2010.10.24 - Veltroni, il Corriere della Sera e l'impudicizia
Ogni giornale, come è giusto che sia, segue una propria linea editoriale e politica. Il “Corriere della Sera” da qualche tempo si è scoperto veltroniano. Il 24 agosto il quotidiano di Via Solferino ha pubblicato una lunga lettera in cui l’ex segretario del Pd proponeva la sua ricetta per salvare l’Italia (1).
Curioso questo tono da salvatore della patria da parte dell’uomo che nel 2008 ha spaccato il governo e consentito a Silvio Berlusconi di rientrare a Palazzo Chigi da trionfatore. Veltroni è evidentemente un uomo politicamente impudico, oltre a essere inutile come oppositore e dannoso come tessitore.
Veltroni ha la faccia del vicino di casa disponibile a tenerti il bambino quando devi andare a fare la spesa, dell’amico disposto a darti una pacca sulla spalla quando hai scoperto che tua moglie ti tradisce con il suo collega, del figlio pronto a darti una mano quando devi attraversare la strada e gli automobilisti sembrano tutti intenti a giocare al piccolo Schumacher. Ha insomma i lineamenti e il modo di fare dell’uomo buono che tutti vorremmo vicino.
Veltroni – e lo si dice sempre con tutto il rispetto – ha anche l’espressione di chi dice cose di buon senso non perché illuminato da un bagaglio culturale di un qualche peso, ma perché intriso di un’ovvietà piccolo-borghese di terza scelta. Veltroni è quello cui si dà ragione perché ha parlato tanto della questione trattata eppure non ha detto nulla, perché ha avuto l’accortezza di non ledere gli interessi di nessuno, di mettere insieme l’incudine, il martello e ciò che vi si trova in mezzo.
L’ex segretario del Pd non scontenta nessuno, e tuttavia non scontentare vuole anche dire non accontentare. Veltroni – ahilui e ahinoi – in questo riesce benissimo. Il Pd equidistante tra capitale e lavoro da lui voluto ha rappresentato un fallimento di dimensioni ciclopiche, subendo un’emorragia di consensi alla sua sinistra e non raccogliendo la simpatia di moderati, cattolici e poteri forti (basti vedere i percorsi intrapresi dai vari Rutelli, Calearo e Binetti). Un politico che inanella una serie di insuccessi come quella di Veltroni dovrebbe dedicarsi ad attività diverse, scelga lui quali. Veltroni invece no, evidentemente non è solo impudico ma anche un po’ testardo, per cui resiste.
Oggi, intervistato da Aldo Cazzullo, egli ha detto che il berlusconismo è al tramonto e ciò si evincerebbe dal fatto che c’è una maggioranza di italiani silenziosa e stanca (2). Ho l’impressione che se Veltroni guardasse alla minoranza – che poi è l’area politica cui lui fa riferimento – si accorgerebbe che essa non è solo rumorosa, ma pure più delusa e stanca, proprio a causa di leader politici meno che mediocri come lui. Se introducessero la patente a punti per i politici (quella stessa patente che lui senza vergogna ha proposto per i migranti che vengono in Italia), Veltroni otterrebbe lo stesso consenso che trent’anni fa avrebbe raccolto Pietro Longo o un qualsiasi altro esponente del Psdi.
Non so perché il “Corriere” sia così veltroniano. So che, dandogli tale importanza (ripeto, legittimamente) ci fa capire perché la maggioranza degli italiani ha votato e continuerà a votare Berlusconi.
NOTE
(1): Cfr. Walter Veltroni, “Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei”, in http://www.corriere.it/politica/10_agosto_24/veltroni-lettera_50de02f4-af44-11df-bad8-00144f02aabe.shtml
(2): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_23/veltroni-aldo-cazzullo_3c269b3e-deae-11df-99d6-00144f02aabc.shtml