2010.11.08 - Come epicamente titolò "Cuore" molti anni fa...


E’ crollata l’Armeria del gladiatore a Pompei e il signore anziano che siede al Quirinale si è giustamente indignato (1). Egli è parso voler dire “Mentre ve ne andate a puttane (e non in senso metaforico) i monumenti nazionali si sfarinano. Non vi vergognate?”. La risposta, a quanto pare, è no.

Sandro Bondi ha infatti risposto che la colpa fosse stata sua, si sarebbe certamente dimesso, ma poiché egli è del tutto esente da responsabilità, rimane senza esitazione al suo posto (2). Lette le dichiarazioni del vate onanista berlusconiano, ho preso il telefono e ho contattato diversi amici che ne sanno più di me, ponendogli il seguente quesito: “Scusate, chi è il ministro dei Beni culturali? Io, Raffaella Carrà o Rocco Siffredi?” Il 100% degli intervistati ha risposto “Nessuno dei tre. A meno che non ci sia stato un golpe del quale non siamo stati avvisati, il ministro dei Beni culturali è l’immarcescibile Bondi”. Da ciò ho tratto una deduzione che non è né inedita, né oxfordiana, ma mi pare centri bene la questione: come epicamente titolò “Cuore” quasi venti anni fa, questi hanno la faccia come il culo.

Sandro Bondi è il titolare del dicastero dei Beni culturali, crolla un monumento di valore incalcolabile e lui si permette di dire che lui non ha responsabilità e rivendica “il grande lavoro fatto fino a oggi”? Quale lavoro, di grazia? Il pagamento delle puttane del re? La pulizia dei regi gabinetti? La strofinatura delle maniglie dei sacri portoni di Villa Certosa? I delicati massaggi alle terga dell’Innominabile capo supremo?

Lo so, non è che il disprezzo governativo per cultura e dintorni inizi con Berlusconi e non è nemmeno sostenibile che a Pompei regni il degrado dal 2008. Ciò detto, come si fa a non sentirsi responsabili del crollo di Pompei quando si è ministri dei Beni culturali? Mi sento responsabile io per il semplice fatto di essere italiano, e Bondi no. Bondi rivendica, si loda, si bea di se medesimo e invoca i manager per la cultura. Quale è stata la politica di Sandro Bondi per la cultura in questi anni di governo Berlusconi IV? Se volete rendervene conto, frequentate l’Archivio centrale dello Stato, i vari Archivi provinciali, le Biblioteche nazionali di Roma e Firenze. Se lo farete, vi accorgerete che mancano le persone che vi portano in lettura libri e documenti, che non si assumono né archivisti, né bibliotecari, che il materiale si sfalda e si rovina perché non ci sono i soldi per la manutenzione e il restauro. Di esempi ne potrei fare molti altri, ricordando che questi centri culturali rispondono tutti al ministro Bondi.

Ancora: ieri è uscita la notizia della possibile chiusura del Museo della Liberazione di Via Tasso, a Roma (3). Il direttore, professor Antonio Parisella, ha affermato che nel 2010 il Ministero dei Beni culturali (che, ribadisco, è quello di Bondi) gli ha concesso un terzo dei finanziamenti attesi, e che in questa situazione non è possibile tenere aperto il Museo. Certo, se Bondi andasse lì per portare avanti “il grande lavoro fatto fino a oggi” al ministero, forse le cose cambierebbero. In meglio? No, crollerebbe anche il Museo di Via Tasso…

Intendiamoci, nel governo Bondi non conta nulla. I tagli li decide il grande monarca dell’inettitudine, Giulio Tremonti, l’uomo che, baciato da una sopravvalutazione clamorosa delle sue capacità, sta mandando i conti del paese alla rovina (avete un’idea di come stia mutando il rapporto tra deficit e Pil in Italia? Documentatevi e poi ringraziate Tremonti…). Non ho mai capito in quale vortice finiscano inghiottiti i soldi delle tasse degli italiani, ho una qualche idea da dove Tremonti li prenda, ed è un modo di fare, il suo, che denota incapacità, indegnità e arroganza.

Oggi Franco Califano ha affermato di usufruire della Legge Bacchelli (4). Ha detto di essere povero (solo di diritti d’autore dichiara diecimila euro a semestre) e in disgrazia. Si sente un intellettuale che ha dato lustro alla cultura italiana quando, nella migliore delle ipotesi, è un meno che mediocre cantante da osteria divenuto celebre per le millantate conquiste femminili. Se danno i soldi a lui e li negano a Pompei e al Museo di Via Tasso vuol dire che anche la copertina di “Cuore” sarà un complimento per chi governa questo paese.





NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/06/news/ex_sovrintendente_non_c_era_allarme-8818685/
(2): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_07/pompei-bondi_5b9083b2-ea71-11df-acba-00144f02aabc.shtml
(3): Cfr. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_7/rischio-chiusura-museo-liberazione-tasso-brogi-1804117351192.shtml
(4): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_08/fegiz_califano_povero_eef56e6a-eb02-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml