2009.01.26 - Citando Hegel
Il signore che l'altro giorno ha raccontato una barzelletta antisemita, ieri stava tenendo un comizio.
Discorreva con la consueta leggerezza di ordine pubblico e di violenze sessuali e ad un certo punto, parlando della possibilità di impiegare i militari a difesa dell'ordine pubblico, egli ha affermato: "Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai..." (1).
Dicevamo l'altro ieri che questo signore è il Presidente del Consiglio. Di solito, si presume che chi è chiamato a rappresentarci nelle istituzioni sia migliore di noi rappresentati. Limitando le pretese e accontentandoci di essere di bocca buona, andrebbe bene che i rappresentanti non siano peggiori del cittadino medio. Pare invece, e lo si afferma con dispiacere, che vi sia una sintonia profonda (verrebbe da dire una "corrispondenza d'amorosi sensi" non propriamente celeste, se non si avesse il timore di offendere la memoria di Ugo Foscolo) tra il Presidente del Consiglio e quella parte di cittadinanza più becera, arretrata, razzista e ignorante.
Un uomo che affronta con questi toni un tema indicibilmente delicato come quello degli stupri è un elefante che deliberatamente entra in un negozio di cristalleria e si mette a menare fendenti con la proboscide. Qui non si parla di mancanza di cultura di governo e nemmeno di mancanza di cultura in sé. Non si parla nemmeno di mancanza di senso dell'opportunità. Qui si parla di mancanza di sensibilità e di capacità di comprensione dei problemi. Dire che per evitare gli stupri ci vorrebbe un militare per ogni donna è (e nulla importa se al Presidente del Consiglio così non pare) giustificare la prevaricazione del maschio sulla femmina, deresponsabilizzare il primo e colpevolizzare la seconda, sminuire la gravità di un sopruso infame, comprendere il più squallido gallismo, accettare che la violenza del maschio sia possibile.
Tutto ciò non è semplicemente grave. Tutto ciò è vergognoso, eppure non è casuale. Hegel sosteneva che tutto ciò che è reale è razionale e che quindi, ci piaccia o meno, ogni cosa non può che sottostare ad una logica. Credo sia vero, anche se trovo che tutto ciò che è razionale sarà pure reale ma non per questo deve essere considerato accettabile e giusto. Io certi toni non li reputo condivisibili e chi li usa mi fa pena e ribrezzo. Sia esso un rappresentante o un rappresentato.
NOTE
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/elezioni-sardegna/elezioni-sardegna/elezioni-sardegna.html