2010.12.10 - Il Vangelo secondo Matteo. Fenomenologia di Matteo Renzi
Matteo Renzi è il primo cittadino di Firenze e non perde mai occasione di ricordarlo. “Io sono il sindaco di Firenze, di una grande città” dice una volta ogni tre minuti e, temiamo, in ogni circostanza della sua vita.
Proprio per questo proviamo un moto di comprensione e simpatia per la signora Renzi, la quale, quando il marito rientra, premurosa gli chiede:
“Matteo, che preparo per cena?”
e si sente replicare:
“O cara, e via, tu lo sai che io sono il sindaco di una delle più grandi città d’Italia, per cui a certe domande nemmeno rispondo”.
La signora (che di nome fa Agnese), paziente, ribatte:
“Matteo, dai che si fa tardi, i bambini hanno fame…”
E lui:
“Ma insomma, per codeste minuzie puoi rivolgerti al mio portavoce, tu lo sai che dal punto di vista amministrativo il sindaco di una grande città come Firenze deve star dietro a mille cose…”
“Matteo, sono le 19,35…”
“E tu poi lo sai che io sono un sindaco non ideologico, per cui mi piacciono i tortellini in brodo anche se li fanno a Bologna…”
“Lo so che ti piacciono…”
“E che a casa mia li si mangiava sempre perché siamo sempre stati tutti non ideologici, pur rimanendo sempre fedeli alle tradizioni culinarie di questa metropoli che il popolo fiorentino, affluendo in massa alle primarie prima, e alle elezioni poi, mi ha chiamato a guidare...”
“Certo, certo, ma…”
“…per cui io, pur sentendo come mio il lampredotto, a cena i tortellini in brodo non li schifo, via, perché è vero che sono il sindaco di Firenze, ma so che questa grande città che guido da quasi due anni tra le manifestazioni di giubilo dei miei concittadini è pur sempre inserita in un contesto nazionale che resta per me centrale…”
“Matteo, guarda che i tortellini in casa non ci sono. Ti avevo chiamato stamattina per comprarli, ma tu, come al solito, te ne sei dimenticato. Te l’ho detto che oggi pomeriggio lavoravo”.
“Ma che dimenticato? Forse tu non sai che io sono il sindaco di Firenze e non posso permettermi il lusso di dimenticarmi nulla, perché io affronto la politica a viso aperto e rispondo personalmente a tutti. Semmai, se i tortellini son finiti, la colpa è dei residui ideologici che ancora si respirano in alcuni settori di questa città, i quali non consentono una rapida evoluzione socio-culturale e non ci consentono di essere al passo con i tempi…”
“Ma tu alla Coop ci sei passato o no?”
“Mah… veramente…”
“Stavi firmando delle delibere? Eri in riunione?”
“Beh… essendo il sindaco di Firenze e dovendomi rapportare alle molteplici istanze della collettività, ho avuto da chattare su Facebook…”
“Ho capito. Stasera minestrina di riso!”
Le situazioni di vita di Renzi, come quelle di tutti, sono disparate, e del resto noi non siamo soliti cercare vie facili e scurrili, per cui non osiamo ipotizzare come si comporti Renzi durante l’intimità sessuale, anche se qualche idea ce l’abbiamo: “Agnese, ma quanto erano stronzi i Medici? Qui l’unico Magnifico della storia sono io, non ti pare?”. Preferiamo non ipotizzare le reazioni della signora.
Alcune cose, però, in linea generale sull'inquilino di Palazzo Vecchio possiamo dirle. Renzi ha frequentato il liceo classico (è un ragazzo di buona famiglia) e la facoltà di Giurisprudenza, laureandosi nel 1999. È difficile non immaginarselo di mattina alle 7,30, dopo aver finito la colazione, che guarda fiero il padre e gli dice:
“Oh, babbo, vo a scuola! Non farmi far tardi, che se non ci sono io i professori chi li corregge?!?”
