2010.08.05 - Il lungo smottamento dell'Italia

La votazione sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, ha fornito un esito chiaro: hanno vinto i “No” con 299 consensi, i “Sì” sono stati 229, le astensioni 75 (1).

Poiché le assenze non sono state rilevanti, ne emerge che i voti dell’opposizione – 229 – sommati a quelli del Grande centro – 75 – arrivano a 304: Pdl-Lega, quindi, non sono più maggioranza.

La non-sfiducia a Caliendo (con l’inevitabile effetto della crisi di governo) c’è stata non perché questi sia politicamente meno importante di Nicola Cosentino (un sottosegretario non è mai un peone), bensì perché Fini non vuol far cadere l’esecutivo al primo colpo (ne pagherebbe conseguenze troppo forti in termini elettorali) e perché il Grande centro non si è ancora strutturato e non è quindi in grado di affrontare elezioni. Proprio per questo, a Berlusconi è stato inviato un segnale: “Ti teniamo per il collo e possiamo farti cadere quando lo riteniamo più opportuno”.

Di fronte a un quadro del genere i problemi del paese passano in terzo piano (in secondo lo erano già in quanto il principale scopo dell’esecutivo è sempre stato quello di curare gli interessi privati del Presidente del Consiglio). La politica, si sa, più raramente di quanto si pensi è nobile. Il più delle volte la si subordina ad interessi personalistici.

Nemmeno il Pd è pronto ad affrontare le elezioni anticipate. In realtà, lo si dice con tono semiserio (anche perché, purtroppo, questo partito non merita altro), se l’Italia attende che il Pd sia pronto per una tornata elettorale andremo a votare dopo un’altra glaciazione: le divisioni (personalistiche e strategiche) all’interno del principale partito di opposizione sono talmente tante che non si sa come e quando possano essere appianate. Ieri “il manifesto” ironizzava sulla dichiarazione rilasciata da Pierluigi Bersani secondo cui un governo di transizione guidato da Giulio Tremonti sarebbe cosa auspicabile (2). Nel Pd c’è chi le elezioni le vuole subito, chi dopo un governo di transizione che vari una legge elettorale nuova, chi non le vorrebbe mai e quant’altro. Del resto, chi tra i piddini vuole una legge elettorale nuova è diviso tra chi preferisce il ritorno al proporzionale (Massimo D’Alema su tutti) e chi invece vorrebbe l’uninominale (veltroniani).

Solo Berlusconi è – relativamente – pronto ad una tornata elettorale immediata: i molti lacchè e le ancor più numerose ballerine che gli fanno da contorno, visto l’abbandono dei finiani, si vedrebbero tutti collocati in lista con somma soddisfazione del Capo (che ama gli yesmen e ancor di più le yeswomen) e del popolo italiano, che restituirebbe all’alleanza Pdl-Lega la maggioranza dei consensi.

Molto probabilmente è pronto anche Di Pietro (da buon populista di centro quel’è), mentre non so quali siano le intenzioni della Lega, la quale credo sia divisa tra l’opportunità di avere ancor più potere di comando nella prossima Legislatura (in caso di elezioni immediate) e la necessità di portare a casa subito alcuni risultati sul federalismo fiscale.

Beppe Grillo predica invece responsabilità e afferma che “andare ora alle elezioni è pura follia, chi le vuole non ha chiaro tre cose: la prima è che il Paese è in pre default e non può permettersi un periodo di stallo elettorale di sei mesi senza saltare per aria, la seconda è che l'attuale legge elettorale è una presa per il culo del cittadino […], la terza è che Berlusconi vincerebbe di nuovo grazie al controllo totale delle televisioni e all'evanescenza dell'opposizione del Pdmenoelle. Le elezioni anticipate sono un cupio dissolvi che porterebbe fieno a qualche partito minore e precipiterebbe l'Italia nel caos. Una soluzione per guadare la melma in cui siamo immersi è un governo tecnico di durata sufficiente per mettere […] sotto controllo il debito pubblico che sta esplodendo nel silenzio generale, per ridare la scelta del candidato agli elettori, per eliminare i rimborsi elettorali ai partiti […] e per fare una legge sul conflitto di interessi che elimini alla radice il problema Berlusconi” (3). L’analisi del comico ligure è sensata e, a mio avviso, condivisibile, ma si può fare un governo tecnico anti-berlusconiano dal momento che Berlusconi è maggioritario nel paese?

Della sinistra poco è dato sapere. Vendola e i suoi le elezioni le vorrebbero, e anche Paolo Ferrero, nel suo blog, rifiuta ogni idea di governo transitorio (4), ma poi non si sa in che modo sapranno organizzarsi per affrontare l’evento (c’è uno sbarramento elettorale da superare, non lo si dimentichi).

Insomma, per chiudere, il peggio potrebbe ancora arrivare: se Berlusconi rivincesse ancora le elezioni (ipotesi più che probabile) a quel punto nel paese ogni alternativa sarebbe bruciata per almeno un decennio. A chi scrive un governo di transizione che vari una riforma elettorale (ma solo in senso proporzionalista) pare la soluzione migliore, ma non è detto che questa possa rivelarsi attuabile. Il lungo smottamento dell’Italia, ahinoi, continua.




NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/10_agosto_04/alfano-caliendo-mozione-sfiducia-camera_e231c234-9fce-11df-ad29-00144f02aabe.shtml
(2): Andrea Fabozzi, Tremonti premier? Sì, anzi no, in http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/08/articolo/3181/
(3): Cfr. http://www.beppegrillo.it/2010/08/comunicato_politico_numero_trentaquattro/index.html
(4): Cfr. http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2625