2010.07.11 - Beppe Grillo, Iva Zanicchi e l'arte della raffinatezza
Venerdì 9 luglio è stata giornata di sciopero per i giornalisti. Sciopero che, per quel che può valere la mia opinione, mi trova perfettamente concorde e a cui, idealmente, ho aderito.
Navigando in internet, mi sono imbattuto nel’articolo che Beppe Grillo ha postato sul suo blog a proposito dell’agitazione dei giornalisti. L’articolo era eloquentemente intitolato 365 di questi giorni ed accusava, con toni peggio che qualunquistici, la stampa italiana di essere, con la sola eccezione de “Il fatto quotidiano”, una conventicola di servi priva di ogni autonomia intellettuale e di onestà. Grillo, come purtroppo assai sovente gli succede, affrontava temi seri meritevoli di riflessione articolata impugnando l’accetta, vanificando così ogni spunto intelligente postato nel suo scritto. Pensare che tutti i giornalisti italiani siano delle canaglie prezzolate non è solo sbagliato, ma è palesemente ridicolo. Tirare fuori la questione dei finanziamenti pubblici alla carta stampata mettendo sullo stesso piano quotidiani come “Il Foglio”, “l’Unità”, “il manifesto” e “Libero” significa volersi ostinare a non conoscere il problema e a ricamarci su per mietere consenso.
Poniamo il caso, che a Grillo temo piacerebbe, che da domani ogni forma di finanziamento alla carta stampata venga definitivamente abrogata. Ha idea Grillo di cosa succederebbe? Temo di no: i quotidiani progressisti (con la sola eccezione de “la Repubblica”) chiuderebbero in una settimana, mentre quelli di proprietà della famiglia Berlusconi continuerebbero a prosperare in quanto le casse di casa sono così riccamente fornite che poco o nulla per loro cambierebbe. Non solo: i quotidiani indipendenti, a causa del contraccolpo, non potrebbero che appiattirsi sulla linea politica del Presidente del Consiglio, con enormi conseguenze per la libertà di espressione nel nostro paese.
Io non so se Grillo – la cui intelligenza politica, duole dirlo, è assai prossima allo zero – si rende conto di tutto ciò. Lui pensa che “tanto c’è internet” a risolvere tutto, ma dimentica che larga parte della popolazione italiana non sa nemmeno cosa sia un computer (credo che il nostro paese sia quello che, in Occidente, abbia il più alto tasso di analfabetismo tecnologico). Già la maggioranza dei nostri connazionali si informa solo tramite la tv, figurarsi cosa potrebbe succedere se togliessimo anche la carta stampata.
Chissà perché Grillo non ha sviluppato delle riflessioni sulla mancanza di editori puri nel nostro paese, sulle distorsioni del mercato, sulla concentrazione del mercato pubblicitario. Forse perché poco si prestano agli slogan, viene da pensare. Ma una politica fatta solo di slogan (per di più piuttosto incolti) serve davvero alla sinistra? O non è uguale e contraria a quel berlusconismo che tanto si dice di voler combattere?
Detto di Grillo, ci sono altre cose che molto hanno colpito la mia attenzione in questi giorni. Il protagonista di un vecchio film americano diceva che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ovviamente, ognuno ha i duri che si merita, per cui il PdL può vantare nelle proprie file (udite, udite, nelle vesti di parlamentare europea) Iva Zanicchi, donna adusa a confrontarsi quotidianamente con gli scritti dei maestri del pensiero liberale, da John Stuart Mill a Karl Popper. I risultati di cotanto impegno intellettuale sono emersi per l’ennesima volta l’altro giorno, quando la raffinata signora, intervistata in un programma di Rai Radio 2, ha dichiarato “Fini vada fuori dalle palle. Non è del PdL” (2).
Anche a Westminster, luogo istituzionale che la signora Zanicchi conosce bene e a cui di certo guarda con ammirazione estrema, usano quotidianamente questi toni, per cui non c’è nulla di cui doversi stupire. Le istituzioni risultano popolari (quindi simpatiche) se l’uomo della strada le sente vicine: alla mano, per così dire. Così come mandare a fanculo l’automobilista che ci sorpassa a destra ci aiuta a sentirci vivi, forti e aumenta la nostra autostima, rivolgersi con toni così franchi e cordiali alla terza carica dello Stato ci fa sentire la politica vicina ai problemi quotidiani. I nostri problemi quotidiani.
