2010.05.24 - Salvatori della patria
Raccontano che la crisi in Italia non esiste. La realtà è un’altra, vale a dire che il nostro paese rientra tra i cosiddetti “pigs”, i paesi della Ue i cui conti sono a rischio e che, in caso di aggravamento della situazione, possono andare incontro, per così dire, ad un “destino greco”.
Certo, abbiamo un’opposizione “responsabile” (leggasi: che non fa il suo mestiere di opposizione) ed un sistema mediatico sapientemente narcotizzato da chi è al potere, per cui certe cose non arrivano all’opinione pubblica, tuttavia ciò non migliora la nostra situazione. Il fatto di non avvertire dolore non implica che il dolore (e quindi il male) non ci sia.
La criticità del quadro è offerta dalla manovra correttiva dei conti voluta da Giulio Tremonti, e che è stata ampiamente illustrata stamattina da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella in http://www.corriere.it/politica/10_maggio_24/tagli-alla-spesa-pubblica_ad21009e-66f5-11df-a510-00144f02aabe.shtml . Gli stipendi dei dipendenti pubblici verranno congelati per almeno tre anni, verranno chiuse alcune “finestre” pensionistiche e tagli di vario tipo si susseguiranno in un trionfo di iniquità (a pagare, insomma, saranno sempre le persone a reddito fisso). Per fortuna, pare proprio che non ci sarà un inasprimento dell’Iva, misura che, se attuata, sarebbe stata indice di una situazione che volgeva al disperato.
Accanto a misure antipatiche come quelle esposte, ci sono idee che invece sono ampiamente condivisibili. La maggior attenzione ai costi della sanità, ad esempio, è caldamente raccomandabile: non si capisce per quale motivo alcune Asl paghino determinati prodotti farmaceutici più di altre. Non solo: la volontà di introdurre la piena tracciabilità dei pagamenti sopra i 3.000 Euro (o quota non troppo distante) mi pare apprezzabilissima. Personalmente, sarei favorevole ad una sua introduzione per ogni pagamento superiore ai 200 Euro, in maniera tale da mettere all’angolo tutti quei liberi professionisti che le tasse non le vogliono pagare nemmeno sotto tortura.
L’idea della piena tracciabilità dei pagamenti risale all’ultimo governo Prodi. Ad avanzarla, se non ricordo male, fu Pierluigi Bersani. Contro di essa si levarono gli strali demagogici dei vari Tremonti, Gasparri e compagnia blaterante, i quali oggi sono costretti a riproporla per evitare che la nostra economia finisca sotto i medesimi tiri speculativi di quella greca.
Ecco a cosa porta la malafede degli uomini di governo della destra: avessimo avuto la tracciabilità dei pagamenti, il nostro paese sarebbe stato minimamente più equo ed avrebbe avuto conti maggiormente in regola. Ed invece di vergognarsi, questi signori si ergono a salvatori della patria.
Certo, abbiamo un’opposizione “responsabile” (leggasi: che non fa il suo mestiere di opposizione) ed un sistema mediatico sapientemente narcotizzato da chi è al potere, per cui certe cose non arrivano all’opinione pubblica, tuttavia ciò non migliora la nostra situazione. Il fatto di non avvertire dolore non implica che il dolore (e quindi il male) non ci sia.
La criticità del quadro è offerta dalla manovra correttiva dei conti voluta da Giulio Tremonti, e che è stata ampiamente illustrata stamattina da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella in http://www.corriere.it/politica/10_maggio_24/tagli-alla-spesa-pubblica_ad21009e-66f5-11df-a510-00144f02aabe.shtml . Gli stipendi dei dipendenti pubblici verranno congelati per almeno tre anni, verranno chiuse alcune “finestre” pensionistiche e tagli di vario tipo si susseguiranno in un trionfo di iniquità (a pagare, insomma, saranno sempre le persone a reddito fisso). Per fortuna, pare proprio che non ci sarà un inasprimento dell’Iva, misura che, se attuata, sarebbe stata indice di una situazione che volgeva al disperato.
Accanto a misure antipatiche come quelle esposte, ci sono idee che invece sono ampiamente condivisibili. La maggior attenzione ai costi della sanità, ad esempio, è caldamente raccomandabile: non si capisce per quale motivo alcune Asl paghino determinati prodotti farmaceutici più di altre. Non solo: la volontà di introdurre la piena tracciabilità dei pagamenti sopra i 3.000 Euro (o quota non troppo distante) mi pare apprezzabilissima. Personalmente, sarei favorevole ad una sua introduzione per ogni pagamento superiore ai 200 Euro, in maniera tale da mettere all’angolo tutti quei liberi professionisti che le tasse non le vogliono pagare nemmeno sotto tortura.
L’idea della piena tracciabilità dei pagamenti risale all’ultimo governo Prodi. Ad avanzarla, se non ricordo male, fu Pierluigi Bersani. Contro di essa si levarono gli strali demagogici dei vari Tremonti, Gasparri e compagnia blaterante, i quali oggi sono costretti a riproporla per evitare che la nostra economia finisca sotto i medesimi tiri speculativi di quella greca.
Ecco a cosa porta la malafede degli uomini di governo della destra: avessimo avuto la tracciabilità dei pagamenti, il nostro paese sarebbe stato minimamente più equo ed avrebbe avuto conti maggiormente in regola. Ed invece di vergognarsi, questi signori si ergono a salvatori della patria.