2009.02.15 – Sguaiataggine


Eluana Englaro si è spenta.
Dopo nemmeno tre giorni dalla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata non poteva essere altrimenti.

Stupisce il pressappochismo con cui su molti giornali si sono forniti dati sulla possibile durata dell'agonia della donna: nessuna persona può vivere a lungo se non beve, figuriamoci chi si trova in coma da anni.

Mi è molto dispiaciuto vedere alcune reazioni alla morte di Eluana. Innanzitutto quella del senatore Gaetano Quagliariello, il quale, a Palazzo Madama, se ne è uscito affermando che la Englaro non è morta, ma è stata uccisa. Ha poi continuato Maurizio Gasparri (un uomo delle cui parole nessuno sente il bisogno) sostenendo che la morte di Eluana dipende da una questione di firme, alludendo quindi con estremo cattivo gusto all'operato di Giorgio Napolitano. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, un uomo solitamente di toni pacati e senza carisma, ha perso i primi senza acquistare il secondo parlando di una morte causata da una sentenza. L'essere sguaiati è un difetto grande, non solo in politica, ed in momenti tanto delicati risulta stridente come il rumore del gesso sulla lavagna. Speriamo che le persone citate sopra se ne rendano conto.

Per la verità, il massimo della sguaiataggine non è stata raggiunta dalla politica, ma dai vertici dirigenziali di Canale 5, i quali hanno provveduto (anche con una non troppo celata soddisfazione) ad accettare le dimissioni di Enrico Mentana. La richiesta di dedicare spazi informativi sulla morte di Eluana in prima serata è risultata troppo impegnativa e lesiva del sacro diritto all'audience ed al profitto. E, d'altronde, il Grande fratello è il Grande fratello.

Questo è il brodo di cultura su cui galleggiamo. O (forse è più sensato dire così) nel quale affoghiamo.