2010.09.20 - Primi cittadini


Che l’Italia sia un paese in cui il razzismo è un fenomeno largamente diffuso pare incontestabile. Altrettanto sembra di poter dire a proposito del fatto che una parte troppo consistente della classe politica non è all’altezza dell’incarico che ricopre e farebbe bene a dedicarsi a tutt’altre attività, preferibilmente prive di ricadute nel settore pubblico.
Testimonianza della veridicità delle sopraesposte affermazioni la si ha nel vedere le affermazionidel sindaco di Castel Volturno, tale Antonio Scalzone, esponente del Pdl (1) da diversi anni alla guida del comune domiziano (2). Tutti ricordano la strage di africani portata a termine nel settembre di due anni fa a Castel Volturno: sei uomini trucidati dalla camorra ed uno ferito in maniera gravissima. La loro colpa era semplicemente quella di esistere e abitare un luogo in cui non sono nati, così la malavita indigena ha deciso di “avvertirli”. Ne ha colpiti alcuni per educarli tutti (Mao ci perdoni): gli africani non dovevano impicciarsi nelle vicende e negli affari camorristici.

Ora la nutrita comunità nera e varie associazioni di cittadini indigeni hanno deciso di dedicare una piccola stele alle vittime della strage camorrista. Antonio Scalzone non l’ha presa bene. “E' una celebrazione incauta – ha affermato il primo cittadino – perché rischia di ricordare persone che forse non erano innocenti. Mostro rispetto dinanzi alla morte ma, da quanto emerge dalle indagini dei Carabinieri, tra quei morti ci potrebbero essere anche degli spacciatori”, rincarando poi la dose con “la nostra comunità farà la fine degli indiani d'America. Morirà sotto il peso dell'immigrazione” (3).

Antonio Scalzone, bontà sua, non conosce la storia e non sa fare paragoni: gli Amerindi vennero sterminati dai coloni, mentre sulla Domiziana sono gli indigeni che massacrano i neri (i quali, peraltro, mai hanno manifestato la volontà di colonizzare la Campania).

Tuttavia, se i guai fossero solo questi potremmo ritenerci contenti. La realtà è che quei neri hanno mostrato una volontà di ribellarsi e di non sottostare ai dettati camorristici la quale – duole molto dirlo – risulta sconosciuta a troppa popolazione nata in loco (è un concetto sul quale a suo tempo si è soffermato Roberto Saviano e con cui chi scrive è pienamente concorde) (4). Ovviamente non tutti i neri che vivono a Castel Volturno rispettano alla lettera il dettato del Codice Penale, ma credo che in proporzione il tasso di delinquenza tra loro riscontrabile sia ben inferiore a quello dei nati in loco, per cui c’è poco da puntare il dito contro chi viene dall’Africa.

Un’altra riflessione: lo Stato in questi ultimi 20-24 mesi ha riportato significativi successi contro i clan camorristici, arrestandone molta manovalanza e anche diversi esponenti di primissimo piano. Molti di questi arresti sono originati dal fatto che il cittadino ghanese (spero di ricordarne bene la nazionalità) scampato alla strage (e rimasto per sempre invalido a causa di essa) dopo essere uscito dal coma non si è trincerato dietro omertosi “non so, non ricordo”, ma ha raccontato per filo e per segno quel che aveva visto e vissuto. Si badi bene, lo ha fatto nonostante la terra campana in cui vive lo tratta a calci, non lo vuole nei bar frequentati dai bianchi, lo manda nei campi a raccogliere pomodori per un salario da fame e senza alcun diritto minimo riconosciuto. Quest’uomo, e ovviamente non meno di lui i sei nostri simili crivellati di colpi e lasciati morire sull’asfalto come cani, merita non solo un monumento fisico, ma quel calamandreiano monumento di riconoscenza civile che si dà a chi sacrifica la propria vita per un ideale di giustizia.

Il signor Scalzone, cui la gratitudine e il senso civico difettano assai, soffia invece sul vento del razzismo, dice che le vittime non sono innocenti e difende i “suoi” bianchi, non rendendosi conto che la sua comunità morirà (o addirittura largamente è già morta) sotto il peso della camorra e non certo sotto il peso dei neri. La fine degli Amerindi corrono il rischio di farla i cittadini onesti – bianchi e neri che siano – e non certo i bianchi nel loro insieme.

