2010.11.21 - La bellezza di Mara
Di Maria Rosaria Carfagna, detta Mara, si può dire di tutto. Di certo, l’attuale ministra delle Pari opportunità riassume in sé l’idea della politica che ha Berlusconi. Come tutti sanno, Mara Carfagna era una soubrette di irrilevante talento che, a un certo punto della sua vita, ha lasciato il mondo dello spettacolo per darsi alla politica.
La cosa ha sorpreso vari suoi colleghi, i quali se la ricordano come una ragazza che non mostrava un particolare interesse per questo campo di attività. Mara Carfagna ha costruito il suo percorso politico non sulla competenza – cosa che, sia detto con tutto il rispetto, non sembra appartenerle – bensì sulla sua non comune avvenenza. Tuttavia, per tutto ciò non pare il caso di colpevolizzare solo la ministra. Se una donna fa carriera solo perché bella, è evidente che c’è un sistema di potere maschilista che consente tutto ciò, e il machismo berlusconiano lo dimostra.
Da tempo si afferma che Mara Carfagna abbia fatto carriera grazie alle sue doti sessuali. Lo ha scritto il “Clarin” e lo ha affermato pubblicamente Sabina Guzzanti (che per questo è stata denunciata dalla ministra). Delle intercettazioni telefoniche che riportano le conversazioni della Carfagna mentre parla con un’altra ministra di come si praticano le fellatio a Berlusconi si è parlato in lungo e in largo, ma esse non sono mai uscite fuori. Affermare con certezza che Carfagna si sia concessa al capo per ottenere un posto in Parlamento significherebbe dunque calunniarla, e chi scrive non intende abbassarsi a tanto. Tuttavia, non ci si può esimere dal rilevare che sia l’avvenenza, e non altro, la dote più evidente di questa donna. E questo, politicamente parlando, non va ritenuto un complimento.
Nel rutilante sistema valoriale disegnato da Silvio Berlusconi, una donna ha senso e valore solo se bella e disponibile. Intelligenza, cultura e preparazione sono solo orpelli inutili, se non dannosi. Cose da uomini, insomma. Mara Carfagna si adatta perfettamente a questi requisiti.
La donna giusta al posto giusto, però, venerdì si è arrabbiata. Mentre alla Camera stava parlando con Italo Bocchino, Carfagna è stata fotografata dalla sua collega Alessandra Mussolini. Bocchino, notoriamente finiano, ha sempre avuto un rapporto di amicizia (che secondo alcune voci di gossip sarebbe anche qualcosa di più) con Carfagna. La ministra si è arrabbiata parecchio, e sotto questo punto di vista va capita: Mussolini voleva metterla in cattiva luce agli occhi di Berlusconi.
Il lettore perdonerà l’afflato antifascista, ma Alessandra Mussolini, per il solo cognome che porta, non merita né il diritto di elettorato attivo, né quello passivo. A differenza di Carfagna, lei è stata la donna giusta al posto sbagliato. O, meglio, al momento sbagliato. In giovane età, Mussolini tentò la carriera nel mondo dello spettacolo, lavorando in Rai e in pellicole cinematografiche di secondo ordine: non aveva né il talento, né la bellezza della zia Sofia, e la cosa durò poco. Posò ben più nuda di Carfagna, ma nulla successe. Con il cognome che aveva poteva solo entrare nel Msi e ciò fece. Fosse nata quindici anni dopo, magari sarebbe al posto di Carfagna, ma la vita non arride a tutti (in questo frangente ci sia consentito di dire: per fortuna).
Come Daniela Santanchè, Alessandra Mussolini ha avuto rapporti altalenanti con Berlusconi. Prima lo ha amato, poi ha iniziato a parlarne malissimo tentando al contempo un’avventura politica solitaria finita nel nulla che la ha saggiamente condotta a ridiventare berlusconiana. Solo che Daniela Santanchè è nel cuore del capo ben più di quanto non lo sia la nipote del duce. Santanchè conta molto, moltissimo, Mussolini invece è una delle tante, e forse la cosa non le va giù. Chiunque ha un’alta considerazione di sé ritiene che quel che ha è troppo poco, e l’onorevole Mussolini si stima parecchio. Fosse obiettiva, ringrazierebbe la sorte una volta ogni cinque minuti, ma il senso della misura, si sa, è dote rara.
Forse Mussolini vuol diventare sindaca di Napoli. Se la cosa fosse vera e si traducesse in realtà, avremmo la conferma di quel detto secondo cui a una disgrazia ne segue sempre una più grossa. Dopo anni di amministrazione Iervolino, infatti, per il capoluogo campano trovarsi come prima cittadina l’onorevole Mussolini sarebbe il colpo definitivo.
Anche Carfagna vuol diventare sindaca di Napoli. È però in contrasto con i vertici campani del partito, a partire da Nicola Cosentino, specie in relazione alla questione rifiuti (1). Ciò spiega l’antipatia che verso di lei nutre Alessandra Mussolini.
Alla luce di tutto ciò, Carfagna ha sbottato. Lo ha fatto con stile, dicendo che vuol dimettersi da ogni carica di partito, dal ruolo di ministra e anche da parlamentare. Lo farà dopo il 15 dicembre, quando, con disciplina, voterà la fiducia al governo Berlusconi (2).
Si tratta di una messa in scena? In fondo a Napoli si vota tra pochi mesi e, lasciando Roma, Carfagna potrebbe preparare meglio la sua campagna elettorale. In realtà, però, se di messinscena si tratta, è stata organizzata molto bene, troppo. Troppo per essere vera.
Se a Berlusconi viene a mancare il simbolo del berlusconismo, qualcosa deve essere successo. Intendiamoci, l’Italia è piena di donne simil-Carfagna e qualcuna pronta a seguire le ombre dell'ex soubrette la si troverà senza troppo patire. Tuttavia, se a dire che il gioco non funziona più non è chi dal gioco è escluso, ma chi ne è stata una delle beneficiarie più in vista, significa che si è aperta una ferita non trascurabile. Fare a meno di un uomo si può, di un simbolo molto meno. Berlusconi dice che il caso Carfagna non lo fa tribolare, ma la cosa è falsa. Berlusconi soffre parecchio questa circostanza e se mai Carfagna dovesse candidarsi a sindaca di Napoli con una sua lista civica, Fli, Udc e Api forse potrebbe giocare uno scherzo davvero brutto al Presidente del Consiglio.
Peccato che poi Mara Carfagna sia caduta nelle provocazioni e abbia dato della vajassa ad Alessandra Mussolini (3). Vajassa pare che in napoletano voglia dire “servetta” o addirittura “prostituta”. Carfagna si era comportata con encomiabile stile, che però non ha saputo mantenere. La bellezza non rende nessuno un grande politico, è bene tenerlo a mente. Tuttavia, chi scrive non nega che tra Carfagna e Cosentino sceglie la prima, e non per fattori estetici.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2010/11/19/news/la_carfagna_verso_le_dimissioni_pronta_a_lasciare_governo_e_pdl-9295182/
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2010/11/20/news/caso_carfagna-9317225/
(3): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_novembre_21/carfagna-dimissioni-reazioni_fecea53a-f558-11df-91c8-00144f02aabc.shtml