2010.12.20 - Doverosa apologia di Maurizio Gasparri


Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammetterlo: a noi comuni mortali è precluso quel che può il senatore Gasparri. Basta guardarlo in faccia (ammesso che gliela si trovi al primo colpo, cosa non facile) per rendersene conto. Il lettore che ha la pazienza di soffermarsi su queste modeste righe, sia onesto e chieda a se stesso: ma se io avessi avuto una faccia come quella di Gasparri, avrei mai potuto diventare ministro della Repubblica?

Avrei mai potuto aspirare ad essere condirettore di un giornale, per quanto questo si chiami “Secolo d’Italia” e non goda della medesima fama di attendibilità del “New York Times”?
Avrei mai potuto sperare di essere capogruppo del più votato partito nazionale a Palazzo Madama?
Avrei mai potuto scrivere, sempre con quella faccia, un libro intitolato L’età dell’intelligenza senza che qualcuno potesse fare la scontatissima battuta “Aò, so’ sicuro che er libbro nun parla de te!”? (1)
No, caro lettore, non avresti potuto. Non provare a insistere, non è il caso. Tu non sei Gasparri, tienilo bene a mente.

Gasparri ha una tale profondità interiore che riesce persino a vanificare gli sforzi della satira. Prendete la feroce imitazione che di lui ha fatto il pur bravo Neri Marcorè: l’attore ha inteso rappresentare il politico come un pesce lesso, un uomo di nessuna cultura e ancor minore intelligenza, un opportunista della peggior specie, un uomo frustrato da pulsioni sessuali che non riesce a soddisfare e quant’altro. Ebbene, qualsiasi uomo politico avesse subito una simile imitazione sarebbe uscito distrutto. Gasparri, invece, no. Lo avete mai incontrato dal vivo? Ebbene, se e quando avrete la fortuna di farlo, vi renderete conto anche voi che il ritratto che ne ha fatto Marcorè è del tutto inappropriato ed esclamerete: “Ma quella non è l’imitazione di Gasparri, è l’imitazione di Albert Einstein!”.

Il lettore che ha avuto la bontà d’animo di giungere fin qui si domanderà: “Ma allora intendi dire che la realtà ha superato la fantasia e che il vero Gasparri è ancor più stupido della sua farsa?”. No, niente affatto.

Al contrario, Gasparri è al di là del bene e del male, non è misurabile con i normali parametri con cui solitamente si giudica un essere umano. Gasparri è oltre le nostre capacità di comprensione, dinanzi a lui ognuno di noi è inadeguato. Egli è a tutti gli effetti un’opera d’arte e l’arte – i democratici finiscano di pensare il contrario – non è accessibile a tutti.

Partiamo da un assunto basilare: essendo Gasparri un contemporaneo, egli è a tutti gli effetti un’opera d’arte contemporanea. Fin qui, si spera, non ci piove.

Stabilito questo, il lettore che ha avuto così tanta educazione da arrivare a questo punto, si ponga un’altra domanda: io ho mai capito un’opera d’arte contemporanea? Se egli è onesto, non potrà che rispondere “No”.

Si prenda ad esempio il famoso “Dito medio” che Maurizio Cattelan ha installato in Piazza degli Affari a Milano. Ebbene, tu, lettore che non riesci a penetrare la sofferenza e lo spasmo interiore che animano un uomo come il già citato Cattelan, vedendo la sua mirabile opera ti chiederai: “E chi è questo grandissimo stronzo la cui mente palesemente malata ha concepito una simile idiozia? Ma perché non gli danno quattro sganassoni come Iddio comanda così gli passa la voglia di prendere per i fondelli la gente?”.

Ecco, caro lettore, qui – sia detto con tutto il rispetto – emerge tutta la tua inadeguatezza culturale di fronte alle forme espressive dei nostri giorni. Il “Dito medio” è un’opera di grande prestigio, di profonda e sincera capacità critica rispetto alle ineguaglianze sociali dei nostri tempi. Se non la capisci la colpa è tua che ancora ti incanti davanti a cubismi, espressionismi e impressionismi vari, che ancora perdi il tuo tempo a fare la fila al Louvre, al Prado, ai Musei Vaticani e così via, tutti luoghi in cui si conservano cosette che meriterebbero il rogo, tanto sono sorpassate.

Lo vedi, caro lettore, che il minchione sei tu?

