2010.04.02 – Maschilismo
Il nostro mondo, che secondo alcuni è quanto di più desiderabile possa esistere, vuole le donne come esseri inferiori.
Le donne non sono e non possono essere titolari di diritti e doveri, hanno senso e diritto di cittadinanza solo se sono sessualmente desiderabili e se palesano la loro avvenenza. Altrimenti tacciano. Berlusconi ha detto di Mercedes Bresso che di mattina si è già rovinata la giornata in quanto si guarda allo specchio (1). Evidentemente Bresso non merita di essere considerata per quanto ha fatto (di bene o di male) come Presidentessa della Regione Piemonte. No, Bresso non corrisponde all’idealtipo velina-escort-potenziale ministra tanto caro al Presidente del Consiglio e quindi la si può insultare un giorno sì e l’altro pure. Lo stesso dicasi di Rosy Bindi.
L’unico modo per redimersi dal peccato originale di nascere donna è quello di essere bellissime, giovani e, per dirla con Cetto La Qualunque, “sdraiabilimente” disponibili. Questo – ma la cosa non ci consoli – non vale solo per l’Italia. E’ una legge non scritta che è in vigore in tutto il mondo occidentale, questo regno della vacuità al contempo triste e rutilante. Una delle tante conferme in questo senso viene dalla visione del seguente video: http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_c690ef10-3cc7-11df-80d0-00144f02aabe&vxBitrate=300 . Delle hostess spagnole per ottenere il pagamento di alcuni arretrati hanno pensato bene di posare nude in un calendario. Provocazione, si dirà. Forse, rispondo io, affermando anche che se si deve ricorrere a ciò significa che la situazione è assai deteriorata. Cosa c’entra la nudità con una rivendicazione sindacale? La bellezza non è una colpa, ma non è nemmeno un merito. Ad una lavoratrice è richiesto altro (si spera), e quando si ricorre all’ostentazione del corpo significa che l’egemonia sessista del maschio è talmente forte che, magari non rendendosene conto, se ne accettano le logiche.
Come maschio mi sento in dovere di chiedere scusa alle donne per l’incapacità di una parte significativa del mio genere a riconoscere la donna quale essere autonomamente pensante. Come cittadino dotato di un minimo di capacità critica mi sento però di invitare le donne a rifiutare la logica portata avanti dal maschilismo imperante. Farsi cooptare nella fallocrazia non è una vittoria, ma una sconfitta cui è terribilmente difficile porre rimedio.
NOTE
(1): Cfr. http://www.asca.it/regioni-BERLUSCONI__BRESSO_SI_GUARDA_ALLO_SPECCHIO_E_SI_ROVINA_LA_GIORNATA-480395--13.html