2010.07.04 - Gli arditi/002

La vicenda del consigliere provinciale romano del Pdl, Pier Paolo Zaccai, non può non colpire chi legge. In breve, Zaccai non è un passato remoto, come ai meno perspicaci potrebbe sembrare, ma un gagliardo ex giovane nato nel 1968 a Roma (1).
Uomo tutto d’un pezzo fin dalla più tenera età (arditi si nasce, tenetelo bene a mente. Non pensate di diventarlo adesso che avete messo su la pancetta), a diciassette anni aderisce al Fronte della Gioventù e a ventuno si iscrive al Msi, divenendo ben presto consigliere circoscrizionale.

Zaccai, da buon ardito, non è dedito solo alla politica. Egli infatti non trascura di elevare il suo spirito e proprio per questo si laurea in Psicologia alla “Sapienza”, con una tesi avente come tema il suicidio in adolescenza. Da lì, il passo per la gloria professionale è breve, e Zaccai diventa Consulente del lavoro, uno sbocco arditamente coerente con il suo percorso di studi (del resto, siate sinceri: se voi aveste un bambino che necessiti di una visita di uno psichiatra, lo portereste da uno come Zaccai? In caso di risposta affermativa sappiate che sono chiare le ragioni dell’eventuale disagio psichico della creatura che avete allevato).

Attualmente, Zaccai è “amministratore della PROFESSIONAL CONSULTING Sas (società di consulenza), sita in Via dei Misenati, 50 ad Ostia Lido, vice presidente di una cooperativa edilizia, direttore commerciale della FPM Italia srl, [e] svolge attività di consulenza per le imprese del settore industria, commercio e artigianato, è tra i consulenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per la Guardia di Finanza nelle Regioni Lazio e Abruzzo”. Nulla sappiamo di come vadano le sue attività professionali, ed ammettiamo che ci sfuggono le ragioni per le quali la Guardia di Finanza si avvalga di cotanto consulente: evidentemente le Fiamme Gialle devono aver colto nello sguardo di Zaccai dei bagliori di acume che noi, miopi ed astigmatici, purtroppo non abbiamo minimamente saputo vedere.

Tuttavia, sono due gli aspetti più interessanti dei cenni autobiografici dell’ardito Zaccai.
Il primo (lo riportiamo esattamente come scritto nel suo sito) è il seguente: “Tra gli sport agonistici praticati: nuoto, pallanuoto e pugilato, per quest'ultimo sport ha conseguito il brevetto da insegnante”. Qui dobbiamo fare alcune considerazioni:

a)    Gli arditi hanno a disposizione giornate di 72 ore, beati loro. Se Zaccai lavora nel suo studio di consulente del lavoro, guida la cooperativa edilizia, fa il consulente per la GdF, si reca in Consiglio Provinciale, dove lo trova il tempo per dedicarsi al nuoto, alla pallanuoto e al pugilato? Delle due, l’una: o Zaccai segue le direttive della buonanima di Achille Starace e dorme con un occhio aperto, oppure ci ha detto qualche bugia, peraltro virilissima;

b)    I maligni dicono di non aver mai visto il buon Zaccai recarsi in Consiglio Provinciale con qualche ammaccatura, cosa non infrequente in chi pratica la boxe. Sempre i maligni hanno notato che il setto nasale di Zaccai non presenta i segni di pregresse fratture, altro aspetto caratteristico di chi incrocia i guantoni con altri boxeur. Anche qui, delle due, l’una: o Zaccai è un fenomeno e in 42 anni di vita non è mai stato lontanamente sfiorato da un cazzotto (e, in quanto ardito, l’ipotesi è probabilissima), oppure egli insegna la boxe in questo modo: arriva in palestra bello incravattato, si siede dietro una cattedra (sulla quale appoggia i nobili e arditi piedi) e comincia a urlare: “Ao, a coso!!! Daje cor destro!!! Nun c’ave’ paura, daje cor destro! Ar fegato, ar fegato!!!” ;

c)    Zaccai ha conseguito il patentino di istruttore pugilistico, ma difficilmente conseguirà quello di “sintassi e grammatica italiana”. La frase: “Tra gli sport agonistici praticati: nuoto, pallanuoto e pugilato, per quest'ultimo sport ha conseguito il brevetto da insegnante” crediamo lo testimoni ampiamente. Ma gli arditi, che sono anche un po’ futuristi, se ne fregano ampiamente della grammatica.

