2009.05.11 - Da respingitori a respinti
"Respingimento" sarà la parola che caratterizzerà questo mese di campagna elettorale. Si respinge ciò che non si desidera, ciò che incute timore o ribrezzo, e credo si respinga soprattutto ciò che si ha paura di diventare.
I vari Maroni, Salvini, Bossi, Borghezio & c. sono i teorici di una nuova forma di apartheid, quella nei confronti di chi viene dal mare o dall'Est. "Siamo contrari ad uno stato multietnico", ha detto Silvio Berlusconi, il che equivale a dire che si è contrari ai moti di rotazione e di rivoluzione della Terra, tanto si è ridicoli nel fare tante affermazioni. L'Italia è un paese multietnico e non da ieri. Se le persone sopraindicate ricordassero ciò che hanno loro spiegato le maestre delle scuole elementari (non si pretende che siffatti individui possiedano un bagaglio culturale elevato), saprebbero che l'Italia è stata invasa da Greci ed Arabi, i quali hanno lasciato in eredità testimonianze culturali di grande livello. Questi invasori hanno generato figli, i cui discendenti popolano ancora oggi i territori della nostra Repubblica.
Puntualizzato l'ovvio, va detto che respingere un uomo affamato è contrario ad ogni forma di etica ed alle convenzioni internazionali. Se poi si respinge questo stesso uomo verso un luogo in cui rischia di essere incarcerato a torturato, il discorso si fa ancora più serio. Naturalmente, ognuno ha le sue convinzioni e quindi si può anche ritenere ammissibile che, per usare un'affermazione idiota, l'Italia debba andare agli italiani. Se però si pensa che questo sia giusto, è doveroso ritenersi estranei al concetto di civiltà. L'appartenenza al consorzio civile, infatti, non si valuta in base al numero delle Bmw possedute, al reddito percepito o all'altezza delle recinzioni che proteggono il proprio giardino, ma secondo parametri più complessi. E se questi parametri sono sconosciuti ai signori sopracitati, vorrà dire che essi saranno respinti dal consorzio civile medesimo, cosa che, mi pare, stia già accadendo.
Da respingitori a respinti, dunque, il passo è tanto breve quanto inevitabile. Una divertentissima eterogenesi dei fini.