2010.09.26 - In difesa dei nomadi


A molti di noi – anche a quelli animati dalle migliori e più democratiche intenzioni – sfugge la gravità di quanto sta avvenendo in questi giorni in Francia. La decisione del presidente Nicolas Sarkozy di deportare centinaia di rom riporta a modi di fare appartenenti a epoche buie e nefaste della nostra storia.
La cacciata dei rom dalla civilissima Francia non è una scelta che viola solo e semplicemente le normative europee in materia di libera circolazione di cittadini. Essa viola apertamente anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.

Ciò che oggi muove le scelte del Presidente Sarkozy – che, duole dirlo, paiono piuttosto strumentali e legate al calo della sua popolarità – altro non è che la presunzione di colpevolezza applicata all’etnia rom. Da secoli, come è tristemente noto, i nomadi sono accusati di essere ladri e delinquenti per il semplice fatto di non essere stanziali: essi sono condannati – moralmente e non solo – a prescindere da ogni comportamento tenuto nella loro vita reale. Su di loro sono sorte perfino autentiche leggende nere ancora oggi assai radicate nell’immaginario collettivo, quali quella di essere dediti al rapimento di bambini.

Chi scrive non ha l’idea romantica dei rom (e di qualsiasi altro gruppo nomade) quali ultimi oppositori della civiltà contemporanea, né disconosce le problematiche derivanti dalla loro presenza in determinati luoghi (problematiche le cui responsabilità, peraltro, sono da ripartire tra più soggetti), ma vuole solo rimarcare un’ovvietà che, purtroppo, pare non si riesca a tenere a mente. I rom sono esseri umani come tutti gli altri, ed in quanto tali sono titolari di diritti e doveri. Nel riferirsi a loro, si fa sempre un gran parlare di doveri (politici, giornalisti, opinion-makers sovente poco informati o in malafede sono dediti a tale attività con considerevole pervicacia) e ci si dimentica che si è tanto più legittimati a richiedere l’osservanza delle norme di un corretto buon vivere (concetto peraltro di difficilissima definizione) quanto più i diritti di cittadinanza (lavoro, istruzione, Welfare, abitazione e quant’altro) sono garantiti. Per i nomadi, ferme restando poche eccezioni, detti diritti non sono tuttavia riconosciuti in nessuna parte d’Europa.

Coloro i quali sono piuttosto spregiativamente da noi chiamati zingari sono persone per le quali il nazismo aveva decretato la soluzione finale, il cosiddetto Porrajmos, un’aberrazione arendtianamente banale analoga – ergo parimenti vergognosa – alla Shoah. Ebbene, se nell’immediato dopoguerra si decise (a mio avviso più che giustamente) di garantire agli ebrei il diritto di avere uno Stato, perché a rom e sinti non viene garantito il diritto di avere degli spazi in cui vivere secondo le proprie convinzioni e a essere considerati uomini come tutti noi? Perché la legislazione varata in questi anni dalle istituzioni sovranazionali, Unione Europea in primo luogo, viene considerata carta straccia? Perché ancora nel 2010 un gruppo etnico può venire deportato da una nazione che si dice civile senza una ragione che giustifichi tale provvedimento (ma esistono ragioni che autorizzino una deportazione?), bensì solo per riscuotere consenso presso l’opinione pubblica?

Il signor Sarkozy (il suo cognome pare tradisca origini delle quali presumibilmente si vergogna) è il Presidente della Repubblica Francese, stato per il quale nutriamo ammirazione che questa volta, però, non si è dimostrato all’altezza della sua storia. Chi scrive ha l’impressione che intenzioni simili alla sua potrebbero diventare realtà in altre parti del mondo, a partire da casa nostra: del resto un’intervista recentemente rilasciata da Roberto Maroni al “Corriere della Sera” (1) e successive prese di posizione di Silvio Berlusconi (2) lo testimoniano.

Si dice che il denaro non abbia odore, e lo stesso principio vale per i voti: quando un governo – specie se “autoritario” e toccato da vari scandali come quelli francese e italiano – perde popolarità, ogni azione atta a riconquistare consensi è ritenuta legittima da chi sostiene l’esecutivo. Se un nemico non c’è, lo si crea artatamente e lo si addita all’opinione pubblica come causa dei mali di una nazione. Questo nemico può essere rappresentato dai nomadi (oggi lo è), e da qualsiasi altro gruppo sociale ritenuto non conforme alla volontà e ai disegni di chi detiene il potere. È facile essere additati come “diversi”, quindi responsabili del male pubblico e tale riflessione ci porta a considerare piuttosto deboli le garanzie democratiche.

Protestare contro la deportazione dei rom dalla Francia e impedire l’estensione di questa pratica all’Italia e ad altri paesi è una priorità che deve essere avvertita da ogni persona che si senta sinceramente democratica. Ognuno di noi deve chiedere il bisogno di chiedere l’attuazione di una reale politica di integrazione dei nomadi che superi ogni strumentalizzazione e cancelli per sempre ogni deriva razzista.

Non è con politiche in odore di cripto-fascismo che si affrontano i problemi sociali, ma con scelte inclusive e responsabili che non considerino i nomadi come mero problema di ordine pubblico. Servono subito atti capaci di coniugare la fermezza alla solidarietà e alla tutela dei diritti dei più deboli, non abbattimenti di case e deportazioni.

A tal proposito, infine, invito tutti a leggere il pensiero di Jacques Le Goff sul tema dei rom all’indirizzo http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=252:le-goff-i-rom-sono-una-nazione&catid=40:primopiano&Itemid=101 . Mi pare sia di una chiarezza esemplare.





NOTE
(1): Cfr. Lorenzo Salvia, Maroni: “Giusto espellere i rom. Saremo più duri di Sarkozy”, in http://www.corriere.it/politica/10_agosto_21/maroni_d57cd780-acea-11df-b3a2-00144f02aabe.shtml
(2): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_settembre_15/berlusconi-rom-francia-sarkozy_e5e3d34c-c0f1-11df-baf9-00144f02aabe.shtml