2010.12.27 - Lorsignori tendono naturalmente alla dittatura


Si è soliti dire che a Natale tutti diventano più buoni. Chi scrive è notoriamente scettico, per cui – duole dirlo – ha sempre guardato a questa asserzione con parecchia diffidenza.

La vita, si sa, è crudele due volte: la prima perché illude, la seconda perché disillude. A ognuno di noi è capitato di decollare sulle ali dell’illusione e di atterrare senza paracadute sul duro suolo della realtà: è successo per la vita privata, per le passioni politiche e per le ambizioni professionali. Solo una categoria di persone non regala mai illusioni, quella dei grandi capitalisti. Loro sono coerenti, occorre dirlo e riconoscerlo. Coerenti e tetragoni.

Il 23 dicembre, Sergio Marchionne annunciava trionfante: "E' un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un'intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento. Mirafiori inizia oggi una nuova fase della sua vita" (1). Cos’era successo? Semplice: i sindacati gialli (Cisl, Uil, Fismic e Ugl) avevano appena firmato un accordo con la Fiat, il quale prevede i seguenti punti (da http://www.repubblica.it/economia/2010/12/27/news/mirafiori_27_dicembre-10605712/):

Orario di lavoro
Nel 2012 nascerà una nuova società in joint-venture Fiat-Chrysler. Secondo il nuovo accordo, l’orario potrà strutturarsi in quattro tipologie. Al momento del passaggio da un sistema all'altro, "l'azienda avvierà un esame con i sindacati". La procedura dovrà durare non più di due settimane, dopodiché l'azienda applicherà l'orario da lei prescelto:
1. Due turni di 8 ore per cinque giorni alla settimana (5 per 2);
2. Tre turni (di cui uno di notte) di 8 ore per cinque giorni alla settimana (5 per 3);
3. Tre turni (di cui uno di notte) di 8 ore su sei giorni, sabato compreso (6 per 3);
4. Al momento del passaggio dal sistema "5 per 3" al sistema "6 per 3", le parti valuteranno anche la possibile sperimentazione, per un periodo non inferiore ai 12 mesi, di uno schema che prevede due turni di 10 ore per sei giorni alla settimana (2 per 6). I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre.
L'azienda potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore annue di straordinari, contro i 40 odierni, e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore.

Pause e mensa
Ogni turno di lavoro prevede tre pause di 10 minuti ciascuna (30 minuti), contro i 40 minuti complessivi odierni. I dieci minuti lavorati in più saranno compensati con 45 euro lordi mensili.
Nel caso di turni di 10 ore, le pause rimarranno invece di 40 minuti complessivi. Il nuovo sistema di pause entrerà in vigore dal 4 aprile 2011.
Nulla si sa della pausa mensa di mezz'ora. A Pomigliano la Fiat voleva spostarla a fine turno, ma nel caso di Mirafiori la questione verrà nuovamente discussa quando nascerà la joint-venture con Chrysler.

Malattia e assenteismo
L'accordo prevede percentuali massime di assenteismo:
- il 6% a luglio 2011;
- il 4% a gennaio 2012;
- il 3,5% dal 2013.
Chi si ammala in un giorno prefestivo o immediatamente prima delle ferie non si vedrà pagato il primo giorno di malattia. Sono escluse patologie gravi.

Contratto e scioperi
Per firmare questo contratto, Fiat è uscita da Confindustria. Ciò le consente di non concedere ai lavoratori il diritto di eleggere i delegati di fabbrica.
Soltanto i sindacati che hanno firmato l’accordo possono nominare rappresentanti aziendali.
I sindacati che sciopereranno contro l'accordo potranno essere puniti con l'annullamento dei permessi.
Non sarà più la Fiat a trattenere le quote di iscrizione sindacali dalle buste paga, ma i sindacati stessi.
I lavoratori che sciopereranno contro l'intesa potranno essere licenziati, a prescindere dalla loro appartenenza sindacale. Ciascun lavoratore avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint-venture.



Occorrerebbe chiedere a Marchionne cosa abbiano da festeggiare i lavoratori dopo un’intesa simile: è stato loro negato il diritto di sciopero; non potranno opporsi al fatto che l’azienda potrà farli lavorare dieci ore al giorno senza concedergli nemmeno un minuto di pausa in più (se invece continueranno a lavorare otto ore al giorno, avranno dieci minuti di pausa in meno e forse mangeranno a fine turno, dopo sette ore e mezza trascorse senza toccare cibo, manco fossero servi della gleba); per loro non vigerà più nemmeno la presunzione di innocenza, per cui se si ammaleranno di venerdì saranno automaticamente considerati assenteisti e la parola di Marchionne varrà più di quella del medico curante; non potranno nemmeno rinunciare a svolgere 120 ore annue di lavoro straordinario che potrebbero diventare perfino 200.

