2011.01.05 - L'uomo dell'anno


“Il Sole 24 Ore” ha nominato Sergio Marchionne uomo dell’anno. Il quotidiano della Confindustria non è solo privo di ironia, ma anche – il che è più grave – del senso del ridicolo.
Le motivazioni addotte dal quotidiano di Viale dell’Astronomia suonano enfatiche: “Marchionne ha deciso di smentire le previsioni nette dell'Economist e del Financial Times che annunciavano la morte certa della Fiat e salvare la produzione di auto in Italia. Il patto con la Chrysler, benedetto dal presidente Obama, costringe Fiat alla realtà: o si produce come produce il mondo, o l'Italia non avrà più manifattura di auto” (1).

Già, come si producono le auto nel mondo? Nei paesi sfruttati dall’Occidente, si producono come Marchionne vorrebbe si fabbricassero in Italia. In Germania e Francia, nazioni a noi prossime, si producono garantendo ai lavoratori quei diritti e quei salari che l’uomo con il maglioncino vuole togliere ai suoi dipendenti. Ma al “Sole 24 Ore” fanno come le tre scimmie: non vedono, non parlano, non sentono. Mistificano, vale a dire svolgono il secondo mestiere più antico del mondo.
Le motivazioni proseguono, sprezzanti del pericolo: “La Fiom parla di «diritti» come se tutti nel mondo non avessero diritto a un lavoro e una vita dignitosa: ma, dimentica dei suoi maestri come Bruno Trentin, non si rende conto che i diritti vanno creati nella realtà, non postulati in astratto”. I diritti, nella realtà, Marchionne li vorrebbe togliere, a meno che non si voglia considerare un diritto quello di essere licenziati quando si sciopera. Suona poi divertente il richiamo alla Fiom che avrebbe dimenticato i suoi maestri: le motivazioni del riconoscimento assegnato a Marchionne sono state scritte certamente da Gianni Riotta (2), il quale, dopo aver lavorato per anni al “manifesto”, oggi dirige il quotidiano della Confindustria. Da ciò risulta evidente che Riotta ha sempre tenuto a mente (e oggi più che mai) le parole e le posizioni politiche di Luigi Pintor e Rossana Rossanda, suoi maestri di comunismo. Nel caso di Riotta sarebbe troppo facile ricordare la da me pluricitata copertina di “Cuore” recitante “Hanno la faccia come il culo”: rubare le caramelle a un bambino diverte solo le persone misere.


Comunque, quali sono stati i successi di Marchionne nel 2010? A quali livelli di vendite l’uomo con il maglioncino è riuscito a portare il gruppo automobilistico torinese. Evidentemente, la Fiat deve aver venduto automobili a go-go. Mica saranno pazzi quelli del “Sole” ad assegnare un simile riconoscimento a un minchione qualsiasi che non sa fare il suo lavoro.


È proprio un articolo del “Sole 24 Ore” firmato da Gian Primo Quagliano a svelarci la verità. In realtà, il citato articolo (che potete trovare all’url http://www.motori24.ilsole24ore.com/Mercato/2011/01/immatricolazioni-auto-italia-dicembre-2010.php) ha un titolo che non promette nulla di buono: L’auto chiude il 2010 in picchiata: - 9,2%. Peggiore risultato da quattordici anni. Ma, e ne siamo sicuri, malgrado la severa crisi economica, di certo Marchionne sarà riuscito in un memorabile exploit e il bilancio-vendite della Fiat non sarà in rosso, altrimenti “Il Sole 24 Ore” avrebbe preso un abbaglio nell’eleggere Marchionne uomo dell’anno. In calce all’analisi di Quagliano troviamo il link ai dati ufficiali sulle immatricolazioni automobilistiche 2010 in Italia (3). I dati sono stati redatti dall’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, con sede a Torino, Corso Galileo Ferraris, 61, in pratica a fianco della Fiat) e dicono in sostanza questo:

