2009.03.25 - La crescita e la società idiota
Se Ivan Illich fosse vivo e leggesse questo articolo del "Corriere della Sera" (1), sarebbe tentato di scrivere che abbiamo costruito una società non solo opulenta, divoratrice delle risorse umane, intrinsecamente reazionaria, asservitrice dell'uomo, divoratrice del suo tempo libero e del suo spirito critico.
Credo che Illich sarebbe tentato di scrivere che abbiamo costruito una società idiota. Ogni cittadino romano (compresi i non patentati) brucia nove giorni e mezzo l'anno in fila al semaforo. Il traffico automobilistico di Napoli scorre ad una media di 16 km/h, velocità inferiore a quella della carrozza di Ferdinando IV di Borbone. Quello di Torino e Milano a 22 e 23 km/h, andature che un ciclista nemmeno troppo allenato tocca in scioltezza (e senza inquinare). Il consumismo sfrenato ed il modello economico ad esso sottostante non portano al progresso, e l'appena menzionato approfondimento del quotidiano di Via Solferino ne è l'ennesima testimonianza. Avere un'automobile a testa ed usarla anche per compiere tragitti di poche centinaia di metri non è una conquista sociale né un indice di progresso, ma sancisce l'inizio della paralisi della circolazione e decreta l'ingresso in quella che gli economisti più avveduti definiscono "Sindrome del Concorde", vale a dire quella situazione in cui i costi derivanti da un determinato gesto e/o attività sono superiori ai suoi benefici. Ci viene detto che per superare la crisi economica che viviamo in questi mesi è necessario consumare di più. Si tratta della più grossa panzana che la mente umana possa partorire. Per uscire dalla crisi occorre consumare meno, assicurare un reddito a tutti (evidentemente seguendo l'assunto della riduzione dell'orario di lavoro e del conseguente allargamento del numero dei lavoratori impiegati) e riqualificare i consumi. Non si esce dalla crisi se non con un profondo cambiamento dell'assetto economico in quanto non si tratta di una difficoltà congiunturale, ma di una crisi strutturale. Perché nelle città italiane non si inizia a varare un piano di mobilità pubblica degno di questo nome, basato su un marcato potenziamento dei trasporti pubblici? Perché non si pensa ad una forma di sviluppo che non sia basata sul concetto di crescita, bensì su quelli di limite e mantenimento?
A proposito di crescita, il Governo aveva pensato al trionfo di "mattone selvaggio". In pratica, Berlusconi voleva consentire a tutti (dai possessori di una villetta in Brianza ai residenti nel centro di Siena, passando per gli abitanti dei condomini di Tor Pignattara e per i padroni dei capannoni industriali della periferia di Verona) di accrescere i propri vani del 20% senza domandare autorizzazioni a nessuno. Tutto questo, ovviamente, per "rilanciare l'economia". Berlusconi ha ragionato da par suo ed ha addirittura superato se stesso. Se fino ad oggi ci si era limitati a condonare abusi paesaggistici compiuti in precedenza, invece stavolta li si voleva incoraggiare con la scusa della crescita economica. Sarebbe stato l'ennesimo (ed il più grave) colpo alle architetture urbane del nostro paese (le quali, nelle periferie urbane, sono già di livello infimo). Per fortuna, però, il Presidente del Consiglio non aveva tenuto presente uno dei più gravi impicci della nostra Repubblica: l'esistenza della legge. Egli non sapeva (o ha fatto finta di non sapere) che in materia edilizia la massima parte dei poteri è appannaggio degli enti locali, per cui il Governo non può decidere al posto loro senza calpestare il dettato costituzionale. Non crediamo che Berlusconi si arrenderà tanto facilmente e prevediamo che il cosiddetto "piano-casa" verrà ripresentato con qualche cerotto salva-apparenze. In nome della ricchezza del paese, si distruggerà il principale patrimonio (quindi: ricchezza) di cui disponiamo: il nostro paesaggio. Immaginate per un attimo quale attrattiva culturale e turistica potrebbero possedere Piazza di Spagna una volta che qualcuno potesse fare sopraelevazioni in poroton, poi traete le vostre conclusioni.
Si dice che i soldi non hanno odore e sono in molti a pensarlo. Io ritengo che molto spesso il cattivo odore del denaro impregni in modo irreversibile le mani di chi lo possiede, ma non presumo di essere un uomo la cui opinione faccia testo. Pare il legno tagliato abusivamente durante la recente guerra civile in Liberia possa essere impiegato nella realizzazione dell'ampliamento delle linee A e B della metropolitana di Roma (2). Si tratta di 660.000 tonnellate di legname giunte al porto di Ravenna ed acquistate dalla società che ha in appalto i lavori menzionati sopra. Questo legno doveva essere utilizzato solo in loco, invece è finito in Italia. Naturalmente, la società che lo ha acquistato nega ogni irregolarità e non saremo noi ad emettere verdetti che sono di competenza esclusiva della Magistratura. A noi basta emettere un giudizio morale. Lo abbiamo già fatto e non torneremo indietro.
NOTE
(1): http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_25/coda_ore_anno_salvia_focus_995277a4-190e-11de-8031-00144f486ba6.shtml
(2): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_24/legno_metro_roma_2c57e934-188e-11de-911f-00144f486ba6.shtml