2011.01.15 - Se la Fiom vince
È un piacere vivere in un paese in cui il Presidente del Consiglio è indagato per prostituzione minorile. Nemmeno frequentando bettole malfamate e individui provenienti dal buco del culo del mondo (si perdoni il francesismo) mi è capitato mai di essere di fronte un uomo accusato di un reato tanto odioso.
Non immaginavo che per trovarne uno avrei dovuto varcare la soglia di Palazzo Chigi e chiedere, per così dire, del capo di casa, ma questa è una nazione che non finisce mai di sorprendere. Un uomo alla soglia dei settantacinque anni che bazzica diciassettenni scappate da case-famiglia site a un migliaio di chilometri da casa è ripugnante e vomitevole. Se poi fosse vera l’accusa dei giudici, secondo i quali alcuni anziani amici del settantacinquenne di cui sopra vadano in giro a procacciargli minorenni da far partecipare a dei rituali non proprio da educande chiamati “bunga bunga”, allora non si troverebbero più nemmeno aggettivi adatti a definire una simile sconcezza. Persino alcuni celebri versi di Dante Alighieri (“Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di province, ma bordello!”) riassumerebbero in modo eufemistico il quadro politico di questo paese.
Tuttavia, non volevo parlare di Berlusconi, ma del referendum svoltosi a Mirafiori. C’è chi dice che Marchionne stia festeggiando, ma secondo me ha davvero pochi motivi per stare allegro. Su 441 impiegati recatisi alle urne, ben 421 hanno detto “Sì”, ed è questo l’unico punto forte dell’amministratore delegato di Fiat. Chi lavora alla linea di produzione, invece, in maggioranza ha votato “No” (pur se con uno scarto di soli nove voti), e questo nonostante le pressioni degli ultimi giorni. Gli operai esistono ancora e, malgrado Cisl e Uil mercanteggino alle loro spalle, cercano di non farsi sottomettere. Se il Pd avesse appoggiato la Fiom, l’esito finale del referendum sarebbe stato diverso. Sbaglia però chi crede che la Fiom abbia perso. La Fiom ha vinto perché ha saputo coagulare attorno a sé il profondo malessere e la contrarietà degli operai al diktat di questo piccolo signorotto ottocentesco incapace di fare il proprio mestiere.
Andando a salutare gli operai (e ricevendo una contestazione da parte di una decina di lavoratori della Fismic che innalzavano pagine de “Il Giornale”), Nichi Vendola non solo ha compiuto un bel gesto, ma ha posato un mattone importante nella costruzione di quella nuova sinistra di cui questo paese ha un bisogno drammatico.
La nuova sinistra non deve partire da obiettivi astrusi, ma dal lavoro e dai diritti.
Non tutto mi convince di Vendola, l’ho detto in passato e lo ribadisco ora. Non mi piace la personalizzazione della politica e ho l’impressione che il Presidente della Puglia sia uno che cerchi e rimanga vittima di questa tendenza, ma non esito a riconoscergli doti politiche. La nuova stagione dell’Italia non prevede certo le tristi sirene neocentriste che cullano i sonni dei vari Chiamparino, Fassino, D’Alema e Veltroni.
La nuova stagione dell’Italia non prevede l’egocentrismo incompetente di Matteo Renzi e nemmeno il qualunquismo arruffone di Di Pietro. La nuova stagione dell’Italia prevede serietà e rettitudine, non il querulo stridore dei soliti.
Detto questo, è doveroso riconoscere una cosa: la pietra più grande nella costruzione di una nuova sinistra (e non me ne voglia Nichi Vendola) in questa vicenda l’ha però posta la Fiom. Ai metalmeccanici della Cgil va dato il merito di aver difeso la dignità dei lavoratori, offesa da un padronato meno che inetto e da alcuni sindacalisti tali di nome ma non di fatto.
Le lotte dei lavoratori di Pomigliano d'Arco e di Mirafiori hanno gettato le basi per una stagione politica diversa. Non si illudano i vincitori in termini strettamente numerici. La vittoria di Pirro, in confronto alla loro, era una casa costruita sulla roccia. Marchionne ha gli operai contro, e in questo modo non si può governare un’azienda. È bene che se ne renda conto.
Quello che si è visto, dunque, è solo l’inizio, mentre per il Pd è l’ennesimo treno passato e non preso. La sinistra non deve temere la destra, ma se medesima. Se guarda alle sue radici si riproietta automaticamente nel futuro, viene da lontano e va lontano, per dirla con un vecchio slogan: ben più lontano di quanto non sappia e non possa andare Marchionne.