2009.05.14 - Alcune brevi riflessioni sull'ambiente


Copio/incollo questo articolo apparso ieri su "il manifesto", a pagina 15.

Altra Italia - VIVERE A STRETTO CONTATTO CON LA RAFFINERIA API
Obiettivo SALUTE

Un'indagine sui casi di tumore del sistema emolinfopoietico tra quanti risiedono nella stessa area della raffineria di Falconara. Lo studio evidenzia la necessità di mettere in campo un'attività di prevenzione nei confronti della popolazione allo scopo di contenere al massimo i rischi


Sergio Sinigaglia
 

In questi anni molti si sono chiesti quali conseguenze ha avuto la presenza della Raffineria Api sulla salute dei cittadini di Falconara. Oggi una prima, seppur parziale, risposta viene dall'indagine condotta dall'Agenzia Regionale Protezione Ambientale Marche (Arpam) sotto la direzione scientifica dell'Unità di Epidemiologia Descrittiva e Programmazione Sanitaria della Fondazione Irccs «Istituto Nazionale dei Tumori» (Int). Il tutto è frutto della convenzione, stipulata nel luglio 2003, tra l'Int e l'Agenzia Regionale Sanitaria della Regione Marche per uno «Studio di fattibilità per un'indagine epidemiologica presso la Raffineria Api di Falconara». Nel marzo del 2004 lo studio è arrivato alla conclusione che un'indagine epidemiologica era fattibile e la commissione si è messa al lavoro. Obbiettivo: «La valutazione su base di popolazione del rischio di aumentato decesso per tumore del sistema emolinfopoietico in funzione della distanza residenziale dalla Raffineria». L'area di studio presa in esame ha riguardato i Comuni di Falconara, Montemarciano e Chiaravalle. Il periodo esaminato abbraccia un arco temporale che va dal primo gennaio 1994 al trentuno dicembre 2003.

L'indagine è stata sviluppata secondo diverse fasi. Innanzitutto ha individuato una lista di persone decedute per tumore del sistema emolinfopoietico residenti nell'area oggetto di studio nel periodo preso in esame; poi ha proceduto alla ricostruzione, anno per anno, delle popolazioni residenti nell'area interessata; inoltre per ogni caso, cioè persona deceduta per la malattia in questione, sono stati individuati altri due soggetti occasionali estratti con metodo casuale (controlli) dalla popolazione residente nell'area di studio, avendo come riferimento il giorno, mese e anno del decesso del «caso», nonché lo stesso genere della persona morta e la stessa età. Una specie di controllo incrociato.

Il dottor Mauro Mariottini dell'Arpam ci spiega questo aspetto essenziale dell'indagine: «La scelta dei casi e dei controlli è stata fatta in modi diversi. Abbiamo chiamato "caso" il soggetto che è deceduto per tumore emolinfopoietico nel periodo di osservazione. Il "controllo" sono altre persone che possono essere decedute, cioè possono avere avuto altri tumori, ma non risultano essere morte per tumore emolinfopoietico nel periodo in questione. Non solo si potrebbe avere una situazione, in effetti verificatasi in un soggetto, che nel periodo in esame non è morto, ma è scomparso successivamente per tumore emolinfopoietico».

Le famiglie contattate hanno avuto un questionario finalizzato a ricostruire la storia residenziale dei soggetti in studio anche per verificare l'esistenza di eventuali fattori di confondimento. Altro aspetto importante la misurazione dell'esposizione residenziale individuale, definita come la distanza delle residenze delle persone interessate dalla Raffineria.

Complessivamente sono stati individuati 177 casi, 97 residenti a Falconara, 27 a Montemarciano e 53 a Chiaravalle. Quest'ultimo è il Comune più distante dalla Raffineria. Mentre i controlli hanno riguardato 354 individui, per un totale complessivo di 531 persone. Per garantire la massima affidabilità alla ricerca, nel questionario sono stati presi in esame anche l'esposizione al fumo, patologie individuali pregresse e patologie familiari, nonché esposizione professionali e la storie residenziale nei 40 anni antecedenti l'anno di riferimento.