Non sappiamo come il genitore come potesse reagire a questo tono del prodigioso infante, ma è certo che è stato lui a dargli il primo lavoro presso la CHIL Srl, gruppo che opera nei campi della comunicazione e del marketing. Già, perché i sedicenti giovani brillanti che si sono fatti da soli hanno sempre trovato la strada in discesa. Chissà perché?
Nulla diremo del fatto che il padre è sempre stato attivo in politica, altrimenti saremmo accusati di essere prevenuti verso casa Renzi, cosa del tutto falsa. Certo è che il brillante Matteo presiede la Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, e all’inizio dell’estate dello stesso anno diventa sindaco della città sull’Arno. Matteo è un giovane di quelli “veri”, per cui rischia sempre tutto e in prima persona, rifuggendo dalla comoda tentazione di mantenere i privilegi. Proprio per questo, nel darsi all’attività politica, non ha lasciato lavoro e affetti, ma ha conservato il posto di dirigente presso la CHIL Srl, mettendosi in aspettativa. Come si suol dire, un uomo sprezzante del pericolo…
Il giovane Renzi ha sempre fatto della modestia il suo punto di forza. Lo dimostra il fatto che nella sua biografia ufficiale presente alla pagina http://www.avisoaperto.it/?page_id=2366 possiamo leggere questa perla di umiltà: “Durante i primi 100 giorni del suo mandato [di sindaco] ha già segnato la storia di Firenze con la pedonalizzazione totale della piazza del Duomo”. Effettivamente, gli uomini normali nei primi cento giorni di mandato prendono confidenza con la macchina amministrativa, quelli bravi varano dei provvedimenti di un qualche rilievo e Renzi segna la storia con quella massima naturalezza che solo gli umili possono possedere.
Renzi ha anche scritto un libro tutto suo, il cui titolo rispecchia lo stile scevro da ogni personalismo: Tra De Gasperi e gli U2 (Giunti 2006) (1). Certo non è possibile fare a meno di immaginarsi la scena. Alla nostra sinistra il vecchio Alcide De Gasperi, i capelli tenuti indietro con la brillantina, il vestito un po’ liso, gli occhiali con la montatura vecchia, il naso pronunciato e il viso dall’espressione al contempo severa e amara, disillusa dall’aver visto una guerra brutale; dall’altro Bono Vox, The Edge, Larry Mullen e Adam Clayton, vestiti con gilet e pantaloni di pelle, stivali, orecchini, occhiali da sole, piedi poggiati sul tavolo, l’atteggiamento indolente di chi dalla vita ha avuto fama, donne e soldi, il tono vociante e maleducato tipico delle rockstar dedite a sparare atroci banalità e a evadere il fisco; in mezzo, lui, Matteo Renzi, posto un gradino più in alto di tutti gli altri, intento a conciliare i suoi compagni: “Ehi, Bono, guarda che Alcide nella band ci starebbe bene! Diobono, io sono il sindaco di una grande città come Firenze e di queste cose me ne intendo, la chitarra al Renzulli gliela accordo io! Bono, dammi retta, a voi un tastierista è sempre mancato!!! Alcide, non fare il timido, fai sentire a questi quattro discolacci come suoni Sunday bloody Sunday con l’Hammond”.
Non ce ne vorranno i fiorentini, uomini di spirito e di passione civile, ma Matteo Renzi a Palazzo Vecchio è sprecato. A un uomo così la dimensione cittadina va stretta. Matteo è troppo umile per ammettere pubblicamente una cosa del genere, ma è ovvio che in cuor suo si è reso conto di ciò. Così, l’altro giorno il ragazzo è andato ad Arcore, a casa di Berlusconi. A far che? Ce lo spiega lo stesso Renzi: “Ad Arcore gli ho chiesto di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl aveva preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Se il governo vuole mantenere gli impegni, l'occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale e non sto chiedendo di levare soldi ad altri Comuni, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per la mia città” (2).
