2009.02.20 - Aragoste e fagioli
Walter Veltroni si è dimesso da segretario del Pd. Il Pd non è un partito e non è nemmeno, per usare un'espressione adoperata da Sergio Chiamparino, "un circolo di amici".
Il Pd è il più grosso fallimento politico della storia dell'Italia repubblicana, un'operazione condotta in modo dilettantesco poiché presuppone di unire due schieramenti che, avendo radici molto distanti (per taluni aspetti direi perfino antitetiche) che sarebbe difficile tenere insieme anche disponendo di una progettualità politica ben definita. Se poi la progettualità politica latita, ecco che il difficile diventa impossibile ed ecco che il Pd si riduce ad essere un (modestissimo) comitato elettorale. Fare politica per sommatoria e non attraverso l'elaborazione di una piattaforma programmatica comporta questo: si presume che alle elezioni si prenderà una quantità di voti "x + y" (dove x è la quantità di voti presi da un partito prima della fusione e y è quella dell'altro) ed invece si prendono "x + y - x delusi dalla fusione - y delusi dalla fusione": buon senso vuole che tutto ciò si definisca "tracollo" e che sia l'espressione della più bieca riduzione della politica al governismo. Finalità unica della politica infatti non è più, purtroppo, il governo e la trasformazione della società e dell'economia al fine di garantire alla collettività una vita quanto più equa possibile. Finalità della politica è diventata la vittoria delle elezioni e la presa del potere. Una volta effettuata questa, però, dello stesso potere non si sa cosa farne in quanto non si possiedono gli strumenti politici e culturali per governare, ma si è solo una sgangherata compagnia di persone divise su tutto ed il suo contrario.
Veltroni ha dunque fatto bene a dimettersi. Avrebbe già dovuto farlo dopo le elezioni politiche, quelle in cui faceva campagna elettorale dicendo che non si doveva demonizzare Berlusconi, in cui metteva le aragoste (i confindustrialissimi Calearo, Colaninno e Ichino) ed i fagioli (Boccuzzi) in un piatto unico (a scanso di equivoci, noi diciamo che preferiamo di gran lunga i secondi alle prime). Era ed è il piatto unico del neo-corporativismo, una visione della società che per Veltroni servirebbe a creare maggiore giustizia, ma che per qualunque persona che conosca la storia è e non può che essere un fattore destinato a cristallizzare e perpetuare le ingiustizie e le disparità più evidenti. Il Novecento (il secolo che i sedicenti moderni riformatori del Pd vorrebbero buttare alle ortiche e che invece è un secolo straordinario perché è quello in cui le disparità tra poveri e ricchi hanno conosciuto la riduzione maggiore) ci ha insegnato che il progresso dei ceti meno abbienti avviene solo nell'ambito della conflittualità con quelli più benestanti. Tutto il resto, infatti, favorisce il più forte.
Veltroni ed il gruppo dirigente del Pd ha invece della storia una visione estremamente edulcorata (ma potremmo anche dire risibile, stolta e miope) e vede tutto ciò che è alla sua sinistra come un nemico da sradicare (curioso, per un partito che si dice di sinistra, accordarsi con gli industriali e vedere con occhio malevolo i cortei dei lavoratori, ma tant'è...). Certo, se il Pd non è un partito che può governare (causa le divisioni interne) esso è anche un partito di opposizione che non fa opposizione in quanto se non si ha un disegno comune non si può fare nulla di politicamente serio. Non sappiamo se Veltroni si sia reso conto di tutto questo, ma si ha l'impressione che il resto del gruppo dirigente del Pd non la pensi diversamente da lui, il che ci fa ritenere che i penosi risultati elettorali conseguiti negli ultimi tempi non abbiano insegnato nulla a queste persone. Continuando così, tra tre o quattro anni il Pd confluirà nella Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi...
Venendo alle cose serie, Berlusconi ha ironizzato pure sui desaparecidos (1) ed in Argentina non l'hanno presa granché bene. Sui toni berlusconiani abbiamo già espresso la nostra opinione, la quale si conferma sempre più centrata. Ora aspettiamo di sapere come reagiranno (e se lo faranno) i leader delle principali potenze internazionali, visto che Berlusconi ha detto che, data la grave crisi economica, si potrebbe pensare ad una nazionalizzazione degli istituti bancari, ma non a quelli di casa nostra (2). Immagino che Merkel, Sarkozy e Zapatero (per non parlare di Obama) saranno contentissimi di sentirsi dire da Berlusconi ciò che dovrebbero fare o meno. Nel frattempo, consoliamoci con le ronde... (3)
Un'ultima cosa: si è concluso il processo per l'assassinio di Anna Politkovskaja. I quattro imputati sono andati assolti. Francamente, vista la situazione politica della Russia, non c'era da attendersi altro. Chi muore per la verità non muore una volta sola. Almeno, non quando comandano i carnefici ed i loro amici.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/berlusconi-desaparecidos/berlusconi-desaparecidos/berlusconi-desaparecidos.html
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/crisi-15/nazionalizzazione-banche/nazionalizzazione-banche.html
(3): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/dl-sicurezza-2/ok-cdm/ok-cdm.html