Marchionne, bontà sua, predica la bontà del sistema tolemaico: più che il maglioncino, gli starebbe bene la toga di giudice dell’Inquisizione. Egli va contro la logica, l’etica e la storia. Nel mondo, infatti, i diritti dei lavoratori dovrebbero tendere ad ampliarsi, la quantità delle ore lavorate dovrebbe via via diminuire, le condizioni di vita in fabbrica dovrebbero essere sempre più salutari. Marchionne invece pensa sia giusto il contrario. Invece di operare per allargare i diritti dei lavoratori occidentali al resto del mondo, vuole importare le condizioni vessatorie e i salari da fame dei lavoratori asiatici da noi.

Si dirà che chi scrive ce l’abbia con l’amministratore delegato della Fiat, ma la cosa non corrisponde minimamente al vero. Chi scrive pensa, e quanto accade lo convince sempre di più della bontà di tale opinione, che l’etica e il capitalismo siano due rette parallele che mai, nemmeno all’infinito, si incontreranno. Del resto, come potrebbe essere vero il contrario, dal momento che il sistema economico vigente, come evidenziò il caro e vecchio Marx, si basa sul furto legalizzato del plusvalore effettuato dal datore di lavoro nei confronti del proletario?

Il sistema mediatico dominante classifica come “vetero” chi ragiona in questo modo: del resto, si sa, trovarsi sul libro paga dei padroni del vapore è il più efficace invito all’autocensura che sia mai stato messo a punto. Gli unici “vetero” invece sono Marchionne e i suoi compari, uomini che di fronte al profitto aziendale e personale (l’uomo con il maglioncino guadagna ciò che guadagnano 400 suoi dipendenti, vive in Svizzera e va a lavorare in elicottero) sacrificano il diritto alla dignità di migliaia di persone.

Proprio per questo, la Fiom si è rifiutata di firmare l’accordo-capestro. Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici, ha affermato che “Il 2 ottobre 1925 Mussolini, la Confindustria e i sindacati corporativi fascisti firmavano a Palazzo Vidoni un accordo che cancellava le elezioni delle commissioni interne. L’accordo di Mirafiori che cancella le elezioni delle rappresentanze aziendali è, da allora, il più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro. [Esso] abolisce la democrazia e istituisce un regime di fiduciari come durante il fascismo ed è di una gravità inaudita che Cisl e Uil abbiano potuto sottoscriverlo, è una rottura senza precedenti a cui non si potrà che rispondere con la lotta e la mobilitazione democratica. Per questo è convocato il Comitato centrale della Fiom il 29 dicembre e da li dovrà partire una risposta in grado di fermare questo attacco. Per questo rinnovo la richiesta a Susanna Camusso di fare lo sciopero generale e di non continuare a illudersi che la Confindustria si dissoci da Marchionne. Non è successo nel 1925 e non succederà oggi” (2).

L’analisi di Cremaschi è condivisibile. Stando al dettato dell’accordo del 23 dicembre, la Fiom (che, sia detto per inciso, è il più grande sindacato dei metalmeccanici) non avrebbe nemmeno diritto a dire la sua su quanto accade nello stabilimento piemontese. Marchionne crede che il conflitto sociale si possa annullare per decreto e tappando la bocca all’avversario: in realtà, nessuna abitazione è mai diventata pulita nascondendo la polvere sotto il tappeto, e se l’ad di Fiat è convinto del contrario andrà inevitabilmente incontro a sorprese per lui sgradevoli.

Sarebbe bene che Marchionne iniziasse a fare il proprio lavoro, ammesso sia capace di farlo. Fino a ora, infatti, l’uomo con il maglioncino si è distinto per alcune operazioni di natura prettamente finanziaria, per essersi fatto regalare la Chrysler, per una saccente intervista da Fazio e per aver messo nel mirino la Fiom. Di modelli automobilistici innovativi, invece, si è visto davvero poco. Tanto fumo e niente arrosto, insomma. Se si pensa che Fiat possa risultare vincente sul mercato limitandosi a zittire i sindacati e producendo sempre le stesse auto, si è persone quantomeno sopravvalutate.

Lorsignori, avrebbe detto l’immenso Mario Melloni, tendono naturalmente alla dittatura, e i molti servi sciocchi che popolano il paese gli danno anche lo scettro del potere in cambio di qualche briciola. Chi scrive chiede invece il rispetto dei lavoratori e dei loro immensi sacrifici quotidiani. È tutelando questa gente che si difende la ormai stinta democrazia del nostro paese.



NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/economia/2010/12/23/news/mirafiori_c_l_accordo_la_fiom_non_firma-10549559/
(2): Cfr. http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_27/fiom-cremaschi-camusso-sciopero_a3117bb2-11c5-11e0-8f66-00144f02aabc.shtml