2009.06.07 - In attesa


Siamo tutti in attesa di subire l'ennesimo trionfo elettorale berlusconiano. Non credo infatti che i vari scandali portati alla luce in questi giorni dalla stampa (italiana e straniera, basti vedere il sito del quotidiano spagnolo "El Pais") possano scalfire il consenso di cui gode il Presidente del Consiglio.

Credo che il Pd subirà un'altra meritata sconfitta, nonostante gli appelli al "voto utile" di Franceschini e di Eugenio Scalfari (1). L'idea del "voto utile" è molto fastidiosa, poiché di fatto è alimentata dal concetto "Votateci anche se non vi abbiamo convinto, votateci perché siamo più grandi degli altri". Dietro di essa non c'è nessuna analisi della società, nessuna progettualità, e ciò è quanto di più saccente ed urticante si possa vedere. E' semplice prepotenza intellettuale, dimostrazione di una pochezza politica avvilente.

Avrà successo Di Pietro, il cui peronismo all'amatriciana mi lascia quantomeno perplesso, e molto probabilmente anche Pierferdinando Casini vedrà aumentare i suoi voti. Casini ha il grande merito di essersi strenuamente opposto al federalismo leghista (che invece piace parecchio al Pd ed all'IdV) e di ritenere il bipolarismo la tomba della politica: egli porta avanti le sue idee con serietà, di questo gli va dato atto.

Anche la Lega Nord dovrebbe uscire vincente dalla tornata elettorale (e questa mi pare un'eventualità ferale) mentre non si sa se la sinistra riuscirà a superare il quorum del 4%. Da questo punto di vista, credo che la nascita di Sinistra e Libertà sia stato un atto di autolesionismo senza pari. Purtroppo la sinistra italiana troppo spesso è questo: molti litigi e molto narcisismo, al di là delle buone intenzioni e dell'onestà materiale della quasi totalità dei suoi componenti principali. Mi spiace dirlo, ma la credibilità di Sinistra e Libertà è pari a quella dei soliti ignoti del film di Mario Monicelli. Ieri Nichi Vendola, rispondendo alle perplessità della giornalista che gli chiedeva lumi sulla compatibilità politica tra ex comunisti e socialisti in merito alla costituente della nuova sinistra che tanto piace al Presidente della regione Puglia, ha affermato: "Sarei molto più imbarazzato a condividere quest'esperienza con chi rimpiange il muro di Berlino. Poi il nuovo cantiere è chiamato a una lunga e sincera discussione. Tenendo conto di questa spiazzante novità che si chiama Barack Obama. Qualcuno vorrebbe letteralmente chiudere questo paese in una camera a gas, dobbiamo spezzarci la schiena su un campo petroso e arido per dissodare l'egemonia della destra"(2). A parte la mediocrità della metafora poetica finale di Vendola (ed a parte il fatto che lo spezzarsi la schiena su un campo petroso e arido dà più l'idea di un campo di lavoro staliniano che non di una battaglia sindacale di Di Vittorio), si è colpiti dal leggere che lo stesso Vendola tiri in mezzo Obama per giustificare la nascita del suo cartello elettorale con Bobo Craxi. Colpito dalle indubbie doti politiche del Presidente degli Usa, quindi, Vendola si allea con il figlio di un delinquente. Questa è quella che si dice una sinistra moderna: se gli altri hanno il caviale, noi rispondiamo con il pesce gatto. Tale disegno politico fortemente rinnovatore fa il paio con gli elogi che persone vicine a Sinistra e Libertà fecero a Vladimir Luxuria quando partecipò, vincendo, a quel meraviglioso programma di solidarietà alle classi povere e disagiate che è "L'isola dei famosi". Vendola ritiene "spiazzante" Obama, ma purtroppo non si rende conto di come lui stesso lo sia in misura molto maggiore. Temo che gli elettori glielo faranno capire non votandolo, poi attenderemo una sua nuova metafora sui dissodamenti.

Se Sparta piange, Atene non ride. Nemmeno il Prc (quest'anno in coppia con il Pdci) gode di buona salute. Molto probabilmente riscuoterà più consensi di Vendola e c., tuttavia non si sa se ciò gli basterà a superare lo sbarramento elettorale. Nel breve periodo, Ferrero e Diliberto non sono riusciti ad elaborare una strategia che andasse al di là della rivendicazione identitaria. Va loro riconosciuto che fare di più sarebbe stato assai difficile, ma va anche detto che continuare su questa strada non porterebbe a risultati di grande rilievo. Occorre una ridiscussione globale e profonda dello stato e del ruolo della sinistra nel nostro paese la quale rifugga dai narcisismi e dai personalismi che hanno devastato il patrimonio culturale del fronte progressista italiano. Occorre avere l'umiltà di raccogliere le macerie e ricostruire qualcosa di nuovo, non dal punto di vista nominale, ma da quelli contenutistico, metodologico e propositivo. Altrimenti per molti anni ancora assisteremo alle vittorie altrui.


PS: Questo articolo è stato pubblicato domenica 7 giugno alle 14.50, a urne ovviamente ancora aperte.





NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/elezioni-in-europa/anime-belle/anime-belle.html
(2): Cfr. Micaela Bongi, Siamo noi il nuovo, "il manifesto", 6 giugno 2009, p. 6.