Ma si sa, la camorra, i camorristi e i loro amici votano, i neri no.

Dalla Campania alla Lombardia: non verranno qui ricostruite le vicende del sindaco di Adro, tale Oscar Lancini, quello che ha costruito un plesso scolastico intitolandolo a Gianfranco Miglio (e già qui qualcosa da ridire ci sarebbe, ma passi) e disseminando di simboli della Lega Nord banchi, muri, porte, vetrate e perfino lo zerbino all’ingresso (alcuni maligni dicono che quest’ultima dislocazione sarebbe più che accettabile, ma in questa sede non si darà loro ascolto). Ci sono stati cortei e proteste varie (tutte manifestazioni ampiamente condivise da chi scrive), e a un certo punto perfino la ministra Gelmini ha capito che il suo quasi concittadino ha passato il segno e lo ha invitato a rimuovere il Sole delle Alpi dall’edificio.

Lancini non è nuovo a manifestazioni che ci si limiterà a definire becere (5), ma la sua esternazione di ieri sarebbe concettualmente e strutturalmente dadaista se solo il sindaco della cittadina lombarda sapesse cosa sia il dadaismo e quindi anteponesse all’illogicità una logica ferrea.

In merito alla necessità di togliere i simbolo leghisti dalla scuola, egli ha detto: “Se me lo dice Bossi, rimuovo i simboli non domani, ma ieri” (6). A quanto risulta, Lancini non è ancora stato sottoposto a Tso, il che dà un po’ da pensare: evidentemente non è matto, ma è così di natura. Quello che però spaventa è l’analfabetismo politico-costituzionale che in sostanza gli fa dire: “Io rimuovo il simbolo leghista solo se me lo dice Bossi, degli altri non me ne frega niente”. Lancini forse pensa che l’Italia del 2010 sia la Francia del 1710 e che il suo leader di partito abbia gli stessi poteri di Luigi XIV. Invece no, Bossi è semplicemente un ministro, la nostra è una Repubblica costituzionale fondata sul lavoro e ci sono regole da rispettare per tutti. Una di queste regole vuole che la scuola pubblica appartenga alla collettività e non a singoli partiti o gruppi di persone. I simboli sparsi ovunque nella scuola di Adro in quel contesto altro non sono che lordura: essi vanno rimossi all’istante, a prescindere da ogni opinione in materia della famiglia Bossi (la quale, come è noto, ha un rapporto quantomeno conflittuale con scuola e cultura).

Piccola proposta finale: si rimandi a scuola Lancini, lo si faccia ricominciare dalla prima elementare. Senza simboli, ovviamente, anche perché se qualcuno pensasse a un simbolo per lui probabilmente lo individuerebbe nelle orecchie d’asino. E, non si fa fatica ad ammetterlo, non sarebbe una bella cosa.




NOTE
(1): Cfr. http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=92205&sez=ELEZIONI2010
(2): Cfr. http://www.domizia.it/new/html/modules.php?name=News&file=article&sid=406 .
(3): Cfr. http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/18/news/castel_volturno_l_allarme_del_sindaco_faremo_la_fine_degli_indiani_di_america_-7199365/?ref=HREC1-6
(4): Si veda http://www.saverioluzzi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=163%3A22092008-firmare-la-propria-condanna-a-morte&catid=40%3Asaverio-luzzi-2008&Itemid=1
(5): I lettori ricorderanno però la vicenda dell’esclusione dalla mensa scolastica dei bambini i cui genitori erano impossibilitati a pagarne le rette. Essa e il suo seguito sono brevemente riassunte qui: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/04/benefattore-adro-silvano-lancini-imprenditore-mensa-scuola.shtml?uuid=8258a592-471f-11df-88f5-7a0cada5ab3e&DocRulesView=Libero
(6): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_settembre_19/simboli-leghisti-scuola-adro-sindaco-bossi-gelmini_51cd5abc-c3e3-11df-80e3-00144f02aabe.shtml