2009.06.03 - I barricaderi della domenica


Provo un profondo fastidio nel vedere Marco Pannella che fa lo sciopero della fame poiché, a suo dire, il Partito Radicale non sarebbe preso in considerazione dal sistema radiotelevisivo nazionale.
Non nego le disparità mediatiche italiane, non sono così stolto, ma un giorno sì e l'altro pure io vedo in tv Marco Pannella, Emma Bonino o qualcuno/a dei loro compagni radicali. Evidentemente, i pannelliani non sono poi così discriminati, e, qualora fosse vero il contrario, lo sarebbero in misura minore rispetto ad altre aggregazioni politiche: Storace e Ferrero, tanto per fare due nomi, sono in tv molto meno spesso di quanto non vi siano i radicali e non adottano l'atteggiamento vittimistico di Pannella. Al contrario, quando invitati, cercano di parlare di politica (ovviamente, ognuno a modo suo) senza minacciare di voler morire. La verità è che Pannella da anni sta tirando avanti questa tiritera della discriminazione facendosi disgustoso interprete del peggior complottismo italiota ("ce l'hanno tutti con noi, ecco perché le cose ci vanno male"). Ad ogni elezione (quindi, data l'assurdità del sistema politico italiano, una o due volte l'anno), Pannella e Bonino si presentano in tv imbavagliati o ricoperti da cartelli improbabili, annunciano roboantemente al popolo che hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete sostenendo che nessuno sa che la loro lista si presenta alla tornata elettorale del momento in quanto i direttori di tv, radio e giornali sarebbero tutti coalizzati nell'oscurare le sacrosantissime posizioni dei radicali. Se si pensa che Pannella, Bonino e c. promuovono una campagna referendaria sui temi più inverosimili una volta l'anno e che anche in queste occasioni adottano un comportamento analogo, si comprende come la loro concezione dell'attività politica sia ridotta al digiuno più o meno forzato ed a velate minacce autolesionistiche.

Spiace dirlo, ma la realtà è che i radicali non impiegano il tempo a loro destinato (poco o molto che sia) per illustrare in modo adeguato le loro posizioni politiche in quanto, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, essi non hanno posizioni politiche. I radicali devono sopravvivere a se stessi e giustificare la loro presenza nell'agone politico italiano: è proprio per questo che adottano la strategia del clamore. In verità, i toni urlati e sguaiati costituiscono la tomba dell'autorevolezza politica e non servono le battaglie improponibili (tipo quella per eleggere Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica) per acquisire consensi. Se i radicali non hanno voti, non lo devono al presunto ostracismo dei media, ma al loro leader storico, il quale gestisce il partito in maniera dispotica. Si fa solo quel che dice lui, punto e basta, e chi dei suoi allievi mostra un minimo di intraprendenza personale viene immediatamente messo ai margini. Al di là delle apparenze (congressi transnazionali, trasparenza e quant'altro), nemmeno Forza Italia è un partito personalistico come lo è quello guidato da Pannella: di questo gli elettori se ne sono accorti da tempo, così come si sono accorti che gli strali anti-partitocratici dei radicali sono meno che innocui poiché non sinceri. Difatti, per quale motivo il popolo dovrebbe riporre grande fiducia in uno schieramento che è ondivago quasi quanto quello dei mastelliani? Perché gli italiani dovrebbero votare in massa un partito che, dopo aver condotto battaglie referendarie nobilissime, ha svilito questo istituto di democrazia diretta chiamandoci a votare su temi politicamente risibili? Che credibilità può avere uno schieramento che è riuscito a candidare perfino Ilona Staller?

Ieri Emma Bonino ha compiuto l'ennesimo gesto fintamente clamoroso: dopo essere stata intervistata dalla Rai, ha occupato lo studio della televisione di Stato ed ha dichiarato che lei ed altri esponenti radicali erano in sciopero della fame e della sete per l'atteggiamento ostile ed antidemocratico del sistema informativo nazionale (1). Si noti che l'occupazione è avvenuta non prima, ma successivamente all'intervista, a testimonianza dell'atteggiamento da barricaderi della domenica dei radicali. Come i suoi compagni di partito in questa campagna elettorale, Emma Bonino indossava una stella gialla sul petto a testimoniare l'ostilità di cui sarebbero vittime i pannelliani. Ecco, questa cosa della stella gialla è a mio avviso quanto di più irrispettoso possa esistere. Le persone cui veniva fatta indossare la stella gialla erano uomini e donne sottoposti alla più squallida ed atroce delle persecuzioni. Impossessarsi di un simile simbolo e dei significati che esso sottintende per una battaglia certo legittima che, se rapportata allo sterminio degli ebrei da parte dei nazifascisti, è però meno che ridicola, significa vilipendere la memoria ed irridere la storia. I radicali hanno perso il senso della misura e proprio per questo hanno perso anche credibilità e consensi. Parlino di politica e non di se stessi, se vogliono riconquistare voti. E soprattutto, non piangano continuamente contro una persecuzione che non c'è. Altrimenti, non si lamentino se gli italiani li considerano alla stregua degli ubriachi che si lamentano per l'assenza di vino nella botte.






NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/09_giugno_02/bonino_occupa_studio_rai_4afb9d50-4f6f-11de-9f09-00144f02aabc.shtml