Rispetto ai 531 soggetti individuati, 493 (quindi il 93%) sono stati rintracciati, tra questi erano presenti 165 casi e 328 controlli.

Da questi elementi è stato calcolato che i casi con residenza distante dalla raffineria meno di 2 chilometri risultano sovra-rappresentati tra i soggetti analizzati per il circa il 10% mentre i controlli con residenza distante più di 2 km risultato sotto-rappresentati del 10% circa, con la possibilità di sovrastimare il rischio di morte del 20%. All'interno dell'indagine si è tenuto conto anche della caratteristiche delle abitazioni (zona urbana, abitazione a piano terra, riscaldamento legna/carbone, campi coltivati con fitofarmaci, incidenza del traffico) così come la presenza nei dintorni della casa di altre strutture impattanti (distributori di carburante, tralicci, antenne Cem, altre industrie, discariche). Questi fattori sono stati considerati potenziali confondenti ed è quindi stato calcolato un indicatore-punteggio pari alla frazione temporale del corrispondente periodo di esposizione. Così come è stata ricostruita la storia lavorativa del soggetto nell'ambito del periodo esaminato.

Questi in sintesi i criteri usati per l'indagine che, come si è potuto vedere, è stata impostata con la massima serietà non trascurando nessun elemento. «Si tratta - sottolinea sempre Mariottini - del primo studio che analizza il rapporto tra presenza Api e tumore emolinfopoietico. Gli altri due studi precedenti erano stati "descrittivi", fotografavano la situazione dello stato di salute, cioè verificavano se c'erano delle problematiche sanitarie, in particolare nel Comune di Falconara. Questo è invece uno studio analitico che tende ad evidenziare le possibile cause. Abbiamo preso in considerazione la vicinanza delle varie residenze alla Raffineria. Si tratta di uno studio molto più grosso e impegnativo rispetto al passato».
 

E vediamo le conclusioni a cui è arrivato il lavoro. Per l'Arpam e l'Istituto Nazionale Tumori l'indagine ha «evidenziato un aumento non statisticamente significativo della mortalità per tumore del sistema emolinfopoietico per quanto concerne il contingente femminile, e un rischio importante, statisticamente significativo, nel sottogruppo di soggetti (uomini e donne) che per più di dieci anni hanno svolto occupazioni che verosimilmente hanno determinato una maggiore presenza presso le loro residenze». Ci si riferisce, come chiarisce il rappresentante dell'Arpam, «a quel sottogruppo di popolazione che è stato residente con continuità nei tre Comuni per almeno dieci anni e che dalla professione che è stata dichiarata cioè pensionati, disoccupati, casalinghe, si può ritenere sia stato più tempo a casa. In questo gruppo, seppur assai limitato, sicuramente il rischio c'è e molto alto e l'esito statistico è assolutamente rilevante, su quello si può stare tranquilli».
 

Consapevoli che il campione preso in esame è sicuramente limitato il rapporto ammette che quanto presentato «non può essere considerato completamente conclusivo dal punto di vista quantitativo perché la mancata adesione ad essere intervistati potrebbe aver determinato una sovra-stima del rischio di morte», ma sottolinea come dal punto di vista delle tendenze riscontrate l'indagine evidenzia come «nel periodo considerato vi sia stato un aumento della mortalità nelle aree circostanti la Raffineria Api, almeno per le persone che più hanno vissuto in quelle aree». Nella conclusione del rapporto si evidenzia come l'indagine abbia dato un forte «sostegno all'ipotesi di un eccesso di rischio di morte per tumore emolinfopoietico e si suggerisce di dare il via a "immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso; di un "stringente programma per il controllo ambientale da promuovere nel corso dei processi di contenimento del rischio; di un programma specifico di controlli sanitari della popolazione esposta».

Inoltre «nell'interesse generale della salute delle popolazioni dei comuni coinvolti con lo scopo di rafforzare ulteriormente i risultati si suggerisce che venga promosso un supplemento di indagine con un nuovo mandato che affini l'investigazione con elementi precedentemente non considerati».
 

