2009.01.24 - L'antisemita


L'altro giorno, Silvio Berlusconi ha raccontato, con il suo purtroppo non inconsueto tono da piazzista "ganassa" (1) una barzelletta che io ho trovato agghiacciante.

Ecco cosa ha scritto sulla vicenda, in risposta a un lettore de "la Repubblica", Corrado Augias (2):


La barzelletta [...] è stata raccontata sabato scorso al teatro Eliseo di Nuoro dall'attuale presidente del Consiglio in una riunione-comizio della campagna per le imminenti elezioni. Ha esordito così: "La sapete quella sul campo di concentramento?". Destata l'attenzione dell'uditorio, ha proseguito imitando la voce di un soldato tedesco che parla ai prigionieri: "Per voi ho una buona notizia e una meno buona. Quella buona è che metà di voi saranno trasferiti in un altro campo". Quando tutti gridano evviva, e chiedono quale sia la notizia cattiva, lui aggiunge: "quella meno buona è che la parte di voi che sarà trasferita è quella che va da qui in giù" e nel dire questo con la mano ha indicato dalla cintola in giù. Non c'è bisogno di aver letto Primo Levi né qualcuna delle tante opere che descrivono l'orrore dei campi di sterminio per rendersi conto del livello mentale che può far ritenere riferibile una tale sconcezza. Alle volte noi ci lamentiamo, io stesso recrimino, la pornografia dilagante, l'uso sconsiderato dell'istinto sessuale per vendere un prodotto. Accanto a quella esiste però una pornografia della mente nella quale rientra di sicuro che qualcuno possa ritenere "spiritosa" una tale storiella. D'altra parte, in questi lunghi anni di vita pubblica l'uomo ha imparato il mestiere del politico, i trucchi della propaganda, l'astuzia delle promesse. Una cosa però non ha imparato né alla sua età potrà più farlo: che alla "cazzeggio strategy" (come la chiama Gian Antonio Stella) c'è un limite oltre il quale si passa dal ridicolo all'abominio. Quanto allo spazio dedicato da Repubblica, direi questo: abbiamo riferito l'episodio per dovere di cronaca, noi stessi però vergognandoci.


Mi associo alla vergogna di Augias e dei giornalisti de "la Repubblica", soffermandomi però un paio di cose.

a) non è la prima volta che Berlusconi usa certi toni. Definisce "abbronzati" i neri, consiglia alle ragazze di farsi belle e concedersi ad un uomo ricco, ride dei malati di Aids consigliandoli di fare le sabbiature per acclimatarsi all'imminente sepoltura post mortem. Personalmente, quando sento dire cose simili da persone, per così dire, comuni, mi infastidisco, ma quando le sento da un uomo che guida il Consiglio dei Ministri, mi vergogno di essere governato da lui e da persone che, non provando ribrezzo per certi toni, evidentemente la pensano come lui. Mi vergogno di essere italiano e mi vergogno di chi non prova sdegno e ribrezzo verso uomini così distanti da quel tasso minimo di civiltà che sarebbe necessario se si vuol rivestire un incarico istituzionale. Invece, questo tasso minimo di civiltà non è nemmeno considerato un optional dalla maggioranza dei nostri connazionali; è addirittura considerato una cosa superata, perché pare sia giusto parlare e pensare come vuole la "gente", rotolarsi nel trogolo dell'ignoranza e dello squallore, inoltrarsi e perdersi nel buio della ragione.

b) se chi dice ad una donna di concedersi ad un ricco è sessista e se chi definisce abbronzato un nero è razzista, mi pare evidente che chi racconta una simile storiella sugli ebrei possa quanto meno essere sospettato di essere antisemita. Siccome oggi questa accusa è rivolta con estrema facilità ed altrettanta superficialità a quelle persone che, a mio avviso giustamente, reputano imperialista e fuorilegge la condotta di Israele verso il popolo palestinese, mi chiedo come mai di fronte a questa squallida sconcezza pronunciata da Silvio Berlusconi nessuno si alzi in piedi e gli dica di scusarsi verso le persone che sono state condotte nei campi di concentramento ed i loro discendenti. Non sarà che tutti stiamo perdendo il senso critico e non sappiamo distinguere chi davvero non ha saputo fare i conti con pulsioni poco nobili da chi invece rivolge una critica politica (magari non condivisibile ma non per questo classificabile come razzista)?

Visto che Berlusconi non lo farà mai, mi scuso io con la comunità ebraica italiana. Non le ho pronunciate io quelle parole (ho anche il non trascurabile difetto di non conoscere barzellette e ciò mi preclude inevitabilmente ogni ambizione governativa), ma provo vergogna lo stesso. Ovviamente, tutto questo non servirà a nulla, ma è sempre molto bello essere agli antipodi dei razzisti, degli antisemiti e dei loro ributtanti scherani prezzolati. Chiunque essi siano.





NOTE
(1): In milanese, il termine ganassa significa spaccone, sbruffone.
(2): Da http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/22/quella-tragica-barzelletta-sugli-ebrei.html