a. Nel 2009 sono state immatricolate in Italia 2.159.464 automobili (per il 67,06% straniere) e nel 2010 “solo” 1.960.282 (per il 69,62% straniere), il 9,22% in meno.
b. Le auto Fiat immatricolate in Italia nel 2009 sono state 549.760 e nel 2010 solo 450.384, con un calo del 18,08%, il doppio di quello complessivo. Il calo delle immatricolazioni Lancia nello stesso periodo è stato del 15,25%. Meglio è andata all’Alfa Romeo, che ha visto una flessione pari al 6,11%, inferiore a quella complessiva.
c. Nello stesso periodo, Renault ha incrementato le sue immatricolazioni in Italia del 14,99%, Opel dello 0,42%, Skoda del 5,62%, Volkswagen dell’8,25%, Mini del 2,83%, Dacia del 7,44%.
d. Dal 2009 al 2010, Citroen ha perso il 4,88%, Audi lo 0,55%, Ford il 13,49%, Mercedes il 2,21%, Smart il 10,94%, il che vuol dire che, pur peggiorando, le loro performance di vendita sono state migliori di quelle realizzate dalla Fiat.
e. Peggio della casa automobilistica torinese hanno fatto solo Seat, Suzuki, Chevrolet, Mazda, Toyota e Chrysler, che comunque è sempre di proprietà Fiat.

Con buona pace di Gianni Riotta, da questi dati si evince che l’uomo con il maglioncino non è capace di fare il proprio lavoro: vendere automobili. Marchionne, infatti, pensa di poter fare utili riducendo i diritti delle maestranze (che, sia detto per inciso, sono diritto sanciti dalla Costituzione Repubblicana e non privilegi barattabili) dimostrandosi così un ottocentesco padrone del vapore. Se si dovesse applicare a lui quella produttività sbandierata una parola sì e l’altra pure (ognuno ha il vocabolario che si merita, e quello dei manager è limitato), Marchionne sarebbe costretto a cambiare mestiere. Invece fa crollare le vendite Fiat, guadagna come oltre quattrocento dei suoi dipendenti e chiede che questi ultimi lavorino di più e in peggiori condizioni.

Se l’uomo con il maglioncino iniziasse a varare una strategia di rinnovamento dei modelli, a investire su automobili ad alto valore aggiunto e a ridotto impatto ambientale, le immatricolazioni della Fiat conoscerebbero andamenti ben più positivi di quelli che si vedono oggi. Ma Marchionne non vende auto, vende fumo. Egli veicola la propria immagine e nulla più. Gli altri progettano vetture nuove, lui vorrebbe rifilare catorci al popolo e ricevere applausi. In confronto a lui, Valletta rappresentava per i lavoratori un interlocutore quasi ragionevole: di certo, come venditore di auto era assai più bravo, ma questa è un’impresa che riuscirebbe anche a un mediocre e svogliato alunno di prima media.

Sprezzante del pericolo, Marchionne ha recentemente affermato: “Sappiamo fare automobili anche senza la Fiom”. Non ne dubitiamo, ma siamo molto più convinti che gli operai iscritti alla Fiom non solo saprebbero fabbricare automobili anche senza Marchionne, ma le realizzerebbero più belle e affidabili.

Il problema della Fiat non è la bassa produttività delle sue maestranze, bensì la mentalità arcaica del suo management. C’è chi dice che Marchionne stia alzando il livello dello scontro perché sta cercando il pretesto per portare all’estero la totalità della produzione automobilistica del gruppo Fiat. Tale affermazione ha una sua plausibilità di fondo, ma chi scrive non ha la minima prova che possa convalidarne la veridicità. Di certo, se proprio Marchionne volesse trasferire le linee produttive in Serbia, Brasile, Romania o negli Usa, saremmo contenti se portasse con sé Piero Fassino (il quale ha detto che se lui fosse stato un operaio avrebbe accolto favorevolmente l’accordo-capestro che Marchionne ha proposto per Mirafiori), Sergio Chiamparino (idem) e Gianni Riotta: la soddisfazione di non aver più a che fare con tre individui di così rara inettitudine (quattro con lo stesso Marchionne) migliorerebbe la vita di ognuno di noi. L’importante è che ci lasci la Fiom e i suoi iscritti e simpatizzanti, che sono i veri italiani dell’anno in quanto primi difensori dei diritti di tutti i lavoratori e della Costituzione. A loro va la nostra riconoscenza.




NOTE
(1): Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-30/sergio-marchionne-uomo-anno-210536.shtml?uuid=AYT5NrvC
(2): Sicuramente è di Riotta questo articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-30/riapriamo-nostro-futuro-giorni-230957.shtml?uuid=AYYR5svC
(3): Cfr. http://www.motori24.ilsole24ore.com/Mercato/2011/01/ANFIA-MERCATO-VETTURE-MARCA-122010.pdf