2010.05.27 - Nathan Falco Briatore
Il piccolo Nathan Falco Briatore sta vivendo un incubo, dice sua madre (1). Non vorrei mai vivere da ricco, si corrono rischi che noi comuni mortali non possiamo nemmeno immaginare.
Innanzitutto un ricco ha troppe tasse da pagare e contro di esse non ha alcuna possibilità di difesa. Così il ricco è costretto ad inventarsi – ovviamente vincendo tutta una serie di obiezioni morali in quanto un ricco è sempre e comunque onesto – degli stratagemmi per sfuggire a questo vampiro chiamato Stato il quale si ostina con demoniaca pervicacia a mettergli le mani in tasca.
Il ricco corre così il rischio che lo Stato, che è una sanguisuga inappagabile, gli sequestri lo yacht. E lo yacht per un ricco è un diritto sindacale minimo, corrispondente né più né meno al pagamento del’indennità di lavoro straordinario per un lavoratore della fonderia che presti servizio per più di quaranta ore settimanali. Il ricco, si sa, ha una psiche delicata e cagionevole, perché l’amministrazione del suo cospicuo patrimonio richiede un impegno e comporta uno stress che il comune lavoratore non può minimamente immaginare. Cosa può realizzare delle fatiche del ricco un uomo che guadagna, poniamo caso, 1.300 € al mese? Nulla. Il privilegiato lavoratore, infatti, una volta pagato il mutuo, le bollette, le sue piccole ed ignobili tasse e l’assicurazione dell’auto, il suo stipendio lo ha bello e terminato. Niente soldi, niente stress. Invece immaginatevi il ricco, sempre lì a contare e ricontare il denaro in entrata (vi fidereste voi dei collaboratori? No di certo), a cercare luoghi ove lo Stato non sia una sanguisuga ma rispetti il sacrosanto diritto del ricco ad essere tale senza tanti rompimenti di coglioni (questi luoghi sono quelli che i poveri, con la loro fervida immaginazione tipica delle persone non stressate, sono soliti definire paradisi fiscali), a telefonare al commercialista che non c’è mai, a ricordare quante persone – meglio se di carnagione scura – egli ha assunto in nero, a trasferire la propria residenza in luoghi dove non ci siano poveri (la cui visione, è notorio, provoca profonda infelicità al ricco, persona sempre e comunque troppo sensibile per assistere in prima persona alle storture del mondo), a pagare escort per vincere la propria perenne infelicità, a cercare cliniche private per sé e per la propria signora al fine di cancellare quegli orribili inestetismi da poveri che siamo soliti chiamare rughe.
Ecco, l’uomo della strada che vive con 1.300 € al mese queste cose non le potrà mai capire. E taccio di chi ha la fortuna di vivere con meno.
Non ricadano sui figli le colpe dei padri, e nemmeno le sfortune. Per questo dobbiamo essere vicini al piccolo Nathan Falco e ai suoi genitori (a proposito: chissà che fatica trovargli quel nome da ricco, marchio per ricordagli in eterno la sfortuna della sua condizione di bambino abbiente). Essere vicini al pargoletto con il cuore e con i fatti, magari pagando le tasse al posto suo e di chi lo ha messo al mondo. In fondo, che cosa ne facciamo dei soldi noi poveri, visto che godiamo dell’enorme privilegio di non averne?
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_25/gregoraci-yacht-sequestrato-briatore-falco-piange_9db149e2-67f0-11df-b83f-00144f02aabe.shtml
Innanzitutto un ricco ha troppe tasse da pagare e contro di esse non ha alcuna possibilità di difesa. Così il ricco è costretto ad inventarsi – ovviamente vincendo tutta una serie di obiezioni morali in quanto un ricco è sempre e comunque onesto – degli stratagemmi per sfuggire a questo vampiro chiamato Stato il quale si ostina con demoniaca pervicacia a mettergli le mani in tasca.
Il ricco corre così il rischio che lo Stato, che è una sanguisuga inappagabile, gli sequestri lo yacht. E lo yacht per un ricco è un diritto sindacale minimo, corrispondente né più né meno al pagamento del’indennità di lavoro straordinario per un lavoratore della fonderia che presti servizio per più di quaranta ore settimanali. Il ricco, si sa, ha una psiche delicata e cagionevole, perché l’amministrazione del suo cospicuo patrimonio richiede un impegno e comporta uno stress che il comune lavoratore non può minimamente immaginare. Cosa può realizzare delle fatiche del ricco un uomo che guadagna, poniamo caso, 1.300 € al mese? Nulla. Il privilegiato lavoratore, infatti, una volta pagato il mutuo, le bollette, le sue piccole ed ignobili tasse e l’assicurazione dell’auto, il suo stipendio lo ha bello e terminato. Niente soldi, niente stress. Invece immaginatevi il ricco, sempre lì a contare e ricontare il denaro in entrata (vi fidereste voi dei collaboratori? No di certo), a cercare luoghi ove lo Stato non sia una sanguisuga ma rispetti il sacrosanto diritto del ricco ad essere tale senza tanti rompimenti di coglioni (questi luoghi sono quelli che i poveri, con la loro fervida immaginazione tipica delle persone non stressate, sono soliti definire paradisi fiscali), a telefonare al commercialista che non c’è mai, a ricordare quante persone – meglio se di carnagione scura – egli ha assunto in nero, a trasferire la propria residenza in luoghi dove non ci siano poveri (la cui visione, è notorio, provoca profonda infelicità al ricco, persona sempre e comunque troppo sensibile per assistere in prima persona alle storture del mondo), a pagare escort per vincere la propria perenne infelicità, a cercare cliniche private per sé e per la propria signora al fine di cancellare quegli orribili inestetismi da poveri che siamo soliti chiamare rughe.
Ecco, l’uomo della strada che vive con 1.300 € al mese queste cose non le potrà mai capire. E taccio di chi ha la fortuna di vivere con meno.
Non ricadano sui figli le colpe dei padri, e nemmeno le sfortune. Per questo dobbiamo essere vicini al piccolo Nathan Falco e ai suoi genitori (a proposito: chissà che fatica trovargli quel nome da ricco, marchio per ricordagli in eterno la sfortuna della sua condizione di bambino abbiente). Essere vicini al pargoletto con il cuore e con i fatti, magari pagando le tasse al posto suo e di chi lo ha messo al mondo. In fondo, che cosa ne facciamo dei soldi noi poveri, visto che godiamo dell’enorme privilegio di non averne?
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_25/gregoraci-yacht-sequestrato-briatore-falco-piange_9db149e2-67f0-11df-b83f-00144f02aabe.shtml