2009.10.22 - So e non so
Per tutta una serie di motivi che non sto a spiegarvi (non voglio farvi perdere tempo), per dieci giorni ho staccato la spina dal resto del mondo.
O meglio, ho continuato a lavorare ma ho deciso di non acquistare più giornali e di non informarmi su quanto accadeva nel mondo. Attualmente, quindi, nulla so di papelli, contropapelli e trattative varie che lo Stato ha condotto con la mafia. Anzi, "io so", come disse il povero Pasolini, "ma non ho le prove" e non sono al corrente delle ultime evoluzioni della vicenda. Ieri mattina, mi hanno informato di tutto due miei amici (tra loro fratelli ed abbondantemente delusi dalla politica), i quali giustamente affermavano che a questo punto ogni cosa nel paese è delegittimata. Come fa un servitore dello Stato, si chiedevano, ad andare ad arrestare un mafioso o un camorrista nel momento in cui le massime autorità istituzionali trattano con i capi-mafia? Per quale motivo un poliziotto dovrebbe andare a rischiare la pelle (per di più per quattro centesimi) nel centro di Palermo quando poi a Roma succede quel che succede? E per quale ragione un giudice dovrebbe trascorrere la sua vita sotto scorta? E perché la scorta dovrebbe mettere la sua esistenza a rischio? Non converrebbe a tutti dedicarsi ai rubagalline e vivere tranquilli?
Ed ancora: di chi ti fidi ora? Perché nel paese non monta lo sdegno? Perché su questo fatto tutti avevano taciuto (giornali progressisti compresi, lo avevano relegato nelle ultime pagine)? Chi stiamo difendendo? Perché solo adesso a molta gente torna la memoria? E perché, al solito, ci sono voluti Michele Santoro e Sandro Ruotolo per dare risalto ad una vicenda tanto grave? Io non so rispondere a nessuna di queste domande. O meglio, saprei rispondere all'ultima, ma poi dovrei scrivere che Aldo Grasso non sa fare il mestiere che fa: francamente non mi va di dargli troppa importanza.