Il lettore abbia il coraggio di ammettere che anche, nel momento in cui si è trovato il volto di Gasparri in tv intento a dire la sua sui fatti politici del giorno, ha esclamato, esattamente come davanti al “Dito medio”: “E chi è questo grandissimo stronzo la cui mente palesemente malata ha concepito una simile idiozia? Ma perché non gli danno quattro sganassoni come Iddio comanda così gli passa la voglia di prendere per i fondelli la gente?

Minchione, volgare, antiquato e scurrile, ecco cosa sei, amico lettore.

Si prenda in considerazione quel che Gasparri ha audacemente suggerito nella giornata di ieri. Questo supremo esponente del moderatismo di casa nostra, di fronte alle agitazioni degli studenti, ha detto che “qui ci vuole un 7 aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo”. Gasparri, tonitruantemente come al suo solito, ha poi affermato “Qui serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c'è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie […] Per non far vivere all'Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l'area della sinistra”.

Il lettore non troppo acculturato si chiederà: “Ma cosa è successo il 7 aprile 1978?”.Dolorosamente gli si dovrà rispondere: “Niente”.

Gasparri, infatti, non si riferiva al 7 aprile 1978, bensì al 7 aprile 1979. Tuttavia, sarebbe ingeneroso e sbagliato pensare che Gasparri sia un ignorantone che non sa la storia e quindi commette errori ogni volta che apre bocca. Giustamente, Gasparri lascia i dettagli e il facile nozionismo ai mediocri, e lo stesso dicasi per orologi e calendari. E, del resto Gasparri fa la storia, per cui a cosa gli serve conoscerla? Egli è puro spirito e volontà di potenza, i noiosi libri li lascia volentieri agli smidollati e ai froci.

Ciò detto, il 7 aprile 1979 le forze dell’ordine eseguirono quindici arresti voluti dal sostituto procuratore di Padova, Pietro Calogero. Tra gli arrestati vi furono Toni Negri, Oreste Scalzone, Luciano Ferrari Bravo, Pino Nicotri. Sfuggì alla cattura, tra gli altri, Franco Piperno. Erano esponenti di Autonomia operaia o Potere operaio: di certo tutti estremisti di sinistra, ma non appartenenti al terrorismo armato. Invece Calogero, fece due più due e teorizzò: “siccome sono estremisti, sicuramente le Brigate rosse – essendo estremiste per definizione – sono state messe in piedi da loro. E siccome le Brigate rosse hanno ucciso Moro, loro sono anche colpevoli di questo e di molto altro”.

Ora, ragionando come ragionò (si fa per dire) il dottor Calogero, a chiunque potrebbero essere attribuiti reati non commessi. Gorbaciov, che era comunista, poteva essere accusato di aver sterminato i kulaki; i partigiani delle Brigate Garibaldi di aver massacrato i contadini a Bronte; George Marchais di essere corresponsabile degli eccidi compiuti durante il Terrore rivoluzionario e tanto altro ancora. I processi stabilirono poi che il cosiddetto “teorema Calogero” non aveva fondamento alcuno, chissà perché?

Cosa vorrebbe fare Gasparri oggi? Facile (i grandi fanno sempre le cose facili, ricordatelo amico lettore).

Punto 1: Gasparri ha notato che i giovani i quali hanno partecipato alla manifestazione romana del 14 dicembre, dando luogo a scontri con i tutori dell’ordine pubblico, sono di sinistra.
Punto 2: secondo Gasparri, i giovani di sinistra frequentano tutti i centri sociali.
Punto 3: Poiché il 14 ci sono stati scontri, si deve concludere che i centri sociali sono popolati di teppisti, picchiatori e bastonatori di ogni ordine, grado e sesso.
Punto 4: Prima della prossima manifestazione studentesca, arrestiamo tutti i frequentatori di centri sociali, così i cortei si svolgeranno in maniera pacifica e con lanci di margherite tra manifestanti e celerini. poi, il giorno dopo li rimandiamo a casa.

Effettivamente, quello realizzato ieri da Gasparri è un autentico colpo di genio. A nessuno poteva venire in mente un’idea del genere, ed è ovvio che in queste modeste parole non vi sia la minima traccia di ironia, ma solo il tangibile segno di una profonda stima per il senatore Gasparri.

Il lettore giunto fin qui potrebbe obiettare: “Ma non è possibile arrestare un uomo solo per le sue presunte appartenenze politiche, e senza che abbia commesso alcun reato. Lo vieta la Costituzione, ma prima di essa anche il buonsenso”.

