2011.02.04 - Gli operai e i pezzenti
E così anche Leonard Shepu è morto (1). Tra l’indifferenza dei più, salgono così a quattro gli operai deceduti in seguito all’esplosione verificatasi il 4 novembre 2010 presso l’Eureco di Paderno Dugnano.
Quattro uomini come tanti, quattro storie che valgono solo poche righe in cronaca perché in questo paese i lavoratori – a differenza dei delinquenti di ogni ordine e grado e delle meretrici di regime – non contano nulla. Essi sono considerati carne da macello, elemento strumentale alla formazione del capitale, all’acquisizione del profitto da parte del capitalista e nulla più. Fosse per chi siede sulle comode poltrone ministeriali e su quelle ancora più rilassanti delle stanze manageriali (uomini e donne che il buon Karl Marx, fosse vivo, avrebbe sveltamente gratificati dell’etichetta "ceti parassitari"), ai lavoratori verrebbero riconosciuti solo un paio di diritti: 1) quello di tacere; 2) quello di versare sangue al momento del decesso, ma senza esagerare perché il contegno va osservato in tutte le circostanze. Ma a difendere i lavoratori ci pensano i sindacati, potrebbe osservare qualcuno.
Già, i sindacati.
Oggi Cisl e Uil hanno firmato esultanti un accordo per il pubblico impiego che garantisce ai dipendenti statali un prodigioso miglioramento delle condizioni retributive: nei prossimi anni, infatti, i loro stipendi caleranno. Alla Cgil che, scandalizzata, abbandonava il tavolo delle trattative accusando Cisl e Uil di rivestire il ruolo di stampelle del governo, Raffaele Bonanni replicava con la sua abituale prosopopea da nullacapiente: “noi siamo i rappresentanti di milioni di lavoratori e non prendiamo in giro nessuno. Io non mi sono mai permesso di dire una cosa del genere. Eppure ho molti, ma molti dubbi sulla caratura essenzialmente sindacale di comportamenti come quelli che ci tocca sopportare. Non lancio ingiurie ma continueremo a fare il nostro lavoro sindacale e lo faremo sempre di più”.
Va capito il nostro Bonanni: egli è costretto a “sopportare” chi cerca di preservare la dignità dei lavoratori e perciò soffre. Gli si legge il travaso di bile in faccia, e non solo perché non gli si può leggere altro.
E che dire di tal Paolo Pirani della Uil, il quale in data odierna ha avuto il suo immeritato quarto d’ora di celebrità? Ecco le sue roboanti dichiarazioni: “Non comprendo le motivazioni per cui la Cgil non ha firmato un accordo che migliora le condizioni” ha affermato prima di essere rimesso nella gabbietta dei canarini.
Perché non li mandiamo a lavorare direttamente gratis gli operai e gli impiegati? Anzi, facciamoli pure pagare per lavorare, no? Facciamoglielo scontare questo privilegio di recarsi quotidianamente sul posto di lavoro per uno stipendio da fame, insultati da ministrucoli affetti da complessi di inferiorità. Che cazzo vogliono? Ci sono file di disoccupati là fuori e loro si permettono pure di chiedere la difesa dei propri diritti?
In Italia abbiamo una classe dirigente che brilla per inettitudine e per corruzione, la cui unica ambizione è accrescere il proprio potere personale (e, con esso, il contenuto del proprio portafogli). Individui che fanno i loro porci comodi sulla pelle dei lavoratori. Uomini e donne senza alcuna qualità che non sia quella di appartenere alla categoria dei profittatori.
PS: è inevitabile dedicare qualche riga alle recenti evoluzioni della vita parlamentare. La cosiddetta “bicameralina” ieri non ha approvato le misure sul fisco municipale. Il risultato della votazione è stato un pareggio: 15 voti favorevoli e 15 contrari. È evidente a ogni persona in buona fede che “non approvazione” è sinonimo di respingimento. Le leggi, infatti, si approvano a maggioranza, ma qui una maggioranza non si è formata, per cui la volontà della “bicameralina” è palese (pur nel suo carattere consultivo): il fisco municipale non si deve fare. Naturalmente, Pdl e Lega – due partiti che stanno alle regole parlamentari come Superman sta alla kryptonite – si sono beatamente infischiati della votazione di cui sopra e, in serata, hanno approvato un decreto con cui le misure bocciate in Parlamento diventano legge. Berlusconi ha detto che il voto in Commissione è sostanzialmente un dettaglio, ma il Presidente della Repubblica – Iddio ce lo conservi a lungo – gli ha replicato con una lettera nella quale respinge il decreto governativo, ritenendolo irricevibile in quanto irrispettoso delle procedure di approvazione delle norme legislative (3). Questo non è un governo, ma un gabinetto di aspiranti golpisti. Punto.
NOTE
(1): Cfr. http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/02/04/news/lo_scoppio_nella_fabbrica_di_paderno_morto_il_quarto_operaio_aveva_38_anni-12048988/
(2): Vale la pena riportare il commento de “La Stampa” sull’argomento: “Le retribuzioni complessive «comprensive della parte accessoria» conseguite dai lavoratori pubblici nel 2010 «non devono diminuire» per effetto dell’applicazione della legge Brunetta sulle fasce di merito e l’erogazione del salario di secondo livello sulla base della produttività dei lavoratori, si legge nell’accordo. Le retribuzioni fino alla fine del 2013 non potranno aumentare per la componente nazionale (i contratti sono bloccati per effetto della manovra della scorsa estate) mentre è possibile che crescano per effetto dei risparmi di efficienza delle singole amministrazioni (questi risparmi saranno interamente riutilizzati nelle amministrazioni). Di fatto comunque il potere d’acquisto complessivo delle retribuzioni diminuirà a causa dell’inflazione che si produrrà in questi anni”. Cfr. http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/387504/ .
(3) Il testo della lettera di Napolitano è il seguente: “Il capo dello Stato ha comunicato al presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in relazione al preannunciato invio, ai fini della emanazione ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione, del testo del decreto legislativo in materia di federalismo fiscale municipale, approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri nella seduta di ieri sera, come risulta dal relativo comunicato, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui rileva che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l'obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”