Gli stolti di tutto il mondo hanno mosso obiezioni. Alcuni hanno opinato che incontrare un Presidente del Consiglio il cui Governo sta per cadere è inutile, se non insensato. Altri hanno affermato che certi incontri devono svolgersi nelle sedi istituzionali, ma Renzi ha ribattuto che lui è un sindaco non ideologico e che è andato oltre i formalismi. La legge, le regole e l’etica comportamentale per il primo cittadino di Firenze rappresentano, appunto, dei formalismi dei quali si può (o forse si deve) fare a meno. Il capo dell’esecutivo, dunque, lo si può incontrare a casa, allo stadio, durante la caccia ai tordi, al bar sotto casa, perfino nelle lavanderie specializzate nella rimozione di liquido seminale incautamente sparso (il Presidente del Consiglio potrebbe averne bisogno). I giovani sono così: danno del tu a tutti, non si siedono composti, sbadigliano senza mettersi la mano davanti alla bocca e le regole gli vanno strette come i maglioni a collo alto. La colpa è dei vecchi che non li capiscono e non si adeguano ai tempi. Bisogna rottamarli, questi vecchi, hanno fatto il loro tempo. Occorre decisione.
Qualcuno potrà obiettare che la decisione e il decisionismo, punti di forza del giovane Renzi, sono valori inconciliabili con la sinistra, la quale prevede sempre e comunque il confronto e l’ascolto di tutte le parti in campo. Questo qualcuno, per rafforzare il suo concetto, potrebbe aggiungere che l’ultimo e il più grande decisionista della sinistra italiana è stato Bettino Craxi, e si è visto di quali e quanti squallori si sia macchiato e in quale baratro abbia condotto il progressismo nazionale.
Qualcun altro potrà obiettare che c’è poco da dichiararsi innovatori se ci si comporta come i vari D’Alema, Fassino e compagnia. Se questi hanno organizzato il patto della crostata a casa di Gianni Letta, come può permettersi il buon Renzi di chiedere il loro pensionamento dopo essersi recato in pellegrinaggio ad Arcore?
Qualcun altro ancora potrà riflettere su un altro fatto: essere giovani non è né un pregio, né un difetto. A volte un giovane può essere meno capace e meno corretto di un anziano, e del resto può capitare che i giovani mostrino presunzione e voglia di arrivare ancor prima di aver fatto vedere al mondo di possedere delle doti politico-amministrative di un qualche rilievo. Essere giovani non è nemmeno un valore, bensì solo una circostanza transitoria (ahinoi) della vita. Essa non qualifica un politico, a meno che questo stesso politico sia talmente tanto incapace da non poter farsi notare che per tale elemento.
Gli ultimi, assieme a tutti gli altri di cui sopra, possono persino arrivare a pensare che la politica non è solo aggressione del compagno di strada e ammiccamenti con l’avversario. Essi possono dedurne che se i giovani leoni della sinistra si comportano così, forse sono davvero peggiori di quei vecchi che tanto criticano. Gli ultimi possono anche pensare che chi lascia la via vecchia per quella nuova sa solo quel che abbandona e non ciò che incontrerà, e che la sinistra non deve avere paura di ciò che è diventata oggi, ma di quello che potrà diventare domani se la nuova classe dirigente è composta da tutti uomini come Renzi: roba da far rimpiangere D’Alema, Violante, Bersani, Latorre e perfino di far ritenere Veltroni un uomo politico con qualche minima traccia di capacità strategiche.
Si dice che gli ultimi un giorno saranno i primi. Ne dubitiamo, seppur con molto rammarico. Ci viene più difficile pensare che gli ultimi sbaglino di frequente. Certo, Renzi è convintissimo di non cadere mai in errore, e solo questo è sufficiente a mostrare che politicamente non ne combinerà mai una giusta. Ascoltare gli ultimi, e operare innanzitutto a loro favore, è ciò che un vero uomo di sinistra deve fare. Operare per sé invece è esecrabile sempre e comunque. Costringe la sinistra e chi la vota a mangiare perennemente la minestrina di riso, con tutto il rispetto per la signora Agnese.
NOTE
(1): Per la scheda del libro si veda http://catalogo.giunti.it/scheda.php?idscheda=8610 .
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2010/12/07/news/intervista_renzi-9917439/index.html