Sentiamo ancora Mariottini: «E' bene precisare, in particolare, che alcuni rischi che sono stati visti non si possono definire statisticamente significativi a causa del numero di soggetti che hanno accettato l'intervista perché troppo basso. Se avessimo avuto un numero più alto quei rischi provati sarebbero stati statisticamente più rilevanti. Questo perché abbiamo trattato con persone molto anziane. E' da tenere presente che noi abbiamo ascoltato i famigliari dei deceduti e molto spesso quando si intervistava un coniuge di 80/85 anni che aveva perso il proprio caro si incontravano delle resistenze e molte titubanze come attesta il dato relativo al 50% di rifiuti. Certo alla fine, per quanto riguarda i soggetti accertati, emerge un campione limitato, si tratta di un piccolo gruppo di 33 casi, relativo a pensionati/casalinghe/non-occupati per almeno 10 anni del periodo di esposizione e con informazione sulla distanza dell'abitazione da linee elettriche.. E' chiaro che per avere una maggiore forza lo studio avrebbe bisogno di un maggiore potenziamento. Uno studio è importante ma non è mai definitivo, cioè ce ne vogliono altri, sono necessari approfondimenti, però questo è un forte dato che non può essere ignorato».

Dunque seppur parziale, a causa dei motivi sopra indicati, si tratta di un documento autorevole e rilevante che attesta quanto in molti temevano: la Raffineria ha un impatto pesante sulla salute delle popolazioni che hanno la sfortuna di abitarvi vicino. Sempre all'Arpam fanno rilevare che si parla di deceduti per un certo tipo di tumore che sono stati esposti alle sostanze venti, trenta anni fa, quindi sarebbe utile vedere come sono andate le cose negli ultimi anni, se il rischio è diminuito, in un contesto che l'Agenzia definisce «migliore».

In ogni caso ci si sarebbe aspettati forti reazioni in proposito ma a parte coloro che da anni a Falconara si battono, purtroppo in minoranza, contro la presenza della Raffineria con proposte alternative serie e documentate, l'indagine non sembra aver provocato le dovute reazioni né da parte della classe politica e imprenditoriale né, ahimè, dell'opinione pubblica. Anzi sul versante della proprietà si è arrivati ad inviare una lettera alla cittadinanza dove si tende a screditare l'indagine perché lasciata «ad un solo esponente della comunità scientifica (si riferisce il dott. Andrea Micheli che ha diretto l'indagine ndr) e da un unico ente (sarebbe la Regione ndr)».
 

Loris Calcina, attuale consigliere comunale della lista civica falconarese «Cittadini in Comune» e da sempre in prima fila nella lotta contro la Raffineria commenta duramente la lettera della proprietà e il silenzio sull'indagine: «Il copioso denaro dell'Api in tasse ed il foraggiamento elettorale a destra e sinistra ha determinato un rapporto di sudditanza psicologica tra Società Api e partiti che si riverbera pesantemente sugli Enti locali ed i cittadini stessi. Mentre noi chiediamo di non fare la fine del triangolo della morte siciliano - Augusta Melilli Priolo - prevedendo un piano di risanamento a suon di energie rinnovabili (anche con investimenti Api) non un medico delle associazioni di categoria ha proposto un commento sull'Indagine epidemiologica, non un partito di centro destra o sinistra ha detto una parola sull'attacco Api agli epidemiologi, non una Amministrazione pubblica ha preso le difese dell'Istituto Nazionale Tumori e dell'Arpa Marche!».

Eppure anche in Italia, seppur tardivamente rispetto ad altri Paesi europei, in primis la Germania, sembra farsi sempre più crescente l'opzione verso le rinnovabili. Almeno stando alle statistiche dell'ultimo anno che attestano un aumento impetuoso degli impianti fotovoltaici e dei pannelli solari. Del resto la stessa famiglia Peretti Brachetti a poche decine di chilometri da Falconara, a Tolentino in provincia di Macerata, ha deciso di dare vita al più grosso impianto fotovoltaico della regione. Come più volte sottolineato dai comitati ambientalisti perché non pensare ad una scelta analoga a Falconara, preferibilmente in un sito distante dal litorale in modo da restituire la costa ad una economia turistica possibilmente diversa da quella cementificatrice della riviera romagnola?

