2009.08.10 - La cultura in Italia
Sul "Corriere della Sera" di ieri, Ernesto Galli della Loggia ha scritto un editoriale molto severo nei confronti della politica italiana, senza risparmiare né destra né sinistra.
Partendo dalla "assoluta casualità delle opere progettate" per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, Galli della Loggia ha accusato la politica italiana nel suo insieme di essere completamente priva di ogni dimensione culturale. Quando c'erano i partiti di massa, ricorda lo storico ed editorialista del quotidiano milanese, esistevano anche i quotidiani di partito, le case editrici, le riviste ed i centri studi. Oggi, invece, ci sono solo le fondazioni messe in piedi da singoli leader non per scopi di letture/interpretazione delle dinamiche sociali, bensì unicamente per "farsi una sorta di corrente personale, costruirsi una sede dove radunare il proprio seguito ristretto, e, usando quindi il tutto per cercare di assumere una caratura politica, darsi un’aria di pensoso statista". Galli della Loggia afferma che è invece dovere dei governi, ed anche dei partiti di opposizione, di dotarsi di una politica culturale seria se non si vuole che il nostro paese perda definitivamente la sua identità storica ed il confronto con gli altri paesi avanzati (1). Di solito mi trovo poco d'accordo con quanto scrive Galli della Loggia, ma questa volta mi sento di sottoscrivere in toto il suo intervento.
Un'altra riflessione che solo apparentemente nulla c'entra con quanto scritto sopra. Qualche giorno fa stavo guardando le foto di un gruppo di giovani femministe ucraine che protestavano per una causa da condividere: l'Ucraina si sta riducendo a paese-bordello per turisti occidentali (sembra che a Kiev sia diffusa anche la prostituzione minorile) e che ci sia un preoccupante aumento dell'incidenza dell'Aids tra i giovani ucraini (un po' eccessiva mi pare la richiesta rivolta dalle femministe a Google di bannare i collegamenti con i siti hard, ma questo è un altro discorso) e le giovani manifestavano il loro radicale dissenso rispetto a queste situazioni (2). Sono rimasto colpito, in senso negativo, nel vedere che le ragazze ucraine dell'associazione "Femen" erano tutte estremamente attraenti, manifestavano in topless (o comunque poco vestite) e su tacchi a spillo vertiginosi. Pur apprezzando, tengo a ribadirlo, i motivi della protesta, mi è sembrato che le esponenti di Femen non riescano a emanciparsi dall'idea che una donna, per fare notizia, non possa che puntare sul proprio aspetto fisico e che quindi siano prigioniere dello stereotipo della donna-oggetto nella stessa misura in cui lo sono le loro coetanee che vogliono liberare. Nel frattempo, una mia amica mi inviava questa e-mail: "Ho letto questo articolo http://www.terranauta.it/a1298/cultura_ecologica/il_corpo_delle_donne.html e visto il filmato a cui si riferisce http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89/ , ve lo consiglio, anche se fa un po' male...". Vedendo il tutto, mi sono reso conto che la situazione italiana non è poi così diversa da quella ucraina. Come dice amaramente Galli della Loggia a mo' di chiosa del suo articolo sopra citato, "al resto, tanto, ci penserà la televisione". In realtà, temo ci abbia già pensato.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/editoriali/09_agosto_09/editoriale_politica_senza_cultura_loggia_b474356a-84b4-11de-bce1-00144f02aabc.shtml
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/protesta-ucraina/1.html