2011.02.03 - C'è giustizia in questo mondo?
È notizia di ieri: la Corte di Cassazione ha deciso che Callisto Tanzi non andrà in carcere (1). L’ex patron di Parmalat è stato condannato a 10 anni di detenzione dalla Corte d'Appello di Milano per aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza (pena aggravata dai 100 milioni di euro da rimborsare ai risparmiatori truffati nel crac Parmalat) e a 18 anni dal Tribunale di Parma per bancarotta fraudolenta.
Non siamo persone che esultano quando un uomo è condannato alla galera, ma saremmo ipocriti se affermassimo che la decisione della Cassazione ci lascia contenti.
Chissà perché, gli istituti penitenziari italiani sono pieni di poveri cristi (italiani e non) costretti a marcire in condizioni disperate: consumatori di stupefacenti, migranti privi dei requisiti per stare in Italia, malati di mente, persone del tutto prive di pericolosità sociale vera e propria vivono accalcati in celle fetide, tra soprusi di ogni tipo.
I ricchi, invece, quelli che si macchiano di reati odiosi che mettono sul lastrico la gente, in carcere non ci vanno perché per loro c’è sempre una scappatoia: o sono troppo vecchi, o sono malati, o hanno dato segni di profondo pentimento, o hanno parenti malati cui dover badare. Ogni scusa è buona, basta che ci sia un altro ricco come loro che la inventi e la certifichi.
Così Callisto rimarrà nella villa intestata alla moglie (ah, questi ricchi, che disinteressata generosità!), mentre i lavoratori che hanno investito in azioni e obbligazioni Parmalat e dovevano pagare il mutuo del loro appartamento di un condominio periferico hanno dovuto vendere tutto e andare in affitto, e mai si rivedranno mai risarciti i soldi investiti con Tanzi.
C’è giustizia in questo mondo?
Sì, per quelli che la possono pagare.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_02/calisto-tanzi-no-arresto-cassazione_8da9ef24-2ef9-11e0-ac59-00144f02aabc.shtml e http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/02/02/news/cassazione_no_all_arresto_di_tanzi_i_giudici_dispongono_un_nuovo_esame-11980843/
Non siamo persone che esultano quando un uomo è condannato alla galera, ma saremmo ipocriti se affermassimo che la decisione della Cassazione ci lascia contenti.
Chissà perché, gli istituti penitenziari italiani sono pieni di poveri cristi (italiani e non) costretti a marcire in condizioni disperate: consumatori di stupefacenti, migranti privi dei requisiti per stare in Italia, malati di mente, persone del tutto prive di pericolosità sociale vera e propria vivono accalcati in celle fetide, tra soprusi di ogni tipo.
I ricchi, invece, quelli che si macchiano di reati odiosi che mettono sul lastrico la gente, in carcere non ci vanno perché per loro c’è sempre una scappatoia: o sono troppo vecchi, o sono malati, o hanno dato segni di profondo pentimento, o hanno parenti malati cui dover badare. Ogni scusa è buona, basta che ci sia un altro ricco come loro che la inventi e la certifichi.
Così Callisto rimarrà nella villa intestata alla moglie (ah, questi ricchi, che disinteressata generosità!), mentre i lavoratori che hanno investito in azioni e obbligazioni Parmalat e dovevano pagare il mutuo del loro appartamento di un condominio periferico hanno dovuto vendere tutto e andare in affitto, e mai si rivedranno mai risarciti i soldi investiti con Tanzi.
C’è giustizia in questo mondo?
Sì, per quelli che la possono pagare.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_02/calisto-tanzi-no-arresto-cassazione_8da9ef24-2ef9-11e0-ac59-00144f02aabc.shtml e http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/02/02/news/cassazione_no_all_arresto_di_tanzi_i_giudici_dispongono_un_nuovo_esame-11980843/