2011.02.19 - Il mondo arabo e le coscienze occidentali
A differenza di alcuni editorialisti di punta di vari quotidiani nazionali, quando non ho gli strumenti culturali per affrontare degnamente un determinato tema, taccio.
Proprio per questo poco o nulla dirò delle rivolte che da settimane stanno sconvolgendo il mondo arabo. Tunisia, Egitto, Libia, Bahrein e perfino l’Iran hanno visto scendere in piazza migliaia e migliaia di persone che hanno protestato contro le politiche perseguite dai vari dittatori locali. Personalmente, ho provato un senso di gioia nel vedere questa manifestazioni di popolo, cui subito è seguito un senso di ribrezzo per i morti che le varie polizie nazionali hanno provocato nel tentativo di sedare le rivolte.
Noi occidentali, più o meno consciamente filo-statunitensi, abbiamo uno strano modo di classificare i dittatori: quando ci sono nemici, sono tali (vedasi Iran), quando ci sono amici sono sempre e comunque persone perbene costrette dagli eventi ad adottare qualche restrizione di poco conto che si deve ritenere giustificabile (vedasi Egitto). Clamoroso è il caso di Gheddafi, il quale più che essere ritenuto il disprezzabile individuo che è, viene valutato come un capo di vestiario: un anno va di moda (quindi ci si collabora), l’altro anno è un pazzo da eliminare, l’altro anno ancora non si sa.
Se il mondo arabo si ritrova con questi leader, qualche colpa dovrà pur essere anche di noi occidentali: da un lato diciamo di voler esportare la democrazia con le bombe (e la cosa non pare proprio sensatissima), dall’altro appoggiamo despoti della peggior specie coadiuvati da sgherri altrettanto disprezzabili, cui però concediamo la patente di brave persone in quanto fanno, oltre ai porci comodi loro, i nostri interessi economici.
Noi però siamo bravi a lavarci la coscienza e a considerare tutto ciò un male minore: del resto, il dolore non è mai tale quando ricade solo sugli altri.
Non voglio apparire come l’uomo delle ricette miracolose: io, infatti, una soluzione al tema sopra esposto non ce l’ho. Mi dà solo fastidio la nostra ipocrisia e non vedo perché non dovrei dirlo, tutto qui.
Verso dove va il mondo arabo, dunque? Anche qui è difficile dare una risposta. Molto di quello che ci viene detto è propagandistico, in un senso e nell’altro. I rischi paradossali di una sterzata ancor più reazionaria non possono essere negati, specie se pensiamo ai cosiddetti Fratelli Musulmani, che per motivi troppo lunghi da spiegare in questa sede godono di una certa popolarità. Tuttavia, non mi pare che le varie rivolte – ammesso che possano essere ricondotte a un’unica dinamica motivazionale – abbiano un nerbo conservatore. Al contrario, ho l’impressione che larga parte delle persone scese in strada (con indubitabile coraggio, dato il contesto) chieda più democrazia e più equità.
Interrogato sul tema, poche ore fa, Silvio Berlusconi ha detto di non aver telefonato a Gheddafi: “La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”, ha affermato il nostro Presidente del Consiglio (1). Oggi le forze armate libiche hanno ucciso almeno 84 rivoltosi. Evidentemente a Berlusconi va bene così, ritiene che questo modo di fare vada appoggiato. La sua è una coscienza pulita e trasparente, così trasparente che, a guardar bene, nemmeno si trova.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_febbraio_19/berlusconi-unita-italia-situazione-nord-africa-libia_9ba2a146-3c34-11e0-b39a-01c3e2bb173c.shtml