuente?
In Italia, dunque, comanda il Vaticano, in stretta alleanza con banche e
istituzioni sovranazionali. Le inique e squallide misure imposte dal governo
Monti a lavoratori, pensionati e precari non possono essere oggetto non dico di
trattativa, ma di una minima discussione preventiva, mentre per far pagare
l’imposta sugli immobili alla chiesa ci sono voluti tavoli di confronto
preventivi, iniziative diplomatiche e quant’altro. Alla fine cosa si è
ottenuto? Che gli immobili destinati al culto non pagheranno alcun imposta e
che nemmeno le scuole private faranno il loro dovere. A tal proposito, Mario
Monti si è prodotto in una dichiarazione del tutto priva di senso (cosa che,
peraltro, gli succede di frequente): “Non saranno colpite dall’Imu le scuole
cattoliche che svolgono la propria attività con modalità concretamente ed
effettivamente non commerciali” (4). Sinceramente, lo scrivente non ha mai
visto una scuola privata la quale affermi nel proprio statuto che la sua
finalità sia quella di lucrare sulle rette degli studenti per investire a Wall Street.
Peraltro, se leggete il resto dell’articolo da me segnalato in nota, vi
renderete conto che questo provvedimento prepara la più completa parificazione
tra istruzione pubblica e privata.
A questo punto, una riflessione: ma la scuola privata (cattolica o non) non è
un lusso? E, se lo è (con buona pace dei vari Casini, Buttiglione, Fioroni e
anime pie variamente assortite) non dovrebbe pagare un’imposta particolarmente
elevata? La progressività dell’imposizione fiscale non è l’idea di un folle, ma
un principio sancito dall’Articolo 53 della Costituzione.
Seconda riflessione: è acquisito che le imposte servono a diminuire le
differenze sociali esistenti tra ceti agiati e ceti deboli. Poiché la chiesa ha
come missione – in linea strettamente teorica – quella di aiutare gli ultimi,
non dovrebbe essere contenta e orgogliosa di contribuire al pagamento delle
tasse? Oppure Celentano e io siamo due ingenui?
Non so se a voi piacciano questi individui che si presentano casti e puri e che
pretendono di interpretare e incarnare il nuovo.
Io li adoro.
Il loro livello morale e intellettuale è pari a quello della Carfagna e della
Gelmini, ma almeno queste per qualcuno hanno avuto un lato, per così dire,
epicureiano.
Ignoranti e cialtroni, ma provvisti di saio (che fa sempre un certo effetto) i
cattolici e i liberisti cambieranno l’Italia affinché resti uguale a se stessa.
Nel nome del padre, del figlio e del denaro santo.
NOTE
(1): Cfr. http://blog.panorama.it/italia/2012/02/22/cocaina-e-sesso-la-doppia-vita-di-padre-alberto-bastoni/
(2): Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/parlate-di-pace-ma-prendete-i-soldi-da-chi-fabbrica-armi/182931/
(2): Cfr. http://temi.repubblica.it/micromega-online/cialtroneschi-attacchi-di-lavvenire-contro-micromega-e-la-scienza/
(3): Cfr. http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/444195/