2009.05.16 - Giampiero Mughini e Adriano Sofri


Ognuno può avere l'opinione che vuole su Adriano Sofri. Per la Magistratura (la sentenza è definitiva e inappellabile) egli è un reo, essendo stato ritenuto il mandante dell'assassinio di Luigi Calabresi.
Per questo è stato condannato a 22 anni di reclusione. Chi scrive rispetta questa sentenza, anche se si permette di nutrire, alla luce della lettura del bel volume di Carlo Ginzburg Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri (Feltrinelli, Milano 2006) (1), dei dubbi su come si è arrivati ad essa. Altre perplessità vengono quando si pensa che Sofri sta scontando la pena da recluso. Ho sempre saputo che la pena non serve a punire (non solo, almeno), bensì serve a recuperare il reo, a redimerlo. Ora, Adriano Sofri (sempre dando per incontestabile che egli sia l'effettivo mandante dell'omicidio di Calabresi) è un uomo ampiamente recuperato: è uno dei più importanti intellettuali italiani, è distante anni luce da ogni propensione alla violenza, non è socialmente pericoloso. Ecco, perché un uomo così deve essere recluso? Sia o non sia il mandante dell'omicidio di Calabresi, Sofri non è comunque un uomo macchiatosi di un crimine imprescrittibile (moralmente e legalmente) quale può essere un genocidio. Al di là di questo, nel momento in cui un uomo è riuscito a maturare un distacco dal suo passato di reità, ecco che la pena ha raggiunto il suo scopo (il cosiddetto recupero sociale) e va quindi concessa la libertà al reo. Nel caso di Sofri, il già detto distacco era maturato ancor prima dell'emissione della sentenza definitiva che lo ha condannato assieme ad Ovidio Bompressi ed a Giorgio Pietrostefani. Con questo non dico che la figura di Calabresi non debba avere giustizia, né voglio sminuire il più che legittimo dolore dei suoi familiari. Intendo semplicemente affermare che la detenzione carceraria o quella domiciliare (in cui si trova attualmente lo stesso Sofri a causa di gravissimi problemi di salute) non mi sembra possano essere ritenute necessarie per quest'uomo. Ribadito che il carcere non serve a punire, a cosa serve rieducare un uomo che è già abbondantemente, mi si passi il termine, "rieducato"?

Ciò detto, oggi ho letto un'intervista di Aldo Cazzullo a Giampiero Mughini, in occasione dell'imminente uscita del libro di quest'ultimo intitolato Gli anni della peggio gioventù. L’omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione ed edito da Mondadori (2). Qui Mughini afferma che Sofri sapeva bene che un gruppo di lottacontinuisti andava a uccidere Calabresi, anche se lo stesso Mughini evidenzia che, a suo avviso, non è possibile provare che Sofri abbia ordinato l'esecuzione del commissario milanese. Mughini è un uomo narciso e con un'alta considerazione di sé, ma non stupido né ignorante. Tuttavia, non si capisce quale contributo nuovo alla comprensione della vicenda porti la sua nuova testimonianza libraria. Se Mughini sapeva qualcosa, perché ha aspettato la prima metà del 2009 per divulgarla al popolo? Non poteva farlo quindici anni fa? Perché ha taciuto in tutti questi anni? E se, come appare maggiormente probabile, Mughini non sapeva e non sa nulla di particolarmente importante, a cosa serve scrivere un libro di testimonianze e riflessioni sull'omicidio di Calabresi? A cosa serve pubblicarlo? Ed a cosa serve, con tutto il rispetto per Cazzullo (che su Lotta Continua ha scritto un libro importante e che è persona seria ed intelligente) (3) dedicargli così tanto spazio sulle pagine culturali del più venduto quotidiano nazionale? A chi giova continuare a rimestare continuamente nella vicenda di Adriano Sofri? Rende un beneficio alla storia o alla pessima politica? Offre un buon servizio al progresso della nazione o svilisce il dibattito culturale dell'Italia? Date una risposta voi, io non voglio sembrare il solito pessimista-disfattista.




PS: L'11 maggio, in Respingitori e respinti, affermavo che Maroni e Berlusconi con le loro politiche xenofobe ci stanno portando fuori dal consorzio civile. Giorgio Napolitano, con lo stile ed il garbo che gli sono propri, ha preso nettamente le distanze dalle scelte governative (4). L'Onu, dal canto suo, ha più volte ribadito che la politica dei respingimenti va immediatamente fermata (5). Maroni ed i suoi compagni leghisti non ne vogliono sapere e Berlusconi si vanta affermando che il ministro dell'Interno esegue i suoi ordini (6). L'esistenza di diritti umani basilari sembra sfuggire a chi ci governa, esattamente come l'esistenza di varie convenzioni internazionali. Tuttavia, la tristezza maggiore non viene causata dall'esecutivo, ma da quei sedicenti progressisti come Piero Fassino (responsabile esteri del Pd) i quali sostengono che i respingimenti sono legittimi e che si vantano di dire che anche ai tempi del Governo Prodi l'Italia li attuava (7). Mi chiedo spesso perché una persona di sinistra debba votare un uomo come Fassino. Poi penso che a votare Fassino sono rimasti in pochi. Non mi consolo, ma mi rendo conto che tutto ha un senso. Ogni parola di Fassino e gente similare è un voto guadagnato da Berlusconi: quindi, un passo verso la cacciata dal consorzio civile.







NOTE
(1): http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000547
(2): Aldo Cazzullo, Mughini: «Adriano Sofri sapeva dell’azione contro Calabresi», in http://www.corriere.it/cultura/09_maggio_15/libro_mughini_cazzullo_f2e6e5ae-4116-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml
(3): Mi riferisco al suo I ragazzi che volevano fare la rivoluzione. Storia critica di Lotta Continua 1968-1978, edito da Sperling & Kupfer, Milano 2006 (http://www.sperling.it/scheda/978882004208)
(4): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/napolitano/retocica-xenofoba/retocica-xenofoba.html
(5): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/frattini-ue/frattini-ue.html
(6): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/cronaca-12mag/cronaca-12mag.html
(7): Cfr. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=349683