2010.08.14 - Le auguro caldamente di morire
Ad agosto, si sa, non succede mai nulla. Sì, sta per cadere il governo, ma in Italia questo non può certo essere considerato un evento. Lo stesso discorso può essere fatto per l’ennesima dichiarazione di Umberto Bossi sul “sacco di milioni di settentrionali che si possono incazzare” se non si va a votare subito (1).
Dovremmo iniziare a riconoscere che Bossi è un disco rotto e che non esistono uomini più paciosi e bonaccioni di quelli che da Roma in giù vengono sovente chiamati “polentoni”. Colui il quale millanta di esserne il leader parla un giorno sì e l’altro pure di fucili, mobilitazioni, piazze, incazzature, guerre, secessioni e quant’altro. Loro – i “polentoni”, intendo – se ne stanno al bar buoni buoni come agnellini. Non avessero da evadere il fisco, li compatiremmo perché non saprebbero come passare il tempo.
Così, per parlare di qualcosa, occorre tornare indietro di quasi un mese e mezzo, quando in quel di Firenze si è verificato un fatto che ha turbato le coscienze dell’intera popolazione italiana, senza eccezione alcuna.
Le persone che hanno la bontà di leggere le banalità presenti in questo sito sono al corrente che il dottor Gianfranco Rotondi da Avellino non solo è stato il fondatore, leader unico e indiscusso di un partito fondamentale nella scena politica nazionale quale la Democrazia Cristiana per le Autonomie (attualmente confluita nel Pdl), ma riveste l’imprescindibile incarico di ministro per l’Attuazione del programma nell’esecutivo Berlusconi quater.
Allo stesso modo, i lettori di questo sito, come la popolazione italiana nella sua interezza, sanno che questo cinquantenne dimostra il triplo dei suoi anni a causa dei sovrumani sforzi cui quotidianamente viene sottoposto dagli incalzanti impegni politici che riempiono la sua agenda (2). Nessuno può ignorare che se domani – si tocchi doverosamente ferro – Rotondi venisse a mancare, il paese perderebbe il perno su cui è poggiato, la bussola con la quale si orienta, il verbo che la rappresenta, l’intelligenza che la guida, la misericordia che la nobilita, la cultura che la illumina. L’Italia senza Rotondi, sia detto senza esagerazione alcuna, sarebbe un canto senza voce, un amore senza speranza, una rosa senza profumo, un Gioachino Rossini senza crescendo, un fuoco senza calore.
Questa ampia (ma doverosa, data l’importanza del personaggio) premessa serve a far capire all’eventuale lettore straniero non al dentro delle vicende italiane in quale costernazione sia stata gettata l’Italia tutta da quel signore fiorentino che, riconoscendo il fiero sguardo del ministro Rotondi in Viale Spartaco Lavagnini in una torrida giornata di luglio, gli chiedeva: “Scusi, lei è per caso il ministro Gianfranco Rotondi?”
Dal canto suo, questi, dopo averci abbondantemente pensato (ogni cervello ha i suoi tempi, come si sa), replicava orgoglioso: “Ebbene sì, caro amico, hai la ventura di trovarti di fronte il ministro Gianfranco Rotondi”.
A questo punto, l’anonimo fiorentino, invece di inginocchiarsi e baciare la mano all’uomo politico che tutto il mondo ci invidia, si rivolgeva con malcealto astio all’impavido Rotondi e affermava: “Le auguro caldamente di morire!” (3)
In quell'istante sull’Italia si è addensata una nube plumbea che ancora oggi offusca il nostro cielo e che forse mai più si dissolverà. Su ognuno di noi si sono abbattute disgrazie e sciagure come nemmeno a Giobbe. Per forza: Giobbe era un giusto, noi siamo dei bestemmiatori e le nostre sciagure ce le meritiamo. Solo dei bestemmiatori (per di più in odore di comunismo giustizialista) possono incontrare la luminosa e aureolata figura del ministro Rotondi e augurargli l'istantaneo decesso.
Eppure, il ministro Rotondi non ha provato il benché minimo turbamento. Appena un attimo dopo essersi sentito augurare la morte immediata dal vile marrano comunista, Egli (cominciamo ad usare la maiuscola, l’uomo la merita) faceva ricorso a tutto il suo equilibrio interiore, si illuminava di cristiana benevolenza e, da quel samaritano che è, domandava: “Amico, perché dalla tua bocca escono queste parole?”
L’amico (che tanto amico non doveva essere, ma uomini misericordiosi come Rotondi non sanno cosa sia il Male, per cui riescono a vedere il Bene anche dove noi comuni mortali crediamo non sia), si infervorava ancora di più e nell’allontanarsi rispondeva torvo: “Io la disprezzo molto, così come disprezzo tutto il Governo, e per questo auguro a tutti voi di morire. Io non credo alle iettature, credo solo all’odio. Lei, invece, magari ora andrà anche in chiesa a pregare”.
E allora Rotondi dava la dimostrazione massima (peraltro inutile, perché ognuno di noi sapeva già che Egli è capace di questo e altro) di essere più francescano di San Francesco e più cristiano di Gesù Cristo e replicava, colmo di dolore e carità: “Sì, è vero, andrò in chiesa a pregare per lei”.
Ed Egli vi andava davvero. Ma non perché, come sostengono i maligni, a Firenze non avesse nulla da fare (è vero che Egli ha dichiarato di trovarsi lì “per motivi inerenti la professione di mia moglie”, ma lo ha fatto perché uomo modesto e schivo, aduso a lavorare lontano dalla luce dei riflettori), bensì perché è Spirito cristiano fattosi uomo.
Quali siano state le preghiere del ministro Rotondi non ci è dato sapere. Sorprende però la coincidenza del fatto qui ricostruito (verificatosi il 6 luglio) con l’inizio del declino del Governo Berlusconi.
Che Dio esista e sia anch’egli vigliaccamente schierato a sinistra?
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_agosto_14/bossi-impossibile-ricucire_db35c3e0-a78a-11df-9159-00144f02aabe.shtml
(2): Per la biografia di Gianfranco Rotondi, si veda http://www.governo.it/Governo/Biografie/ministri/Rotondi_Gianfranco.html
(3): Sul tema si veda http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/6-luglio-2010/rotondi-aggredito-verbalmente-ministro-preghero-lei-1703340765032.shtml