2010.04.30 – Maialate
Quello della questione morale è un tema enorme. L’ultimo degli esponenti politici a essere messi sotto osservazione (in questo caso non si può parlare di imputazione) è Claudio Scajola.
Pare facesse combriccola con i costruttori amici di Bertolaso, uno dei quali versò 80 assegni (per 900.000 Euro) al fine di comprare allo stesso Scajola un immobile nel centro di Roma (1).
Il ministro si difende, afferma che è tutta una montatura e dice a Berlusconi di essere vittima di una “maialata” (2). L’espressione è colorita, e del resto Scajola è uomo assai predisposto sia all’eloquio non esattamente forbito ed opportuno (diede del “rompicoglioni” a Marco Biagi che chiedeva la scorta) che al gesto politico esulante dai canoni democratici (era ministro dell’Interno quando a Genova si consumò la mattanza fascista contro i giovani anti-G8).
Ognuno ha il diritto di difendersi dalle accuse e per tutti vale il principio di presunzione di innocenza. Però l’uomo della strada ha il diritto di pensare al fatto che Berlusconi è pluri-indagato e si comporta come si sa, che Nicola Cosentino è accusato di essere un uomo vicino ai Casalesi, che Marcello Dell’Utri è stato condannato a nove anni in primo grado per i suoi presunti rapporti con la mafia, che Raffaele Fitto ha i suoi rinvii a giudizio, che Bertolaso parla di ripassate e che quindi si corre il rischio che qualcuno sia più realista del re (leggasi: che chi accusa i giudici di compiere maialate forse ha una condotta più discutibile di chi indaga). E l’impressione si rafforza quando si vede che nessuno, dinanzi ad accuse tanto forti, si dimette dai propri incarichi istituzionali.
Anche la forma, e chiunque lo sa, è una componente della sostanza.
NOTE
(1): Cfr. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201004articoli/54548girata.asp
(2): Cfr. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201004articoli/54554girata.asp