È bella la politica italiana, non annoia (chi pensa il contrario è in malafede). Show-girl di mezza tacca diventano ministre (pare anche per grande abilità nella pratica della fellatio), prostitute di alto e basso bordo entrano a Palazzo Grazioli come fosse un autogrill sulla Roma-L’Aquila, in Parlamento si lanciano al cielo fette di mortadella quando cade il governo guidato da Romano Prodi, il capo della Protezione Civile parla di “ripassate” alla sua massaggiatrice… perché allora non si può dire a Fini di andarsene fuori dalle palle? Quanta simpatia riscuote in noi uomini e donne della strada questa classe di governo così poco snob. Ci aspetteremmo quasi che un giorno alcuni dei suoi componenti più in vista vengano a pranzo a casa nostra e, dopo aver allegramente banchettato con noi, si cimentino nelle difficili arti del peto e del rutto per mostrarci quanto sono alla mano, popolari, anti-conformisti, nemici dell’ipocrisia e del formalismo.
Occorre che noi si abbia fiducia. Io infatti credo che un giorno (per di più molto prossimo) questi signori e queste signore entreranno a casa nostra, in maniera tale da farci capire quanto irriconoscenti siano quegli operai che, a Pomigliano d’Arco, si sono permessi di rifiutare l’accordo proposto loro da Sergio Marchionne, il grande alfiere della modernità che noi tutti amiamo perché si permette di non considerare giacche, cravatte, diritti sindacali, Costituzione Italiana e diritti umani, questi inutili orpelli del Novecento.
Tutti insieme ci cimenteremo nella gara a chi piscia più lontano (la signora Zanicchi, noblesse oblige, arbitrerà). Non essendoci più giornali da leggere, né questioni sociali da affrontare, il vincitore avrà diritto a godersi uno spettacolo di Beppe Grillo.
NOTE
(1): Cfr. http://www.beppegrillo.it/2010/07/365_di_questi_g/index.html
(2): La dichiarazione è ascoltabile in http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=9&IDalbum=27817&tipo=AUDIO
Navigando in internet, mi sono imbattuto nel’articolo che Beppe Grillo ha postato sul suo blog a proposito dell’agitazione dei giornalisti. L’articolo era eloquentemente intitolato 365 di questi giorni ed accusava, con toni peggio che qualunquistici, la stampa italiana di essere, con la sola eccezione de “Il fatto quotidiano”, una conventicola di servi priva di ogni autonomia intellettuale e di onestà. Grillo, come purtroppo assai sovente gli succede, affrontava temi seri meritevoli di riflessione articolata impugnando l’accetta, vanificando così ogni spunto intelligente postato nel suo scritto. Pensare che tutti i giornalisti italiani siano delle canaglie prezzolate non è solo sbagliato, ma è palesemente ridicolo. Tirare fuori la questione dei finanziamenti pubblici alla carta stampata mettendo sullo stesso piano quotidiani come “Il Foglio”, “l’Unità”, “il manifesto” e “Libero” significa volersi ostinare a non conoscere il problema e a ricamarci su per mietere consenso.
Poniamo il caso, che a Grillo temo piacerebbe, che da domani ogni forma di finanziamento alla carta stampata venga definitivamente abrogata. Ha idea Grillo di cosa succederebbe? Temo di no: i quotidiani progressisti (con la sola eccezione de “la Repubblica”) chiuderebbero in una settimana, mentre quelli di proprietà della famiglia Berlusconi continuerebbero a prosperare in quanto le casse di casa sono così riccamente fornite che poco o nulla per loro cambierebbe. Non solo: i quotidiani indipendenti, a causa del contraccolpo, non potrebbero che appiattirsi sulla linea politica del Presidente del Consiglio, con enormi conseguenze per la libertà di espressione nel nostro paese.
