2010.12.07 - Yara Gambirasio


Forse, ma speriamo di sbagliare, Yara Gambirasio è morta. Non si può non provare una sincera ammirazione nel vedere come la popolazione di Brembate Sopra si sia dedicata e si stia dedicando alla ricerca di questa bambina. Segno di un civismo che va additato a modello.
Altrettanto encomiabile è il modo in cui gli abitanti del paesino della Bergamasca rifiutino ogni spettacolarizzazione dell’evento, negandosi alle interviste dei tanti sciacalli di mestiere che per uno scoop venderebbero anche la nonna. Una menzione speciale spetta poi ai genitori di Yara, per la compostezza mostrata e per la piena comprensione del Vangelo. Altri cattolici come loro, di fronte a un evento simile, invocherebbero punizioni e vendette di ogni sorta, a dimostrazione che non c’è parola più fraintesa di quella di Gesù. Loro invece hanno fatto sapere che aggiungere sangue al sangue non servirebbe a nessuno. Tanto di cappello.

Quello che invece è esecrabile è stato l’atteggiamento di alcuni individui, i quali, quando si è saputo che era stato arrestato un manovale marocchino ventiduenne sospettato di aver rapito Yara, hanno esposto cartelli con scritto “Via i marocchini da Bergamo” e altre amenità del genere. Il mondo è pieno di imbecilli, e questo è tanto più vero in una terra dove la Lega Nord raccoglie consensi a vagoni.

Oggi si è scoperto che Mohammed Fikri, il manovale marocchino, non è colpevole di nulla. Gli indizi ai suoi danni erano meno che risibili, anche se va detto che chi conduce le indagini aveva il dovere di soffermarsi su di lui. Fikri lavora nel cantiere dove si presume sia scomparsa Yara ed è andato in ferie, unico o quasi tra i muratori lì presenti, appena dopo l’inizio di questa drammatica vicenda. Se poi si aggiunge il fatto che c’è stata un’intercettazione telefonica la quale, per quanto mal compresa, poteva lasciare adito a qualche interrogativo, si deve affermare che le forze dell’ordine e la Magistratura avrebbero sbagliato se non avessero approfondito la sua posizione. L’errore degli investigatori c’è stato, a mio avviso, ed è consistito nel dare eccessivo risalto all’arresto di Fikri, la cui estraneità o partecipazione al rapimento di Yara poteva essere accertata in meno tempo e con minore clamore. A questo si è aggiunto l’atteggiamento dei giornalisti, i quali hanno visto in uno straniero il colpevole ideale per questa dolorosa vicenda. Sciacalli, avevamo detto sopra, e qui lo ribadiamo. Sciacalli senza dignità.

Soffiare sul vento del razzismo in terra leghista significa inevitabilmente giocare con il fuoco, e ciò spiega il comportamento di chi ha esposto i (pochi, per fortuna) cartelli razzisti di cui sopra. I razzisti sono persone profondamente infelici e non meno miopi. Di fronte al rapimento di una tredicenne e alla sua probabile uccisione ha davvero senso chiedersi se il colpevole sia un italiano o uno straniero, un indigeno o un migrante, un bianco o un nero, un cristiano o un musulmano? Soffermarsi su questo non significa forse non capire l’odiosità di una violenza attuata ai danni di una bambina cui è stato strappato (temiamo per sempre) il diritto alla felicità? Gridare “Tornatevene a casa vostra” non significa mancare di rispetto al dolore dei genitori di Yara e strumentalizzare la loro vicenda fino a sputarci sopra?
Le vostre frustrazioni, per favore, lasciatele a casa, giornalisti o leghisti che siate. Chinate la testa in segno di deferenza verso il dolore altrui. È l’unica cosa che potete fare.