2011.01.22 - Totò Cuffaro in chiesa
Ci dovrà pur essere un giudice a Berlino, disse una volta un mugnaio scontento di come andavano le cose. Se è per questo, un giudice c’è anche a Roma, e oggi ha stabilito che la condanna a sette anni di carcere inflitta a Salvatore Cuffaro per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio in relazione all’inchiesta “Talpe alla Dda” è perfettamente legittima.
Da ciò ne consegue che la sentenza è diventata definitiva e che l’ex Presidente della Regione Sicilia deve andare in carcere.
Appena dopo la pronuncia del verdetto, Cuffaro (che gli amici chiamano Totò e i nemici Vasa-vasa a causa della sua tendenza a prodursi in smancerie varie con gli interlocutori) ha detto: “Questa prova non è stata e non è facile da portare avanti ma ha rafforzato in me il rispetto delle istituzioni. La magistratura è una istituzione, quindi la rispetto anche in questo momento di prova, ha accresciuto in me la fiducia nella giustizia e soprattutto ha rafforzato la mia fede. Se ho saputo resistere in questi anni difficili è soprattutto perché ho avuto tanta fede e la protezione della Madonna" (1). Da ciò si deduce che: o le alte sfere sono desolatamente vuote oppure chi le abita ha sommamente sullo stomaco Cuffaro (e, tanto per dire la nostra, lo capiamo), per cui lo ha fatto finire in cella in barba al concetto di perdono. A nulla è servito all’ex esponente dell’Udc e ora esponente di punta dei Popolari di Italia Domani (ebbene sì, esistono anche loro! Se non ci credete, visitate il loro sito http://www.ipopolariditaliadomani.it) recarsi in preghiera nella chiesa di Santa Maria della Minerva a Roma, a pochi metri dal Pantheon (2).
A tenere compagnia al buon Totò, in quel di Roma, c’erano l’adorato fratello Silvio (siete pregati di non fare battute), la moglie Giacoma e il figlio. La figlia è invece rimasta a Palermo, non si sa se perché diffidente verso la Madonna o perché intenta a sorvegliare l’argenteria di casa. Così Cuffaro si è recato dai Carabinieri e si è fatto arrestare.
Ci mancheranno le sue invettive e le sue denunce penali contro Michele Santoro (accusato di calunnia e di lesione dell’immagine di Cuffaro e della Regione Sicilia), il suo amore per i dolci e la soprattutto sua visione altamente etica della politica: roba che Giorgio La Pira, in confronto, era Bettino Craxi. Ci mancherà, dicevamo, quest’uomo tutto d’un pezzo, questo amministratore integerrimo e mai disposto ai compromessi con chicchessia, questo mastino che faceva sentire il suo fiato sul collo del malaffare imperante in Sicilia.
Ci mancherai, Totò.
Però adesso andate a controllare se dalla chiesa di Santa Maria della Minerva sia stato sottratto qualcosa.
NOTE
(1): Cfr. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/01/22/news/cuffaro_processo_in_cassazione_giudici_riuniti_in_camera_di_consiglio-11521021/
(2): Cfr. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/01/22/foto/le_preghiere_di_cuffaro_prima_della_sentenza-11532797/1/