2010.11.18 - Un ridicolo simulacro di Stato
C’è una stagione della storia italiana – quella delle stragi e della strategia della tensione – che è avvolta nel buio. Qualsiasi storico degno di questo nome sa chi ha sparso quel sangue e il motivo per cui lo ha fatto. Allo stesso modo, chiunque si occupi di storia sa che l’Italia era – e forse ancora oggi è – una nazione a sovranità limitata come erano il Cile e la Grecia (i riferimenti non sono casuali).
La libertà assoluta non è una componente tipica del Novecento. Chi pensa il contrario o è ingenuo o è ignorante, o, più probabilmente, tutte e due le cose insieme. Con questo non intendo dire che vivere nel blocco sovietico fosse più gradevole che stare in Occidente, ma solo che anche qui ci sono stati elementi di coercizione che hanno segnato la nostra storia e dei quali sentiamo gli effetti ancora oggi.
Prendete la strage di Piazza della Loggia, Brescia, verificatasi nel 1974 durante un comizio sindacale contro il fascismo. Dopo 36 anni, tre processi, non si sa quante udienze e quanti documenti prodotti, gli imputati sono stati ancora una volta assolti. Le prove che ci sono non bastano a condannare Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino, Maurizio Tramonte e Pino Rauti (per il quale anche il Pubblico Ministero aveva chiesto l’assoluzione) (1).
Avere un colpevole purchessia non serve, sia chiaro. Tuttavia, vedere a trentasei anni dai fatti che nessuno ha pagato per la morte di otto persone e il ferimento di altre 102 significa vivere in un ridicolo simulacro di Stato.
Oggi Roberto Cucchini, un operaio 63enne che in Piazza della Loggia rimase gravemente ferito, si è recato in quello stesso posto. Aveva un cartello con scritto “Il 28 maggio 1974 qui non è successo niente” e lo ha fissato su un muro. Vigili e Polizia glielo hanno fatto staccare. Poi sono passati dei ragazzi che manifestavano contro la ministra Gelmini e non si sono nemmeno fermati. Pare che né loro, né gli uomini in divisa, sapessero granché bene cosa sia successo il 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia (2).
È proprio vero che comandano sempre gli stessi.
Sotto riporto l’articolo che Mimmo Franzinelli ha pubblicato su “il manifesto” di mercoledì 17 novembre. Lo condivido in pieno.
Da http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/11/articolo/3699/
Un'altra strage impunita
Mimmo Franzinelli
Siamo all'ennesima assoluzione, in un processo per strage. La magistratura bresciana ha ammesso di non saper individuare e punire gli assassini che nella piovosa mattina del 28 maggio 1974 fecero esplodere la bomba in piazza della Loggia, con la morte di 8 manifestanti e il ferimento di un centinaio. Ancora una volta l'interazione tra neofascisti e servizi segreti, la provocazione politica seguita da metodici depistaggi hanno truccato la partita tra i centri eversivi e la legge, con l'esito che oggi ci avvilisce.
Da piazza Fontana a piazza della Loggia, gli assassini sono aiutati dalle medesime dinamiche e complicità. In quel quinquennio nero, soltanto in un caso - l'attentato di Peteano del 31 maggio 1972, con l'uccisione di tre carabinieri - la magistratura ha sciolto l'aggrovigliata matassa delle responsabilità, grazie alla confessione dell'ordinovista autore materiale dell'eccidio. Ma pure in quel caso si sono dovuti superare ben due depistaggi (la pista «rossa» e quella malavitosa) imbastiti da alti ufficiali dei carabinieri. Differentemente da Peteano, a Brescia esecutori e complici hanno serbato inconfessabili segreti, e oggi si ritrovano liberi, senza imputazioni di sorta.
La sentenza assolutoria era intuibile dalla lettura della ponderosa Memoria del Pubblico ministero: 1223 pagine, nelle quali c'è troppo e troppo poco. Una ricostruzione sovrabbondante, talvolta dietrologica, che non è riuscita a scindere la tanta zavorra dagli elementi pregnanti e sicuramente riconducibili alla matrice stragista bresciana. Si è sostanzialmente costruito il processo sul castello accusatorio di Maurizio Tramonte (fonte Tritone), l'infido affiliato al servizio segreto militare premiato a lungo con laute prebende quale collaboratore di giustizia e beneficiato oggi con la prescrizione dal reato di calunnia.
Sulla scia del fallimento giudiziario dello Stato, la destra radicale ritroverà l'impudenza per negare verosimiglianza alle piste nere e i suoi volonterosi esponenti (talvolta con un passato di ultrasinistri) confonderanno le carte, rivendicheranno la buona fede e l'innocenza di chi aveva a cuore i valori della Nazione e dell'Occidente. A questa prevedibile deriva bisogna contrapporre l'esercizio della ragione, l'uso critico della storia, l'interpretazione delle fonti - a partire da quelle giudiziarie - e l'analisi delle dinamiche che portarono al connubio tra neofascisti e vertici dei servizi segreti, con sponde politiche di rilievo.
Chi visse il 28 maggio 1974 come un proprio lutto ha ben vivo il ricordo di quel giorno e constata come la sentenza riproponga lo snodo irrisolto della giustizia negata, anno dopo anno, per 36 volte. Riviviamo lo strazio dei corpi, delle menti e degli affetti dei cittadini che parteciparono a una manifestazione libera e pacifica, per testimoniare la convivenza pacifica e chiedere allo Stato un argine contro la violenza fascista. A quello Stato che allora non li difese e che oggi non ha reso loro giustizia.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/brescia_sentenza-9178422/
(2): Cfr. http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_novembre_18/piazza-loggia-arrestato-ferito-vittima-brescia-1804195616398.shtml