2010.06.27 - La lezione di Pomigliano d'Arco
A Pomigliano d’Arco è accaduto un fatto che deve far riflettere l’intera sinistra.
Il referendum proposto ai lavoratori della fabbrica voleva essere un plebiscito.
Nelle intenzioni dell’uomo con il maglioncino, gli operai avrebbero dovuto recarsi alle urne a testa bassa ed accettare le condizioni vessatorie (alcune addirittura in palese contrasto con il dettato costituzionale) da lui imposte.
Incapaci di guarire dalla loro febbre filo-governativa, come un sol uomo Cisl e Uil hanno detto sì ai termini dell’accordo proposti dai vertici Fiat. Un solo sindacato, la Fiom-Cgil, ha puntato i piedi e ha ricordato che i diritti dei lavoratori non sono sindacabili, invitando i suoi iscritti a votare “no” al referendum.
È bene ricordare che nello stabilimento di Pomigliano il 36% dei votanti ha detto “no” all’accordo proposto dall’uomo con il maglioncino (1). In sostanza, come ha scritto Massimo Franchi su “L’Unità”, in quello stabilimento la Fiom ha circa 600 iscritti ma è riuscita a ottenere 1.700 voti (3). Ciò significa che la sinistra, quando fa il suo mestiere (e, va detto, la Fiom lo ha sempre fatto in questi anni), non perde consensi, ma li acquista a danno di quelle componenti (siano esse partitiche o sindacali) che imboccano acriticamente la via del compromesso sociale.
Lo si tenga a mente per il futuro.
NOTE
(1): Come da vecchia strategia padronale (qualcuno che si occupa di storia sa cosa sia stata l’Officina Stella Rossa), la Fiat ha confinato i lavoratori più sindacalizzati di Pomigliano al Polo logistico di Nola. Ebbene, qui i “no” all’accordo dell’uomo con il maglioncino sono stati 192 su 273 voti complessivi. Si veda http://www.corriere.it/economia/10_giugno_23/pomigliano-fiat-accordo-referendum_e0576544-7e87-11df-b520-00144f02aabe.shtml .
(3): Massimo Franchi, «A Marchionne chiedo una trattativa vera. Pronti a una soluzione», “l’Unità” del 24 giugno 2010, p.7.
Il referendum proposto ai lavoratori della fabbrica voleva essere un plebiscito.
Nelle intenzioni dell’uomo con il maglioncino, gli operai avrebbero dovuto recarsi alle urne a testa bassa ed accettare le condizioni vessatorie (alcune addirittura in palese contrasto con il dettato costituzionale) da lui imposte.
Incapaci di guarire dalla loro febbre filo-governativa, come un sol uomo Cisl e Uil hanno detto sì ai termini dell’accordo proposti dai vertici Fiat. Un solo sindacato, la Fiom-Cgil, ha puntato i piedi e ha ricordato che i diritti dei lavoratori non sono sindacabili, invitando i suoi iscritti a votare “no” al referendum.
È bene ricordare che nello stabilimento di Pomigliano il 36% dei votanti ha detto “no” all’accordo proposto dall’uomo con il maglioncino (1). In sostanza, come ha scritto Massimo Franchi su “L’Unità”, in quello stabilimento la Fiom ha circa 600 iscritti ma è riuscita a ottenere 1.700 voti (3). Ciò significa che la sinistra, quando fa il suo mestiere (e, va detto, la Fiom lo ha sempre fatto in questi anni), non perde consensi, ma li acquista a danno di quelle componenti (siano esse partitiche o sindacali) che imboccano acriticamente la via del compromesso sociale.
Lo si tenga a mente per il futuro.
NOTE
(1): Come da vecchia strategia padronale (qualcuno che si occupa di storia sa cosa sia stata l’Officina Stella Rossa), la Fiat ha confinato i lavoratori più sindacalizzati di Pomigliano al Polo logistico di Nola. Ebbene, qui i “no” all’accordo dell’uomo con il maglioncino sono stati 192 su 273 voti complessivi. Si veda http://www.corriere.it/economia/10_giugno_23/pomigliano-fiat-accordo-referendum_e0576544-7e87-11df-b520-00144f02aabe.shtml .
(3): Massimo Franchi, «A Marchionne chiedo una trattativa vera. Pronti a una soluzione», “l’Unità” del 24 giugno 2010, p.7.