2009.05.26 - Much ado about nothing
Anche Gino Flaminio ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità. Gino Flaminio è l'ex fidanzato di Noemi Letizia, la bimbetta che chiama "Papi" il Presidente del Consiglio.
Nell'intervista concessa a Conchita Sannino e Giuseppe D'Avanzo, il giovane operaio napoletano parla di Noemi e di Berlusconi (1). Io rimango piuttosto perplesso rispetto a questa grande offensiva lanciata da "la Repubblica". Pur ritenendo scandaloso il comportamento di Berlusconi (alla sua età non si deve dare confidenza alle bambine), mi pare che basare l'opposizione al Presidente del Consiglio su fatti di gossip sia quantomeno controproducente.
Berlusconi è un caudillo del XXI secolo e sull'immagine basa il suo consenso, e fin qui siamo d'accordo. Ma Berlusconi è anche il padrone dei mezzi che determinano quello stesso consenso e può facilmente manipolare un fatto che per tutti sarebbe negativo (se non squallido) in punto di forza e di nuova popolarità. Starei molto attento a basare l'opposizione solo su questi accadimenti (fermo restando che ad essi va dato spazio) in quanto si scende su un terreno minato. Non me ne importa niente di sapere con chi va a letto il Presidente del Consiglio, a meno che queste signore o signorine non traggano benefici ed incarichi pubblichi dall'essersi fatte coccolare da Berlusconi (cosa che secondo alcuni sarebbe successa, ma noi speriamo non sia vera).
Parlare solo di Noemi Letizia (la quale peraltro è ormai maggiorenne e può fare ciò che vuole) significa non parlare di disoccupazione, di crisi economica, dell'incapacità dell'esecutivo a garantire un'assistenza degna di questo nome ai terremotati abruzzesi: tutto questo, a mio avviso, è controproducente. A Berlusconi si deve fare un'opposizione basata sulla critica politica, altrimenti non si fa altro che rafforzarlo. Chi è berlusconiano è fiero (purtroppo) di sapere che il Presidente del Consiglio frequenta donne giovanissime, mentre chi berlusconiano non è penso sarebbe assai più interessato a vedere difesi i diritti dei lavoratori dagli assalti scomposti dei ministri Brunetta e Sacconi, quelli dei migranti dal fanatismo leghista e quelli civili dal clericalismo fascistoide di tutta la maggioranza, piuttosto che vedersi continuamente spiattellati fatti pruriginosi.
E qui forse sta il problema. Al principale partito di minoranza del paese, nonché alla stampa ad esso vicina, interessano davvero i diritti dei lavoratori, dei migranti e di tutta quella massa di "non conformi" (gay, lesbiche, persone favorevoli al testamento biologico, coppie di fatto, eccetera) che non si riconoscono nelle scelte del governo? Non sarà che la politica critica Berlusconi per la sua vita privata (pur essendo questa discutibile) perché solo in questo ambito può tentare di marcare una differenza reale tra Pd e PdL? Non sarà che il Pd non porta avanti un'opposizione politica perché fondamentalmente ha sposato il berlusconismo e quindi gli stanno bene i tornelli di Brunetta (vedi quanto affermano Ichino, Colaninno jr e c.), i respingimenti di Maroni (vedi quanto affermano Fassino, Finocchiaro e Rutelli) e la presa di distanza dalla laicità quale valore fondante della politica (vedi il comportamento di Binetti e c.)? Non sarà che tutto questo rumore, parafrasando Shakespeare, non serva a nulla se non, paradossalmente e certo al di là delle intenzioni degli stessi "rumoristi", a farci morire berlusconiani?
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/parla-gino/parla-gino.html