2011.01.27 - Le primarie e la sinistra
È doveroso preoccuparci dei problemi altrui e delle loro ricadute sulla nostra esistenza, ma ogni tanto faremmo bene a occuparci delle questioni nostre. Perché gli altri saranno corrotti (e corruttori), disonesti, canaglieschi e quel che volete, ma anche noi non è che scherziamo.
Prendiamo la storia delle primarie per la scelta del candidato sindaco progressista a Napoli: pare siano andati a votare i cinesi, la gente di destra e altre persone pagate. A quanto dicono i giornali, è quasi sicuro che ci siano stati brogli di ogni risma.
Non ho mai amato le primarie. Le ho sempre trovate un’odiosa forma di plebiscitarismo. Il fatto che a esse si sia fatto ricorso denota una spettacolarizzazione della politica che mi trova decisamente contrario. A cosa servono le primarie? In teoria esse dovrebbero servire a scegliere un candidato per le elezioni politiche e/o amministrative, ma in pratica sono sempre state considerate un momento in cui il Pd impone il candidato da esso presentato agli altri partiti di coalizione e al popolo. Non si tratta di democrazia reale, ma di un suo pessimo simulacro, ammesso ci siano dei simulacri buoni.
L’atteggiamento del Pd dinanzi a questa forma di consultazione è singolare: quando vince il candidato da esso appoggiato, le primarie vengono salutate come il non plus ultra della vita politica nazionale; quando vince un esponente di un altro partito della coalizione, subito i grandi (si fa per dire) leader piddini invocano un ripensamento e arrivano a chiederne l’abrogazione.
Il guaio del Pd è avere introiettato acriticamente il paradigma comportamentale della destra: questo partito non è in grado di mettere sul tavolo una progettualità politica autonoma, degna di questo nome. Prevengo l’obiezione secondo la quale nessun partito di destra ha mai pensato di scegliere i propri candidati attraverso le primarie: non che l’obiezione non sia sensata, ma il problema è che le “nostre” primarie sono di destra perché vengono viste dalla maggioranza degli esponenti politici del Pd (e non solo, temo) come mera ratifica delle decisioni prese ai vertici. Se la ratifica non avviene (e quindi, ad esempio, i milanesi votano Giuliano Pisapia), il verdetto non viene accettato dai “leader minimi”: a nessuno viene in mente che, magari, si è scelto un candidato non stimato dal popolo. Al contrario, tutti, come un sol uomo, affermano sostanzialmente che il popolo è inaffidabile e va fatto tacere. Piccoli Berlusconi crescono, insomma.
Non solo: le primarie il più delle volte diventano una vera e propria guerra per bande, in cui i vari ras locali si scatenano e si mettono l’uno contro l’altro armati per far vedere chi è che comanda di più. Questo atteggiamento, che a Napoli ha conosciuto il suo culmine, mortifica la politica, in quanto pone in secondo piano i programmi dei candidati (programmi che, va da sé, dovrebbero costituire l’elemento precipuo in base al quale scegliere la persona da cui ci si vuol far rappresentare) e innalza il livello clientelare del confronto. Ciò porta a invitare i fascisti alle urne (che belli questi dispettucci da bambini dell’asilo), a reclutare votanti nei posti più impensati, a promettere posti di lavoro a chi vota per il proprio uomo. Sia detto con tutto il rispetto: fosse vivo Enrico Berlinguer, che della questione morale e della diversità etica dei comunisti fece con sincera coerenza una bandiera, prenderebbe tutti a calci in culo.
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Un’ultima riflessione: le primarie sono allora il male assoluto? No, non sottoscriverei un’affermazione simile. Al contrario, in Italia sono state l’unico modo per consentire al popolo (che, si dice un’ovvietà, risulta politicamente più maturo e avanzato dei vari D’Alema, Veltroni, Fassino e compagnia) di eleggere persone realmente rappresentative delle istanze collettive e non espressione autoreferenziale delle correnti politiche del Pd. Questo dimostra due cose:
a. che le primarie sono un male necessario;
b. che siamo caduti decisamente in basso.
Ma se i rappresentanti non sono in grado (o non hanno più intenzione) di rappresentarci, essi a cosa servono? La risposta credo sia troppo sconsolante per essere scritta.