2007.04.21 – Guaio



I congressi paralleli di Margherita e Ds offrono uno spaccato straordinario della politica italiana: molta immagine e poca sostanza.
Quando si dà vita a un nuovo partito la prima cosa che dovrebbe essere chiara è la sua collocazione ideologica. Qui invece non si sa cosa si deve essere. C’è che dice “noi non siamo”, chi risponde “noi vorremmo essere”, chi ribatte “non staremo mai nel, ma saremo alleati con” e chi (il sempre ammirevolmente moderato Veltroni) afferma con sprezzo del pericolo contestando l’importanza di una scelta di campo socialista da parte del nuovo Partito Democratico: “Era forse socialista Gandhi? Era forse socialista Martin Luther King?”. Veltroni ha ragione, ma certo non più di chi gli obiettasse: “Vedi, Walter, se tu il nuovo partito lo realizzassi con Gandhi io ti capirei pure. Il problema è che lo fai con la Binetti, Bobba, Rutelli e De Mita”.



Non so se poi qualcuno riuscirà un giorno a dare basi solide al Partito Democratico (mi risulta che nei documenti programmatici dei Ds si parli di una sintesi tra cristianesimo e illuminismo, il che o presuppone un attacco incurabile di megalomania intellettuale o una non trascurabile non conoscenza della storia e della filosofia) e mai potrò prevedere quale potrà essere il suo appeal elettorale. So solo che provo un grande dispiacere nel vedere il partito che origina dal Pci così privo di un pensiero forte, di un’etica radicale della politica, di una volontà di studio e trasformazione della società contemporanea. Volevamo la rivoluzione e finiamo nella stessa sezione di Arturo Parisi.

Aveva ragione Giorgio Gaber (che, come è noto, sul comunismo e sui comunisti scrisse una canzone meravigliosa) nell'affermare: “La mia generazione ha perso”.

Il guaio è che di questa sconfitta essa non se ne rende conto.