Io non so se Grillo – la cui intelligenza politica, duole dirlo, è assai prossima allo zero – si rende conto di tutto ciò. Lui pensa che “tanto c’è internet” a risolvere tutto, ma dimentica che larga parte della popolazione italiana non sa nemmeno cosa sia un computer (credo che il nostro paese sia quello che, in Occidente, abbia il più alto tasso di analfabetismo tecnologico). Già la maggioranza dei nostri connazionali si informa solo tramite la tv, figurarsi cosa potrebbe succedere se togliessimo anche la carta stampata.
Chissà perché Grillo non ha sviluppato delle riflessioni sulla mancanza di editori puri nel nostro paese, sulle distorsioni del mercato, sulla concentrazione del mercato pubblicitario. Forse perché poco si prestano agli slogan, viene da pensare. Ma una politica fatta solo di slogan (per di più piuttosto incolti) serve davvero alla sinistra? O non è uguale e contraria a quel berlusconismo che tanto si dice di voler combattere?
Detto di Grillo, ci sono altre cose che molto hanno colpito la mia attenzione in questi giorni. Il protagonista di un vecchio film americano diceva che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ovviamente, ognuno ha i duri che si merita, per cui il PdL può vantare nelle proprie file (udite, udite, nelle vesti di parlamentare europea) Iva Zanicchi, donna adusa a confrontarsi quotidianamente con gli scritti dei maestri del pensiero liberale, da John Stuart Mill a Karl Popper. I risultati di cotanto impegno intellettuale sono emersi per l’ennesima volta l’altro giorno, quando la raffinata signora, intervistata in un programma di Rai Radio 2, ha dichiarato “Fini vada fuori dalle palle. Non è del PdL” (2).
Anche a Westminster, luogo istituzionale che la signora Zanicchi conosce bene e a cui di certo guarda con ammirazione estrema, usano quotidianamente questi toni, per cui non c’è nulla di cui doversi stupire. Le istituzioni risultano popolari (quindi simpatiche) se l’uomo della strada le sente vicine: alla mano, per così dire. Così come mandare a fanculo l’automobilista che ci sorpassa a destra ci aiuta a sentirci vivi, forti e aumenta la nostra autostima, rivolgersi con toni così franchi e cordiali alla terza carica dello Stato ci fa sentire la politica vicina ai problemi quotidiani. I nostri problemi quotidiani.
È bella la politica italiana, non annoia (chi pensa il contrario è in malafede). Show-girl di mezza tacca diventano ministre (pare anche per grande abilità nella pratica della fellatio), prostitute di alto e basso bordo entrano a Palazzo Grazioli come fosse un autogrill sulla Roma-L’Aquila, in Parlamento si lanciano al cielo fette di mortadella quando cade il governo guidato da Romano Prodi, il capo della Protezione Civile parla di “ripassate” alla sua massaggiatrice… perché allora non si può dire a Fini di andarsene fuori dalle palle? Quanta simpatia riscuote in noi uomini e donne della strada questa classe di governo così poco snob. Ci aspetteremmo quasi che un giorno alcuni dei suoi componenti più in vista vengano a pranzo a casa nostra e, dopo aver allegramente banchettato con noi, si cimentino nelle difficili arti del peto e del rutto per mostrarci quanto sono alla mano, popolari, anti-conformisti, nemici dell’ipocrisia e del formalismo.
Occorre che noi si abbia fiducia. Io infatti credo che un giorno (per di più molto prossimo) questi signori e queste signore entreranno a casa nostra, in maniera tale da farci capire quanto irriconoscenti siano quegli operai che, a Pomigliano d’Arco, si sono permessi di rifiutare l’accordo proposto loro da Sergio Marchionne, il grande alfiere della modernità che noi tutti amiamo perché si permette di non considerare giacche, cravatte, diritti sindacali, Costituzione Italiana e diritti umani, questi inutili orpelli del Novecento.
Tutti insieme ci cimenteremo nella gara a chi piscia più lontano (la signora Zanicchi, noblesse oblige, arbitrerà). Non essendoci più giornali da leggere, né questioni sociali da affrontare, il vincitore avrà diritto a godersi uno spettacolo di Beppe Grillo.
NOTE
(1): Cfr. http://www.beppegrillo.it/2010/07/365_di_questi_g/index.html
(2): La dichiarazione è ascoltabile in http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=9&IDalbum=27817&tipo=AUDIO