L’altro aspetto centrale dell’autobiografia di Zaccai è il seguente: egli dichiara di essere “socio fondatore della fondazione I Cavalieri di Anco Marzio che opera in ambito Cattolico” (2). È quel “Cattolico” scritto con la “c” maiuscola che ci fa immaginare uno Zaccai uomo rude e virile (pugilatore, gran faticatore e quant’altro) eppure dal cuore tenero, dai forti sentimenti, legato da una forte e sincera devozione ai precetti di rigore e moralità di Santa Romana Chiesa. E nessuno di noi può negare come sia naturale immaginare Zaccai che arriva a cavallo, la spada in mano e il portamento marziale, lo sguardo severo ammorbidito dal sorriso dei giusti e dei forti, per difendere il suo popolo adorante dalla tabe della corruzione morale e del peccato.

Proprio per questo, siamo rimasti colpiti da quanto le cronache hanno riportato su di lui. L’ardito Zaccai ha infatti trascorso la notte in una palazzina di Via Manlio Torquato, a Roma, in compagnia non di una, non di due, bensì di tre transessuali. Non solo: il simpatico party notturno era anche caratterizzato dalla presenza di parecchia cocaina. Cosa sia successo in quella notte di forti emozioni e di sprezzo del pericolo è facile da immaginare. Quello che invece difficilmente si sarebbe potuto prevedere è la fine della nottata. Verso le sei di mattina, le trans decidono di andare, al che Zaccai esce sul balcone del primo piano della palazzina (tutti gli arditi pensano che affacciandosi dal balcone si risolvano i problemi propri e della nazione) e, forse pensando di essere a Piazza Venezia, si è messo ad urlare: “Aiuto!!! Aiuto!!! Mi hanno incastrato!!!”.

Purtroppo non ci è dato sapere se con il verbo “incastrare” il consigliere si riferisse ad una trappola politica o a una qualche strana configurazione sessuale da D’Annunzio di periferia della quale sarebbe rimasto vittima, fatto sta che sono intervenuti i poliziotti, la guardia medica psichiatrica e la Croce Rossa. A questo punto, Zaccai (che sarà anche stato incastrato, ma ha una laurea, non dimentichiamolo, e quindi sa ragionare) si è sprezzantemente opposto al ricovero coatto impostogli dal medico ingaggiando una furiosa lotta contro infermieri e poliziotti. Il Consigliere-pugile è incappato nel destino cinico e baro ed ha ceduto: alle 8,50 è stato ricoverato al nosocomio di Ostia, dove gli è stata riscontrata una forte contusione al ginocchio che lui ha motivato con una caduta dalle scale, ma che in realtà è da attribuirsi al fatto che gli infermieri non hanno particolarmente badato al fatto di trovarsi davanti un ardito con tanto di brevetto di istruttore di pugilato, ed hanno pestato Zaccai con la medesima facilità con la quale inavvertitamente si pesta la merda di un cane sul marciapiede, ma con molta più soddisfazione (questo gli infermieri non ve lo diranno mai perché non saranno arditi ma hanno una certa dignità professionale, tuttavia è così).

Zaccai, a questo punto più cornuto e mazziato che ardito, ha rifiutato il trattamento sanitario obbligatorio e i test sull’assunzione di stupefacenti. Lo capiamo: è dura per un uomo del suo spessore essere sottoposto ad esami che di solito vengono riservati ai più irrecuperabili dei tossici. Tuttavia, non ha potuto non ammettere l’assunzione di cocaina (3).

Dal canto suo, la moglie di Zaccai (già, perché Zaccai, da buon “Cattolico” con la “c” maiuscola, è sposato e crede fermamente nei valori della famiglia) si è messa a inveire contro i giornalisti che circondavano la sua abitazione. “Andatevene, siete peggio degli sciacalli!” ha urlato l’ardita consorte (4).

Signora mia, guardarsi in casa, mai?




NOTE
(1): I cenni biografici su Pier Paolo Zaccai sono presi dal suo sito ufficiale http://www.zaccai.it
(2): Il sito dell’associazione è in allestimento: http://icavalieridiancomarzio.org
(3): Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/02/news/zaccai_si_difende-5322196
(4): Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/01/news/consigliere_provinciale_in_ospedale_dopo_festino_a_base_di_sesso_trans_e_droga-5297904