2009.02.24 - Ergastolo a 11 anni?


Ci sono notizie di fronte alle quali si rimane interdetti, comunque la si pensi.

Un bambino statunitense di 11 anni uccide la sua matrigna (la compagna di suo padre, una 26enne in attesa di un bambino). Un colpo di pistola alla nuca (1), pare. Ora, potremmo dire molte cose. La prima (molto antipatica) è che gli Usa non sono un paese civile in quanto in una nazione che si dica tale le armi non possono essere vendute come gli hot dog e le scarpe da tennis. La seconda (ancor più antipatica) è che se il fatto fosse accaduto in Italia ed a sparare fosse stato un romeno o un moldavo o un albanese avremmo visto qualcuno urlare (invocando le ronde o brandendo le mazze) che gli extracomunitari devono tornare tutti a casa. Invece il fatto si è verificato in Occidente e quindi non interessa quasi a nessuno, il che vuol dire che in fatto di inciviltà noi italiani non siamo da meno degli statunitensi.

In tutto questo, c'è una cosa che stride ancor più di quanto esposto sopra. Il motivo dello stridore sta nel fatto che quando l'ingiustizia viene, per così dire, dal male, essa non è giustificabile ma può comunque essere inquadrata in una chiave di lettura. Quando l'ingiustizia viene da quello che si pensa possa essere (e che in realtà deve essere per doveri istituzionali) il bene (o, per impiegare termini meno impegnativi, l'equità), non ci sono logiche che tengano. Affermo ciò in quanto secondo l'ordinamento legislativo della Pennsylvania (lo stato in cui è avvenuto l'omicidio), il bimbo corre il rischio di essere condannato all'ergastolo. Ciò vorrebbe dire ucciderlo, né più né meno come lui ha fatto con quella donna non troppo più grande. Non credo infatti che si uccida solo ponendo fine all'esistenza altrui, penso si possa farlo anche negando i diritti minimi di un uomo. Per di più, un bambino ha dei diritti diversi rispetto a quelli di un adulto. Diversi nel senso di superiori, ovvio, ed è inutile spiegare il perché. Può uno Stato porsi sullo stesso piano di un assassino? Può permettersi di non recuperare, di non redimere, di non comprendere? Può dimenticarsi che dietro un omicidio compiuto da un decenne non possono non esistere distorsioni sociali che da tutto e da tutti dipendono fuorché da quel ragazzino? E se ad un bambino di 10 anni, come è giusto che sia, non è riconosciuto il diritto di votare e di scegliere alcunché del suo destino, perché gli si deve lasciare la possibilità di finire in galera, per di più per tutta l'esistenza? In questo caso, il rigore è sinonimo di civiltà o di idiozia?



NOTE
(1): Si veda http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_22/ragazzino_uccide_fidanzata_padre_0321a8f2-0105-11de-987b-00144f02aabc.shtml