2009.07.07 - Abusi di potere
Ai tempi del fascismo, quando Benito Mussolini si recava in visita in qualche città, i sospetti di antifascismo venivano incarcerati qualche giorno prima dell'arrivo del duce e rimessi in libertà dopo la sua partenza.
Va da sé che non occorrevano prove della volontà di manifestare dissenso: si finiva dietro le sbarre perché si aveva quel pensiero, punto e basta, e si sa che le dittature erano e sono tali in quanto si fanno beffe del diritto e delle libertà basilari di una persona. Molte pratiche del Ventennio sono tornate di moda nell'Italia di oggi: tra queste c'è il ricorso agli arresti preventivi. Ventuno giovani di estrema sinistra sono stati arrestati l'altro ieri perché sospettati di aver provocato disordini a Torino il 19 maggio (1). Ora, a prescindere dalla consistenza dei sospetti, non si capisce per quale motivo queste persone siano state incarcerate solo 45 giorni dopo lo svolgersi dei fatti. Potevano farlo subito, dal momento che li avevano identificati. Pare però che qualcuno temesse che i ragazzi volessero recarsi a L'Aquila per il G8, e non certo per applaudire Berlusconi. La cosa pareva brutta. Non il dissentire, ma l'essere potenzialmente dissenzienti è diventato reato non scritto nell'Italia di oggi, un paese che somiglia sempre più al suo triste passato ed in cui gli abusi di potere si susseguono in modo preoccupante. Se una madre non avesse fatto il diavolo a quattro per ottenere giustizia, pensate che sarebbe mai stata fatta luce sull'uccisione di Federico Aldrovandi? (2) In ogni caso, non rallegratevi per la sentenza di primo grado. Ci sarà il ricorso in appello e l'Italia, in fatto di insabbiamenti giudiziari, non è seconda a nessuno.
NOTE
(1): Cfr. http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/07/articolo/1065/
(2): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_06/poliziotti_condanna_aldrovandi_da4c5380-6a4c-11de-801a-00144f02aabc.shtml