Tra l'altro in regione esempi positivi non mancano. Qualche giorno fa è stato presentato il distretto «Green Tech» formato da sette piccole imprese insediate tra Matelica e Esanatoglia, nel maceratese, che si ripromette di sviluppare le «tecnologie verdi». Altro segnale viene dal Cantiere «Altremarche» all'interno del quale si sta sviluppando il progetto di dare vita ad un'associazione di imprenditori «verdi» (attualmente hanno dato la loro disponibilità 12 soggetti) che sperimenti ed investi in brevetti virtuosi nell'ottica di un modello economico alternativo.



Quanto riportato da Sergio Sinigaglia testimonia una volta di più quali siano i rischi derivanti per la salute pubblica da un certo tipo di sviluppo industriale. Da diversi anni gli epidemiologi evidenziano con sempre maggiore precisione il nesso tra esposizione a fattori inquinanti ed insorgenza di varie patologie (da numerose forme tumorali al Parkinson, passando per le allergie e le affezioni cardiovascolari) e l'insieme di questi lavori scientifici dovrebbero indurci a ripensare il nostro modello produttivo. Il Governo italiano, invece, si incaponisce a riproporre una struttura produttiva del tutto irrispettosa dell'ambiente e della salute pubblica. Il Senato ha approvato gli articoli del decreto legge che autorizza l'esecutivo (o chi per lui, leggasi imprese private) a trovare i luoghi atti all'edificazione di quattro nuove centrali nucleari (1). Una sola autorizzazione basterà a far tutto, le Regioni non avranno alcun ruolo decisionale in tale materia ed i luoghi designati saranno sottoposti a sorveglianza militare (2), proprio come avviene con le discariche. Si tratta di un modus agendi che potremmo definire "pinochettista" che è comunque in tono con le scelte politiche del Governo Berlusconi in materia e che, quindi, non stupisce. Ma tale decisionismo - e nemmeno questo stupisce - non genera consensi: Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, ha promesso che si opporrà in ogni modo alla ventilata scelta di costruire una centrale nel territorio da lui governato, invitando la popolazione a ribellarsi apertamente (3). Nessuna persona accorta può desiderare di avere una centrale nucleare a pochi km da casa, in quanto tutti sanno i rischi che queste comportano: non è vero che una centrale nucleare non inquina (i tempi di decadimento della radioattività possono misurarsi in decine di migliaia di anni), devastano il paesaggio, distruggono l'economia agricola e turistica (comprereste le verdure coltivate di fianco ad una centrale nucleare? Andreste in vacanza nei pressi di un reattore?). Oltretutto, i costi della "ri-nuclearizzazione del paese appaiono spaventosi: si calcola che la realizzazione delle nuove quattro centrali costerebbe 20 miliardi di Euro (4), se non 24 (5). Un reattore nucleare, a differenza dei diamanti, non "è per sempre", ma ha una vita di 30 anni, dopodiché va cambiato, dando il via ad un ulteriore processo di spesa. Va poi ricordato che l'Italia è un paese ad altissimo rischio sismico e che edificare sul suo territorio centrali nucleari appare quantomeno incauto. Serve aggiungere altro?





NOTE
(1): Roberto Petrini, Nucleare, via libera del Governo. Sei mesi per scegliere i siti, in http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/via-nucleare/via-nucleare.html
(2): Si noti che la maggioranza degli italiani è decisamente sfavorevole alla costruzione di nuove centrali nucleari. A tal proposito si veda il contenuto di un sondaggio Eurispes riportato in http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/sondaggio-eurispes/sondaggio-eurispes.html
(3): Si veda http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/politica/2009/14-maggio-2009/nucleare-regione-insorge-vendola-abbiamo-gia-dato-ora-ribellione-popolare--1501353500156.shtml
(4): Si veda http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/universita/2009/14-maggio-2009/gli-impianti-sono-sicuri-puliti-ma-dietro-casa-non-piace-scorie-rebus-1501353651548.shtml . A parlare è un fisico nucleare pugliese, il dottor Nicola Colonna, certo non sospetto di anti-nuclearismo.
(5): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/dossier-nuove-centrali/dossier-nuove-centrali.html