Ecco, caro lettore, cosa ti frega: la Costituzione e il buonsenso. Se tu, lettore, fossi un uomo o una donna al passo con i tempi, sapresti che la diade Costituzione e buonsenso è inattuale come le diadi Gianni e Pinotto; Mario e Pippo Santonastaso; Edoardo Vianello e Wilma Goich; penna e calamaio; falce e martello; diritti e lavoro. Una delle tante boiate di questo stramaledetto Novecento che, grazie al cielo, è finito e si è dissolto nel nulla. Prevengo un’obiezione: e l’habeas corpus?

Gasparri, con l’enorme facilità con cui domina tutti i concetti socio-storico-economico-politici degli ultimi dodicimila anni, vi direbbe con la sua voce soave, tipica di chi non vuol dare a pesare la propria superiorità: “Aò, e che è? ‘Na palestra su la Nomentana?”.
Osereste dargli torto?

Il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, non raggiunge i vertici del sublime quotidianamente toccati dal senatore Gasparri, tuttavia è anch’egli un gigante della politica: “Estendiamo il Daspo alle manifestazioni politiche” ha esclamato l’altro giorno presumibilmente beandosi di sé (3).

Ecco, io ricordo che quando andavo a vedere le partite di calcio, i tifosi della curva da me frequentata dicevano: “No ai Daspo, no alle tessere del tifoso, no alle telecamere, no alle misure restrittive per gli ultras”. La motivazione di questi no era essenzialmente una: “Se un giorno queste misure passeranno per noi, domani qualcuno si sentirà legittimato a estenderle anche ai cortei politici, alle manifestazioni di piazza e agli scioperi. Noi siamo liberi cittadini e abbiamo diritto alla libertà di espressione e movimento. Difendendola per noi, la difendiamo per tutti”. Quei tifosi, purtroppo per loro, non si sentivano politicamente granché vicini a Gasparri e Mantovano: il mondo, ahinoi, deve percorrere una lunga strada prima di giungere alla perfezione, e sovente prodursi in certi exploit culturali è un po’ come tirare le perle ai porci.

Dovremmo invece essere contenti se a qualcuno che innalza cartelli con scritto “Gelmini dimettiti”, “La Russa fascista” o “Berlusconi sei la vergogna di tutta Europa” venisse appioppato un Daspo. Che ne so, magari per tre anni non lo facciamo partecipare ai cortei, ai concerti rock, alle manifestazioni benefiche per quei comunisti rompicoglioni di Emergency, alle tombolate dei circoli Arci e così via. Splendido, davvero!

Faccio notare solo un’ultima cosa: Gasparri e Mantovano sono esponenti del Pdl, ma la loro carriera politica si è svolta tutta all’ombra di Gianfranco Fini, quel signore che oggi fa tanto l’antiberlusconiano e che dal 1994 a poche settimane fa ha appoggiato tutti i provvedimenti ad personam che il Presidente del Consiglio si è cucito addosso.

Secondo gli alti vertici del Partito democratico (mi riferisco a Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Enrico Letta, Walter Veltroni e altri) sarebbe cose buona e giusta cercare una coalizione con l’appena citato Fini, Casini e Rutelli, evitando quindi di tentare di costruire uno schieramento di sinistra in grado di rianimare l’elettorato progressista e sconfiggere Berlusconi. “No alle primarie, no a una possibile alleanza con Vendola”, ha tuonato Bersani l’altro giorno (4).

Io queste prese di posizione le stimo tantissimo. Significa che la sinistra sta finalmente capendo l’alto valore etico-politico degli uomini della destra nazionale. Verrà il giorno in cui il Pd si alleerà con Berlusconi e metterà come simbolo di partito le labbra siliconatissime della figlia del Presidente del Consiglio. Quel giorno sarà arrivata a compimento la lunga marcia attraverso le istituzioni e nessuno potrà più toglierci dal governo, a meno di improbabili colpi di testa del nuovo segretario del Pd, Alfonso Signorini, e del suo vice, Maurizio Cattelan.





NOTE
(1): Cfr. http://www.gasparri.it (sezione “Biografia”) e lo spazio Facebook del senatore Gasparri http://www.facebook.com/pages/Maurizio-Gasparri/20737367661
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/gasparri_terroristi-10382634/
(3): Cfr. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Scontri-a-Roma-Mantovano-Estendere-Daspo-alle-manifestazioni-pubbliche_311419244799.html
(4): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/bersani_primarie-10316835/