2008.12.09 - Se non si vuole morire berlusconiani
L'altro giorno, Leonardo Domenici si è incatenato davanti alla redazione centrale de "la Repubblica".
Voleva protestare contro alcuni articoli che il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha dedicato ad alcuni progetti di espansione edilizia di Firenze. Personalmente mi è parso uno spettacolo penoso. Fermo restando che non si sa se Domenici possa avere conseguenze penali dalle vicende che si svolgono nella città della quale è sindaco, egli ha il dovere di rispettare il diritto di un giornale a riportare e commentare fatti di grande importanza. Non solo, ma Domenici ha anche il dovere di rispettare il suo incarico e le istituzioni, ed il sindaco di una delle città più importanti del paese non può legarsi ad un lampione: rischia di essere considerato un artista circense. Il suo diritto di dissentire lo può esprimere scrivendo una lettera a "la Repubblica", rilasciando un'intervista o, addirittura, dimettendosi dalla carica che ricopre. Comportandosi in quel modo, invece, ha solo posto in essere un atto infantilmente eclatante.
Parlare di Domenici significa affrontare il tema della crisi morale della sinistra. Poiché è bene non essere ipocriti, va sottolineato come, sia a livello nazionale che nella amministrazioni locali, il tradizionale buon governo progressista sta lasciando il posto a forme di gestione del potere via via più sfaldate (e mediocri sotto il profilo programmatico). Se da un lato questo comunque non giustifica le critiche mosse al Pd da Silvio Berlusconi, dall'altro pare doveroso porre un rimedio a questo stato di cose. La sinistra deve tornare ad avvertire il bisogno di una diversità non solo culturale, ma anche morale, altrimenti è destinata a soccombere. Parole come quello pronunciate da un uomo coltissimo ed intelligente come Francesco Barbagallo (1) devono costituire il punto di partenza per una riflessione a cui seguano presto atti concreti, se non si vuole morire berlusconiani.
NOTE
(1): Cfr, http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/politica/2008/5-dicembre-2008/degrado-totale-non-si-salva-nessuno--140791140838.shtml