2009.04.25 - 25 aprile 2009
Quando si parla di memoria condivisa, mi viene da ridere.
Cosa dovrebbe condividere chi sta dalla parte di chi ha liberato l'Italia dalla più infame delle dittature con chi non era ed ancora oggi non è contro quella stessa dittatura?
Cosa dovrebbe condividere chi loda il partigiano con chi loda il torturatore ed il boia fascista e nazista?
La realtà è che non c'è nulla da condividere. I figli ed i nipoti (di sangue e/o di politica) delle camicie nere dovrebbero scusarsi di essere quello che ancora sono, punto. Non esiste (non può esistere) una festa comune tra il liberatore e l'oppressore, tra chi voleva la libertà e chi si batteva per la dittatura, tra il martire e l'aguzzino, tra la vittima ed il carnefice. Oggi infatti non è la festa di tutti, anche se tutti vorranno essere in piazza a mettere il loro vessillo. Oggi è la festa di chi era ed è anti-fascista, di chi è dalla parte di quegli italiani che non si piegarono al sopruso ed alla prevaricazione, di chi fu dalla parte dei "contadini" e non da quella dei "luigini" (per usare una categoria interpretativa di Carlo Levi) e di chi oltre mezzo secolo dopo rivendica la giustezza di quella scelta di campo.
Gli altri - intendo l'Italia peggiore - se ne stiano a casa.