2011.02.08 - Si diventa ciò che si è. Breve fenomenologia di Gianni Alemanno
Se il mondo avesse un senso, Gianni Alemanno non farebbe politica. Invece, poiché il mondo un senso (ancora) non ce l’ha, Gianni Alemanno non solo fa politica, ma è pure sindaco di Roma.
L’altra notte è bruciata una baracca in cui viveva una famiglia di nomadi romeni. A causa di ciò sono morti quattro bambini, lasciati soli dalla madre andata a cercare un po’ di cibo. La famiglia viveva in un campo abusivo sulla Via Appia, più volte sgomberato e in altrettante occasioni ri-popolato dai rom. La politica di Alemanno, non diversamente da quella di Letizia Moratti e di tanti altri loro colleghi, è questa: ogni tanto si prendono le ruspe e si cacciano gli occupanti delle aree non autorizzate, in spregio a ogni tentativo di integrazione. Ogni sgombero impedisce ai bambini rom di frequentare le scuole e gli adulti di svolgere una qualche attività. I rom portano con sé le poche cose che hanno e si stabiliscono in un’altra area, ovviamente altrettanto non autorizzata, o ritornano nella precedente, in attesa del successivo arrivo delle ruspe spedite dal sindaco decisionista con la celtica al collo.
Alemanno, insomma, fa come la colf che non pulisce la casa, ma mette la polvere sotto il tappeto pensando che così si risolva tutto. Si diventa ciò che si è, avrebbe chiosato Nietzsche (1), e Alemanno non fa eccezione: alla sua pericolosa inettitudine con gli anni ha solo aggiunto la fascia tricolore.
Di fronte a questa ennesima tragedia, Alemanno non ha pensato che la sua politica verso i nomadi contenga qualcosa di sbagliato. No, l’uomo è dotato di marmoree certezze (come tutti coloro i quali non brillano per intelligenza), per cui se l’è presa con la Sovrintendenza di Roma e con il Comune di Ciampino: a suo dire, avrebbero bloccato la realizzazione di un mega-campo (legale) a causa della presenza in quell’area di una tomba romana.
È colpa della Soprintendenza, dunque, se queste quattro creature innocenti sono arse vive. Peccato che Alemanno non se la sia presa pure con gli antichi romani e non li abbia accusati di costruire tombe a cazzo di cane (ci si perdoni il francesismo), ma forse provvederà prossimamente. Ci fosse stato questo mega-campo forse la tragedia non sarebbe successa, ha continuato il primo cittadino capitolino, affermando che occorre “basta con la cultura del no. Il Piano Nomadi ha dato alcuni risultati: finora 310 micro-campi abusivi sono stati sgomberati e 5 grandi campi abbattuti” e quindi si deve proseguire su questa strada. “Gli sgomberi dei micro-campi inizieranno immediatamente. Chiederemo aiuto alla Protezione civile e al ministero della Difesa. Ai primi per costruire tendopoli vigilate e con assistenza continua; al ministro La Russa perché metta a disposizione caserme sul territorio di Roma e provincia dove portare gli sgombrati dei micro-campi”. Poi ha chiesto poteri speciali per il Prefetto di Roma, tra cui la possibilità di saltare la Conferenza dei servizi “in modo da non dover chiedere pareri a tanti enti prima di cominciare i lavori nei campi rom” e 30 milioni di Euro (2): qualche spicciolo fa sempre comodo. Ahilui, strano che Alemanno non abbia invocato il complotto demoplutogiudaico contro il suo operato, ma forse lo ha fatto e i giornalisti non se ne sono accorti.
Verrà un giorno in cui la questione nomadi non sarà affrontata solo con le ruspe e non sarà inquadrata come mero problema di ordine pubblico. In quel giorno, quando qualcuno dirà che i nomadi devono vivere in campi appositi, pur se autorizzati, dal fondo si sentirà replicare: “idiota, nei campi vacci a vivere tu” e il resto della folla applaudirà. Sarà il giorno in cui la maggior parte della popolazione avrà finalmente studiato la storia dei popoli nomadi e saprà a quale infame persecuzione il nazismo li ha sottoposti. Non solo: sarà anche il giorno in cui la maggior parte della popolazione avrà realizzato definitivamente che un essere umano, indipendentemente da dove venga, non può vivere come un cane randagio ed ha come diritto essenziale quello di vivere in un luogo decente.
Quel giorno, purtroppo, non è ancora arrivato. Tuttavia, ad avvicinarlo ha contribuito Giorgio Napolitano. Per la prima volta nella nostra storia, infatti, un Presidente della Repubblica ha voluto esprimere di persona il proprio cordoglio a dei rom vittime di una tragedia simile. Egli ha voluto incontrare i genitori dei bambini, e si è intrattenuto con loro per una ventina di minuti, affermando testualmente: “È una tragedia che pesa su ciascuno di noi e che ci rende ancora più convinti della necessità di non lasciare esposte a ogni rischio comunità che da accampamenti di fortuna, degradati e insicuri, debbono essere tempestivamente ricollocate in alloggi stabili e dignitosi. Le autorità locali e nazionali non possono non sentirsi impegnate ancor più fortemente a dare soluzione a un problema così grave in termini umani e civili” (3).
Le parole di Napolitano suonano come un rimprovero durissimo alla nostra classe politica, incapace di risolvere un problema che, in sé, è poco più che irrisorio.
NOTE
(1): Cfr. http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=674205
(2): Cfr. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_febbraio_7/vertice-e-sgombero-campo-abusivo-dopo-rogo-181413428665.shtml
(3): Cfr. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_febbraio_8/rogo-baracca-napolitano-frignani-181420974281.shtml