2010.09.16 - Giorgio Stracquadanio e la mignottocrazia
Nel Pdl sono in molti a pronunciare parole che suscitano perplessità. L’ultimo in ordine di tempo a prodursi in una performance verbale che sarebbe stato opportuno evitare è stato l’onorevole Giorgio Clelio Stracquadanio.
Questo tenace berlusconiano milanese si è fatto intervistare da Klaus Davi (un giorno spero che qualcuno sappia spiegare al paese tutto per quale motivo i politici italiani ritengano Davi un interlocutore meritevole di considerazione). Scopo: dire la sua sulla cosiddetta mignottocrazia. Sul tema, Stracquadanio ha dichiarato che «è assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. È invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo. […Ognuno ha il diritto] di assecondare le virtù che la natura gli ha dato e di farne degno utilizzo in un congruo collocamento esistenziale. Sono fatti privati. Ognuno deve disporre del proprio corpo come meglio crede. Non mi interessa. Fino a quando esiste consenso non c'è violenza e se non c'è violenza non c'è problema» (1).
Il discorso di Stracquadanio ha una logica elementare e ferrea: se sei donna e non sei attraente, fatti da parte; se invece sei bella, mettiti in orizzontale e farai – giustamente – strada. Per gli uomini la logica pare essere la stessa, anche se Stracquadanio non ha purtroppo fornito dettagli specifici che ci consentissero di comprendere come e davanti a chi i maschi dovrebbero calarsi i pantaloni per intraprendere una proficua carriera. Auspichiamo vivamente che al parlamentare berlusconiano venga dato presto il modo di delineare in modo esaustivo questa sua avvincente teoria della formazione politica.
Ognuno ha il diritto di giudicare come vuole le parole del consigliere politico della ministra Gelmini e in questa sede diremo che certe suggestive elucubrazioni paiono stridere non solo con il ruolo di parlamentare, ma anche con quello di membro dell’Associazione degli amici misogini della sbornia di Roccacannuccia.
Rimane un’ultima domanda: se ognuna/o ha il diritto di usare ogni dote per fare carriera politica, visto che (sia detto con tutto il rispetto) l’onorevole Stracquadanio non pare essere propriamente un adone, quale qualità gli consente di sedere in Parlamento?
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_settembre_13/stracquadanio-corpo-carriera_b822b05e-bf43-11df-8975-00144f02aabe.shtml